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L’Arabia era una penisola semidesertica. Nei primi decenni del settimo secolo si affermò in quell’area una nuova religione monoteista, influenzata dall’ebraismo e dal cristianesimo. Un mercante di nome Maometto, nel principale centro religioso e commerciale che era La Mecca, annunciò di aver ricevuto l’ultima rivelazione dell’unico Dio Allah. La religione di Maometto era basata su pochi principi fondamentali che erano il monoteismo rigoroso, la trascendenza assoluta di Allah e il rifiuto del mistero dell’incarnazione. I doveri del credente ovvero i cinque pilastri erano la professione di fede, la preghiera cinque volte al giorno, l’elemosina ai poveri, il digiuno nel mese del Ramadan e il pellegrinaggio a La Mecca. Il loro libro sacro è il Corano dove il quale è raccolta la rivelazione a Maometto e gli insegnamenti del profeta nella sunna.
La predicazione di Maometto incontrò l’opposizione di molti mercanti, che temevano di perdere la loro posizione politica ed economica. Minacciato si ritirò a Medina dove questo evento è ricordato come l’egira oppure come l’inizio dell’era islamica. Nel 630 Maometto rientrò a La Mecca dedicando i suoi ultimi anni alla diffusione della fede islamica. Maometto è ricordato ancora oggi come un profeta, e quindi i suoi primi 4 successori dopo la sua morte furono eletti dalla comunità dei credenti chiamata umma. I califfi poi guidarono gli arabi in una serie di conquiste che portarono alla distruzione dell’impero persiano. Con il califfo Alì la comunità dei credenti si divise in due gruppi contrapposti: gli sciiti che erano sostenitori di alì e contrari alla sunna e i sunniti che erano oppositori di Alì e rispettosi della sunna. Prevalsero i sunniti. Nel 750 una sanguinosa rivolta travolse gli Omayyadi un clan creato dai sunniti e mise al loro posto gli abbasidi che portarono la capitale a Baghdad.

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