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Controriforma, Seicento e Rivoluzione scientifica scaricato 3 volte

La Controriforma

La richiesta di un Concilio ecumenico

L’imperatore Carlo V aveva spesso sollecitato i papi a convocare un concilio ecumenico, perché vedeva lo strumento più idoneo per moralizzare la chiesa e pacificare l’universo cristiano. Poi rappresentava un passaggio per ristabilire un dialogo con i principi protestanti tedeschi. All’interno delle gerarchie ecclesiastiche esisteva una sorta di partito asburgico, attento alle esigenze poste da Carlo V.
Tuttavia a impedire una sollecita convocazione del concilio erano intervenute le resistenze degli ambienti intransigenti, sia cattolici sia protestanti, indisponibili a venire a patti con il nemico religioso e anche l’opposizione dei papi che temevano l’indebolimento del pontefice e della sede romana.

Il concilio di Trento (1545-63)

Il concilio venne convocato a Trento, nel 1545 da Papa Paolo III Farnese e durò fino al 1563. Il conflitto tra cattolici e protestanti attraversava in quel momento una fase molto acuta; i protestanti rifiutavano di mandare al concilio i loro rappresentanti. Ben presto, l’assemblea di Trento si trasformò in uno strumento di lotta contro i protestanti.

Teresa d’Avila

Il rinnovamento in campo cattolico è dato da una ripresa in forme nuove della mistica, alla ricerca di un rapporto diretto con Dio attraverso un percorso di ascesi (esercizio spirituale, ricerca di un rapporto privilegiato con Dio e un percorso di rinuncia alle cose terrene e di “elevazione”). Teresa d’Avila nel 1536 entrò nell’ordine carmelitano, offrì un modello di studio per tutti i conventi di clausura, costruì i conventi delle carmelitane scalze e cercava di insegnare una più rigida separazione dall’ambiente familiare d’origine delle religiose e dalle seduzioni del mondo.

Domenicani e francescani si rinnovano

Teresa d’Avila si inserisce in una tendenza che riguarda il rinvigorimento degli ordini tradizionali e il fiorire di nuovi ordini religiosi. I Domenicani o frati predicatori a sostegno dell’ortodossia romana si impegnarono nella lotta contro l’eresia luterana, mentre i Francescani conobbero diverse proposte di rinnovamento. Nacque l’ordine dei cappuccini (dal cappuccio a punta che caratterizzava il loro saio) che proponeva una severissima osservanza della povertà francescana. In origine conducevano una vita eremitica sostenendosi con l’elemosina, poi nel 1528 vennero riconosciuti dal Papa Clemente VII e l’ordine conobbe una rapida crescita. In Italia si dedicavano alle opere caritatevoli, mentre il Francia e in Germania divennero la guida del programma di ricattolicizzazione di quei paesi, attuato dalla chiesa romana.

La fondazione di nuovi ordini religiosi

Ricordiamo i teatini, noti per l’austerità dei costumi, l’elevata cultura e l’impegno nella confessione e nella predicazione; i barnabiti attivi nel campo dell’educazione; i fatebenefratelli dediti all’assistenza dei malati; gli oratoriani con finalità di assistenza ai poveri e alla formazione dei giovani; e quello più importante la Compagnia di Gesù fondata da Ignazio di Loyola e riconosciuto nel 1540 dal Papa Paolo III.

La compagnia di Gesù

I gesuiti si impegnarono inizialmente nella predicazione rivolta ai ceti popolari, ed era attenta agli aspetti morali, ciò in conformità con le prescrizioni della Devotio Moderna (un movimento spirituale nato nei Paesi Bassi che tendeva all’unione della propria vita a quella di Gesù Cristo imitandolo) di cui erano fortemente credenti. In seguito, i membri della Compagnia, si specializzarono nell’attività missionaria nel Nuovo mondo e in Asia e nella formazione dei giovani. Svolsero un ruolo importantissimo numerosi collegi. Ad attrarre i giovani nei collegi, valevano la qualità degli insegnanti e l’originale piano di studi, la Ratio studiorum poi prevedeva prima della formazione propriamente teologica, un quinquennio di studi letterari e umanistici e un triennio di filosofia.

