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Inizio del 1800 (razzismo moderno)

Alla fine del Medioevo era nato il razzismo antiebraico e all’inizio dell’era moderna quello verso i neri, ma il razzismo ideologico ancora non esisteva.
Le più alte autorità religiose e civili non avevano infatti ratificato questo
razzismo. Esso era sufficiente ad autorizzare i comportamenti brutali dei mercanti di schiavi e il furore sanguinario del popolo mal disposte verso gli ebrei, ma seguiva i comportamenti razzisti spontanei e non li evocava.
L’ideologia cristiana del Dio padre di tutti poteva chiudere un occhio su taluni comportamenti ma restava un potente ostacolo al nascere di ideologie razziste.
Il concetto spagnolo del sangue cristiano superiore a quello ebreo sembrava più una scusa a posteriori che una certezza da cui trarre delle conseguenze.
L’idea che ci fosse una razza bianca fu lenta a svilupparsi e non si definì prima del XVIII sec. Poiché la strutturazione sociale era basata su una ineguaglianza sociale alla nascita, infatti, risultava difficile accettare l’idea che i

bianchi nascessero uguali perché tutti della stessa razza.
Solo i negri erano schiavi in America all’inizio del 1600, ma era una condizione legale e religiosa più che di razza. Infatti pochi decenni più avanti troviamo neri schiavi, ma anche servi a contratto o liberi. Erano trattati come inferiori, ma altrettanto inferiori erano i servi bianchi e i matrimoni misti tra servi bianchi e neri non erano rari.
Tra il Seicento e l’inizio del Settecento la condizione degli ebrei migliorò parecchio.
Anche se l’antisemitismo religioso restava endemico, c’era più tolleranza (come
dimostra la loro riammissione in Inghilterra e in Francia. Ebbero la possibilità di ampliare le loro attività lavorative e si creò una doppia fascia: da un lato molti ebrei poverissimi e al limite della miseria, dall’altra pochi ebrei molto ricchi.
Pensare che i bianchi siano più belli, con un ritorno ai canoni della bellezza greca che ovviamente si addice solo ai bianchi, è un razzismo estetico. Va detto però che belli erano anche gli indiani che, prima di diventare pellerossa, venivano assimilati ai bianchi ignorando il color bronzo della loro pelle. Brutti erano soprattutto gli ottentotti, anche se erano più giallo scuro che neri, per i tratti somatici molto diversi da quelli europei e anche perché nomadi.
Bisogna osservare che il razzismo non è una posizione omogenea, e può esserci
razzismo nel popolo senza che vi sia razzismo tra gli intellettuali o viceversa. Così molti colonizzatori europei pensavano di essere superiori anche se i loro capi e i loro esperti non vedevano il loro dominio come frutto di una qualche superiorità biologica ma solo come conseguenza di una superiorità tecnologica e culturale acquisita.
Sull’altro versante potevano esserci intellettuali veramente razzisti, come Voltaire, senza alcun aumento significativo del razzismo popolare.
La teoria è però sostanzialmente secondaria rispetto alla pratica e i padroni di schiavi preferiscono non dare giustificazioni al loro comportamento perché queste più che legittimarli risultano armi utili a chi li contesta.
La prima nazione ad abolire definitivamente la schiavitù fu l’Inghilterra, senza rivoluzione ma con forti movimenti umanitari, nel 1833.
1833. Anche gli ebrei ebbero una trattamento gradualmente migliore e la questione ebrea non diventò mai grave in Inghilterra come in continente e soprattutto in Germania.

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