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La circumnavigazione dell'Africa

Nel Medioevo l’Oriente rappresentava un mondo misteriosi: pochissime persone, tra le quali il veneziano Marco Polo, si erano inoltrate in quelle terre lontane. Dalla seconda metà del Quattrocento, i commerci con l’Oriente con l’Oriente furono ostacolati dai Turchi: essi, infatti, costituito il grande Impero ottomano, avevano conquistato le città del Mediterraneo orientale che una volta erano appartenute alle Repubbliche marinare. I Turchi imposero pesanti tasse sulle merci destinate all’Europa, ostacolando così i traffici commerciali. Mercanti e navigatori cercarono allora nove vie per raggiungere le Indie; la rotta che sembrava più adatta era la circumnavigazione dell’Africa. Iniziarono viaggi molto lunghi e pericolosi, favoriti dal perfezionamento degli strumenti di navigazione come la bussola e il sestante, che permettevano di conoscere la posizione della nave e il percorso compiuto. Nel 1487 il navigatore portoghese Bartolomeo Diaz scese lungo la costa occidentale dell’Africa, raggiungendo il Capo di Buona Speranza, all’estrema punta meridionale. Le vilente burrasche che imperversarono in quel tratto di mare costrinsero Diaz a tornare indietro. Dieci anni dopo un altro navigatore portoghese, Vasco de Gama , riuscì a circumnavigare l’Africa e a giungere a Calicut, in India. La nuova rotta aperta dai Portoghesi si rivelò importantissima. Lungo le coste dell’Africa e dell’Oriente, infatti, essi fondarono numerosi scali commerciali, difesi da piazzeforti militari. In questi centri di commercio affluivano le merci locali. In seguito, i Portoghesi crearono in Africa un grande commercio di schiavi: moltissimi furono i neri catturati e portati lontano dalla loro patria a lavorare in schiavitù nelle colonie d’America.
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