L’assoluta subordinazione al papa

L’organizzazione interna della Compagnia di Gesù era strutturata secondo il modello militare, con al vertice un “generale” nominato a vita. L’ordine si caratterizzò inoltre, per l’assoluta sottomissione al papa, riconosciuto come capo della chiesa e nei confronti del quale i gesuiti proclamavano un’obbedienza cieca. Su di essa la Roma papale poté far leva per restaurare la propria autorità nel mondo cattolico, dopo la crisi del primo Cinquecento.

La lezione di Juan de Valdés

Nacque poi una religiosità ispirata al pensiero di Erasmo da Rotterdam e di Juan de Valdés. Erasmo rifiutava le tesi teologiche più radicali del protestantesimo e auspicava che le parti in conflitto ritrovassero un terreno di dialogo e pacificazione. Juan de Valdés rifiutava la polemica luterana contro la sede romana e negava il valore dell’esteriorità ponendo all’opposto l’accento sulla coscienza individuale e sull’interiorità di ciascun credente.

Gli “spirituali”: i cardinali Pole e Morone

Questi due cardinale affiancarono il pensiero proposto la Valdés. Furono per decenni ai vertici delle istituzioni ecclesiastiche e tra i membri più influenti del sacro collegio (collettività dei cardinali). Entrambi delegati a più riprese dal papa a presiedere il concilio di Trento. Questi gruppi comunemente chiamati “spirituali”, erano sensibili ad alcuni aspetti della predicazione protestante e si facevano portatori nella chiesa di Roma dei fermenti provenienti dal Nord Europa; essi si opponevano alla rottura dell’unità dei cristiani ed erano promotori del dialogo con i riformati.

La “guerra” in difesa della dottrina

Un’interpretazione opposta del rinnovamento della chiesa fu offerta dai cosiddetti intransigenti guidati da Carafa. Questa corrente riconosceva l’esigenza di una riforma della chiesa, nel senso del superamento della laicizzazione, della maggior severità dei costumi, di una più efficiente organizzazione, e insisteva su temi come l’obbligo di residenza dei vescovi nelle loro diocesi. Poi associavano l’energia difesa del patrimonio dottrinale ricevuto dalla tradizione cattolica. Lo strumento principale per l’attuazione di questo programma divenne la Congregazione del Sant’Uffizio, supremo tribunale dell’Inquisizione romana, fondata da Paolo III nel 1542.

La vittoria degli intransigenti

Il Sant’Uffizio agì sia contro gli eretici, sia contro orientamenti di pensiero interni alla chiesa romana colpendo le correnti spirituali e dialoganti con il protestantesimo.

I deliberati del concilio: la dottrina

I risultati più importanti del Concilio di Trento riguardarono prima di tutto i dogmi (costituivano la cosiddetta “materia di fede”). Il concilio riaffermò:
• La dottrina della giustificazione sia mediante la fede, sia mediante le opere contro quella luterana della giustificazione per sola fede;
• Il libero arbitrio dell’uomo, contro quella protestante del servo arbitrio;
• La validità della Bibbia latina e la necessità di una sua corretta interpretazione a opera del papa e dei vescovi, coerente con la tradizione della chiesa;
• La molteplicità dei significati della Scrittura, contro la tesi protestante dell’interpretazione solo letterale;
• Il sacramento dell’ordine sacerdotale, contro quella protestante del sacerdozio universale;
• Il valore del culto dei santi;
• Il valore dei sette sacramenti in particolare l’eucarestia.

La riforma morale e organizzativa

Il Concilio rafforzò la gerarchia della chiesa con al vertice il papa. Venne stabilito l’obbligo della residenza dei vescovi nelle loro diocesi e dei parroci nelle loro parrocchie. Bisognava fare frequenti visite pastorali alle comunità diocesane, vennero istituiti i seminari. Nel 1566 nacque il catechismo romano, che costituì poi la base dell’insegnamento della dottrina cattolica ai fedeli. Poi si definì la moralizzazione della vita religiosa, con il divieto di cumulare i benefici ecclesiastici e l’obbligo per il clero di una vita modesta e integra.

