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Monarchia assoluta di Luigi XIV


A partire dal 1661, con Luigi XIV (1661-1715), la monarchia va a rafforzare il suo carattere assoluto, con l’invio di intendenti nei territori, dei prefetti ante litteram. Amministratori che dipendevano direttamente dal Re, ma anche giudici che risolvevano le questioni in loco, detentori del potere di decidere sulle imposte quando non erano convocati gli Stati generali, controllandone anche la riscossione. Molto potenti in molti ambiti, si occupavano anche dell’ordine pubblico. Luigi XIV non consulta più gli Stati generali, ma fa soltanto affidamento agli intendenti. Quindi si ha il periodo della monarchia assoluta classica, un governo personale, anche se potenzialmente c’erano delle istituzioni che potevano metterne in dubbio l’autorità, ma non vengono mai ascoltate. Il potere di ratifica dei Parlamenti viene ridotto a pura formalità. Gli Stati generali non vengono mai convocati, e nemmeno gli Stati provinciali (che avevano ruolo di dare pareri sulle imposte). Ma la pressione fiscale non è che rimane uguale. L’opposizione cresce da parte dei Parlamenti che, contrapponendosi da sempre agli Stati generali, rivendicano per sé il ruolo di consiglieri del Re, ma ora chiedono anche la loro riconvocazione. Con Filippo d’Orleans (1715-23) vengono in parte accontentati, con il nuovo Re che riconosce loro il potere di registrare le disposizioni regie, così come la non validità di quelle leggi riconosciute in modo costrittivo durante i letti di giustizia. Si tratta ora dell’unico organismo che rappresenta in qualche modo gli interessi della nazione.
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