Video appunto: Medioevo - Concetto di tempo
L'affermazione ”Il tempo è denaro” risulterebbe inammissibile in quanto paragona due idee che nella gerarchia valoriale medievale sono situate pressoché agli antipodi. In primo luogo il tempo, e tutto ciò che si colloca in esso, era espressione di un preciso e prossimo progetto divino. Come sostiene il padre della Chiesa Agostino (IV sec.
d. C.), esso non è una dimensione tangibile o misurabile quanto qualitativa, arrivando ad essere distenio animae, poiché l’anima dell’uomo si distende attraverso le sue tre dimensioni: passato, presente e futuro. Quest’ultimo conserva un’unica certezza, ossia la fine del mondo e il Giudizio Universale, massima realizzazione della volontà di Dio, in virtù del quale viene reinterpretata la storia intera.

Il tempo è, inoltre, la dimensione delle cose create, a sua volta generato e infuso da Dio al momento stesso della creazione, per cui, al contrario del denaro, costruzione interamente umana, si potrebbe platonicamente dire che è più prossimo alla divinità.
In quest’ottica il denaro era perciò misero e disprezzabile: la nobiltà per lungo tempo si è basata sui beni e sulle proprietà, guardandosi bene dal maneggiare direttamente le monete che risiedevano nelle proprie casse e facendolo, invece, toccare ai propri subalterni. Ricchezza era perciò sinonimo di prestigio e non di possesso di contante, interpretato dalla religione come subdolamente diabolico e fonte di tentazione. Questa avversione per la moneta è rinvenibile in alcuni passi delle Sacre Scritture e in particolare del Vangelo (la povertà ideale è, per l’appunto, incarnata da Cristo); era infatti la Chiesa nel Medioevo a dettare i valori e la morale, oltre che a scandire il tempo stesso con i rintocchi delle campane delle sue parrocchie: giorni di riposo e di lavoro, momenti di preghiera e pentimento, periodi di festa e celebrazione…