La promulgazione dei decreti conciliari

La promulgazione dei decreti conciliari avvenne nel 1564 da papa Pio IV e non fu uniforme in tutto il mondo. Le monarchie di Francia e Spagna conservarono le proprie prerogative nel campo della nomina dei vescovi, e gli stessi papi, non vollero rinunciare ai tradizionali metodi clientelari e nepotistici nella gestione dei benefici ecclesiastici. Poi certi vescovi invece, seguivano quanto stabilito a Trento.

La figura di Carlo Borromeo

Carlo Borromeo era un cardinale che si propose come modello di fedeltà ai deliberati tridentini, lasciando Roma per trasferirsi nella sua diocesi di Milano. Restaurò la locale chiesa attraverso il culto dei santi milanesi, promosse seminari per la formazione del clero e associazioni laicali e ristabilì la magnificenza dei cerimoniali per richiamare il popolo alle funzioni religiose.

La repressione nei Paesi cattolici

Nei decessi successivi al concilio, ci fu una dura battaglia per imporre la dottrina cattolica secondo le regole di Trento. Fu combattuta da un lato con la repressione più dura dei gruppi protestanti, dall’altro con la ricerca degli strumenti più efficaci per legare i fedeli al culto cattolico. In Italia, vi fu un esteso radicamento anche a livello popolare di gruppi riformati ed evangelici, la repressione fu durissima e condusse in poco tempo alla completa eliminazione della presenza protestante nella penisola.

L’Inquisizione

È lo strumento principale della repressione dell’eresia fu il Sant’Uffizio. La Congregazione del Sant’Uffizio coordinava i lavori dei tribunali dell’Inquisizione romana. Quest’ultima istruiva processi per eresia spesso sulla base di confessioni estorte con terribili torture o ottenute in confessionale. Dopo la conclusione dei processi, i condannati erano affidati al “braccio secolare” per l’esecuzione della condanna. Alcuni cercavano di sfuggirvi con l’abiura oppure quelli fedeli venivano messi in carcere o bruciati sul rogo.

Inquisizione e cultura filosofica

L’inquisizione perseguì appartenenti a tutti i gruppi sociali in particolare agli intellettuali come: Tommaso Campanella, Giordano Bruno e Galileo Galilei.

L’Indice dei libri proibiti

Questo era un altro strumento di repressione in campo culturale. Venne istituito da Paolo IV nel 1559. Nell’indice venivano segnalati tutti i libri di cui la lettura era proibita per il contenuto espressamente eretico o sospetto di eresia. Nel 1564, dopo la fine del concilio, la cura dell’Indice venne affidata a un’apposita congregazione che doveva occuparsene.

L’intensificazione della persecuzione degli ebrei

Nonostante la reclusione nei ghetti agli ebrei fu concesso di professare la religione dei padri anche se in altre parti fu più dura come nello Stato Pontificio dove vennero anche mandati al rogo.

La nuova cultura ecclesiastica

Dopo il concilio di Trento, la ripresa dell’iniziativa della chiesa vide anche un intenso sforzo di elaborazione culturale, volto ad acquisire un consenso attivo sia tra i colti sia a livello popolare. Dopo la fase più rigida della Controriforma la chiesa si impegnò a ristabilire un dialogo con la cultura laica.

Lo scopo edificante dell’arte

Ma il campo dove fu più convinto l’impegno della chiesa fu quello delle arti volta a celebrare la ritrovata forza del cattolicesimo. L’opera d’arte doveva collegarsi esplicitamente alle finalità pedagogiche ed edificanti del committente ecclesiastico. Nella prima fase della Controriforma le istruzioni della chiesa agli artisti furono improntate al più rigido antipaganesimo.

Dal classicismo al barocco

A cavallo tra ‘500 e ‘600, prevalse un orientamento classicista teso a illustrare la continuità di Roma con la civiltà antica e rinascimentale; ma verso fine ‘600 il gusto ufficiale inclinò invece verso il barocco, uno stile più moderno e idoneo a celebrare i fasti della Roma moderna.

Il seicento

La crisi demografica ed economica

I decenni tra il 1620 e il 1660 vengono riconosciuti come un’epoca di crisi. In particolare vi fu una crisi demografica ed economica. La recessione non interessò uniformemente tutti i paesi europei: venne colpita l’Europa continentale (area tedesca), la penisola iberica e l’Italia. Mentre l’Olanda e l’Inghilterra vennero risparmiate dalla crisi e poi la crisi non colpì tutti i paesi nello stesso periodo.

Peggioramento del clima, pestilenze e guerre

All’origine della crisi economica vi fu una caduta della domanda. Poi vi fu un peggioramento del clima, che portò a una riduzione della produttività agricola causando carestie che colpirono l’Europa a partire dalla fine del ‘500. Poi le epidemie causarono un forte calo demografico e le pestilenze colpirono la Germania nel 1624 e l’Italia Settentrionale nel 1629-31, nel 1647-52 la Spagna, e nel 1652-57 l’Italia centro-meridionale. Ci fu poi un innalzamento dell’età matrimoniale. Con la caduta della domanda, vi fu una contrazione degli investimenti in campo agricolo, in quello commerciale e manifatturiero. Un altro fattore di crisi fu la guerra dei Trent’anni (1618-48) che nacque per motivi politici e religiosi. La Germania uscì stremata dalla guerra, con una popolazione decimata e un’economia drammaticamente impoverita.

Le rivolte contro la fiscalità

Con la Guerra del Trent’anni, le monarchie europee furono indotte dalla necessità di far fronte alle spese belliche e di ricorrere al prelievo fiscale. Ciò provocò numerose ribellioni. Si verificarono rivolte di contadini e dei ceti poveri urbani ma anche dei borghesi e degli aristocratici contro le monarchie. Nei decenni centrali del Seicento rivolte e ribellioni scoppiarono in numerosi domini spagnoli e altre misero in crisi il potere monarchico in Francia e in Inghilterra.

L’economia inglese e olandese

Questi due paesi conobbero una fase di sviluppo. L’Inghilterra conobbe profonde trasformazioni economiche che interessarono le attività manifatturiere, i commerci e l’agricoltura. Quest’ultima non fu più solo economia di sopravvivenza per le comunità contadine, ma sempre più un’attività rivolta alla ricerca del profitto, al rifornimento di generi alimentari e a un’industria tessile in crescita. L’Olanda fu anch’essa interessata a un forte sviluppo agricolo ma più importanti furono quello industriale e commerciale.

Il commercio mondiale

Nel Seicento continuarono e si rafforzarono i flussi di spezie asiatiche e di metalli preziosi americani, però divennero importanti anche i trasporti verso l’Europa dei tessuti di cotone indiano e dello zucchero dalle piantagioni del Brasile e dei Caraibi. I paesi europei erano per lo più importatori che esportatori. Le importazioni europee venivano finanziate con l’argento americano.

I commerci triangolari e le compagnie

Per spendere meno oro e argento si crearono i commerci triangolari. In Asia, gli acquisti di merci destinate ai mercati europei venivano finanziati con l’argento ottenuto vendendo in Giappone la seta cinese. Mentre nelle Indie Occidentali gli acquisti europei di zucchero venivano sostenuti dai profitti ricavati dalla vendita di schiavi africani ai proprietari delle piantagioni americane. Nacquero poi, le grandi Compagnie commerciali delle Indie, a cui gli stati europei delegavano il monopolio dello sfruttamento commerciale dell’Estremo Oriente e dell’America. Si ricordano la East India Company, quella francese, olandese e inglese.

La crisi del seicento in Italia

Nella prima metà del ‘600 in Italia iniziò un periodo di depressione, specialmente dopo il 1620. Si ebbe una crisi della produzione agricola, un peggioramento del clima che fece diminuire la produzione globale. Iniziarono le carestie in particolare negli anni 1590-91, 1596, 1627-30 e 1645-47 che furono responsabili, insieme alle pestilenze e alle guerre, del decremento della popolazione italiana. Poi ci fu una caduta della produzione tessile, e della produzione della lana per colpa della concorrenza dei panni inglesi che utilizzavano il porto di Livorno per venderli. La crisi investì in particolare Firenze, Milano, Genova e altre città.

Le rivolte nei domini spagnoli: Masaniello

La crisi economica e il fisco portarono a violente rivolte contro gli spagnoli e i baronati locali. La fedeltà ai domini italiani della madrepatria veniva ottenuta garantendo alle aristocrazie locali privilegi e importanti funzioni di governo. Per far fronte alla guerra dei Trent’anni, la Spagna impose al Regno di Napoli, in particolare ai contadini e ai ceti popolari, un gravoso impegno sia finanziario e militare. Contro questa situazione nel 1647 scoppiò a Napoli una violenta rivolta popolare antispagnola, chiamata anche rivolta di Masaniello dal pescatore Tommaso Aniello. Alla rivolta, si collegarono vigorosi moti contadini. Morto Masaniello, si instaurò per alcuni mesi una repubblica filofrancese, ma senza l’arrivo della Francia per aiutarli, nel 1648 gli spagnoli ripresero in controllo della città.

Una guerra lunga trent’anni

Nel 1618 riprese il conflitto su scala europea tra gli stati protestanti e le potenze cattoliche. Si concluse nel 1648 con la Pace di Westfalia. Gli Asburgo d’Austria e la Spagna volevano imporre le potenze cattoliche a tutto il continente europeo. Il disegno incontrò l’opposizione dei principi tedeschi e delle potenze protestanti, come la Svezia e le province Olandesi e la Francia cattolica che ritornò alla tradizionale politica estera antiasburgica.

La fase francese (1635-48)

Questa è l’ultima fase della Guerra dei Trent’anni, perché vide il coinvolgimento della Francia, timorosa di un rafforzamento degli Asburgo austriaci e spagnoli.

La pace di Westfalia

Venne proclamata nel 1648, e parteciparono più di 200 stati, principati e città. Si verificò un rafforzamento della Svezia che si impadronì di regioni costiere, di porti della Germania e sul Baltico della Pomerania occidentale; Sul mare del Nord del Ducato di Brema. Le Provincie Unite olandesi videro riconosciuta la loro indipendenza dagli spagnoli. La Francia consolidò il proprio confine orientale. Filippo IV d’Asburgo dovette rassegnarsi a una diminuzione della potenza spagnola in Europa. Nell’ambito dell’Impero germanico uscì rafforzato dalla guerra il Brandeburgo, con l’acquisizione della Pomerania orientale. La Confederazione svizzera ebbe riconosciuta la propria indipendenza. Gli Asburgo d’Austria consolidarono la propria autorità sui domini diretti e cominciarono a rivolgere i propri interessi verso oriente. In campo religioso, l’imperatore rinunciò all’editto di restituzione e venne assicurata ai protestanti la proprietà delle terre sottrarre ai cattolici prima del 1624. Venne accettato nei confini dell’impero anche il calvinismo e riconosciuta la libertà di culto alle minoranze religiose dei vari stati


La Rivoluzione scientifica

Tratti generali della rivoluzione scientifica

Da questa si originarono la scienza moderna e una nuova concezione meccanicistica del mondo fisico. I fattori principali furono:
• Nuovo metodo matematico-sperimentale: si affermò un nuovo metodo della ricerca scientifica in campo fisico, dove l’osservazione e i procedimenti matematici sono gli elementi fondamentali.
• Ampliamento dei fenomeni studiati: con il cannocchiale e il microscopio si poterono studiare e vedere cose che prima era impossibile fare.
• Nuovi princìpi fisici e nuove leggi: oltre alle leggi uniformi e costanti si affermarono anche quelle di inerzia e di relatività dei movimenti. Ricordiamo la legge di accelerazione di gravità (Galileo), le leggi di Keplero e quella della gravitazione universale (Newton).
• Rapporto tra scienza e tecnica: si fece più stretto il rapporto tra sviluppo della conoscenza teorica e della tecnica.
• Meccanicismo e infinità dell’universo: l’universo è una grande macchina, un insieme di componenti materiali in movimento. Tutti i fenomeni naturali sono regolati dalle leggi del movimento dei corpi. Il cosmo è rappresentabile come un meccanismo infinitamente grande.
Vennero ricordate le attività mercantili e industriali e soprattutto l’affermarsi degli stati moderni. Importanti poi furono i tecnici e gli scienziati.

La Rivoluzione copernicana

• Per Copernico, la Terra è un pianeta che vaga nel cielo e non il centro mobile del sistema come diceva Aristotele. A conferma di ciò, le osservazioni di Galileo con il cannocchiale dimostrarono che ci sono macchie sul Sole e montagne sulla Luna.
• Se la Terra si muove nel cielo e dunque ne è parte, sono identiche le leggi della fisica celeste e terrestre.
• L’uomo non è più osservatore immobile al centro del cosmo, ma è egli stesso in movimento. Ciò comportava la crisi dell’idea di una centralità assoluta (antropocentrismo - Umanesimo) dell’uomo nel creato. Ciò scosse profondamente l’insieme della cultura europea. Ci fu anche l’origine della filosofia moderna.

Pensiero rinascimentale e rivoluzione scientifica

• Il naturalismo rinascimentale apportò una consapevolezza nuova dell’importanza dei sensi e dell’osservazione sensibile nella conoscenza della natura.
• L’Umanesimo una fiduciosa rivalutazione della dignità dell’uomo e della capacità autonoma della ragione umana.
• La filologia contribuì al formarsi di un nuovo atteggiamento conoscitivo, basato sull’esame scrupoloso dell’oggetto studiato e sul controllo vigile delle interpretazione.
• All’affermarsi della nuova scienza contribuì anche alla ripresa di antiche dottrine filosofiche: il platonismo e il pitagorismo che stabiliscono una struttura matematico – geometrica della realtà fisica, e l’atonismo antico di Epicuro e Democrito.

Il nuovo metodo: a) osservazione e misurazione dei fenomeni

Si impose un nuovo metodo della ricerca scientifica, matematico – sperimentale. La nuova scienza parte dall’idea che la conoscenza della natura debba basarsi in primo luogo sull’osservazione accurata e sistematica dei fenomeni naturali condotta per mezzo dei sensi e può essere resa più potente e accurata dall’uso di strumenti: cannocchiale e microscopio. L’osservazione scientifica venne concentrandosi sugli aspetti matematici dei fenomeni: i dati osservati venivano misurati e/o compresi geometricamente.

Il nuovo metodo: b) la legge matematica

Per lo scienziato moderno, la spiegazione consiste nell’elaborazione di teorie e leggi espresse con una formula matematica. Queste leggi si basano sul principio di uniformità e regolarità dei fenomeni naturali ed esprimono il rapporto costante che intercorre tra le componenti del fenomeno naturale studiato.

Il nuovo metodo: c) la verifica sperimentale

La teoria formulata è un’ipotesi. Per controllare l’ipotesi e convalidare la teoria è necessario sottoporla al vaglio dell’esperienza, cioè con l’esperimento. Matematico – sperimentale si definisce il metodo della scienza moderna.

Scienza tecnica, teoria e pratica

Momento teorico e momento tecnico – pratico nel nuovo metodo scientifico sono strettamente legati. Per ottenere una convalida di una teoria scientifica non c’è modo migliore se non attraverso la pratica sperimentale. Ciò serve una forte base tecnica cioè un vero e proprio laboratorio con gli strumenti adatti per l’analisi dell’esperimento.

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