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Il Comune medioevale: organizzazione


Origine della parola “Comune”


Nella città comunale si cominciava a respirare aria di libertà, mentre il feudalesimo continuava ad essere ben presente nelle campagne dove i contadini dovevano pagare molte tasse. Nelle città i signori si opponevano ai borghesi. Questi ultimi per resistere in nome della libertà iniziarono ad associarsi: per questo si diffondeva l’idea secondo la quale l’aria della città rendeva liberi. In quell’epoca per dire “associarsi” si diceva “fare comune” da cui è derivata la parola ”Comune” come forma politica caratteristica di molte città.

Diffusione geografica del Comune


I Comuni si diffusero un po’ ovunque: nella Francia meridionale, nel Belgio attuale, in qualche zona della Germania e dell’Inghilterra. Tuttavia, esso ebbe la massima diffusione nell’Italia centro-settentrionale, mentre non ebbe presa nel Sud, rimasto più arretrato perché ancora sotto l’influenza dell’ Impero Bizantino.

La società comunale all’interno delle mura


All’interno della mura, la società cambia; infatti la classe dirigente è formata da:
• famiglie di mercanti ricchi, con proprietà sia in città che nelle campagne
• proprietari di terre che si sono trasferiti dentro le mura
• rappresentanti della aristocrazia terriera che, per tradizione, ha sempre seguito una carriera militare
• giudici, notai ed amministratori che prestano la loro opera nelle curie vescovili
Questo insieme di forze ebbe un impatto sia sull’interno del Comune che all’esterno.
• Verso l’interno, essa permise alla vita politica di adattarsi di volta in volta ai nuovi sviluppi sociali anche quando il governo del comune passò in mano ai podestà.
• Verso l’esterno, tale composizione permise di garantire una certa forza militare e tutti quegli strumenti di legge necessarie per consolidare il territorio cittadino.

Rapporti dei Comuni con l’Imperatore


I cittadini, sentendosi più forti dell’unità che andava costituendosi, chiedeva al re o al signore del luogo le franchigie (permesso di governarsi da soli all’interno della città). Poi chiedevano anche le regalie, cioè dei privilegi che fino ad ora spettavano al re (diritto di coniare una moneta propria, di riscuotere le tasse al posto del re, di passare sui ponti o di utilizzare le strade senza pagare tasse, ecc.). col tempo, i comuni cominciare ad esercitare i propri diritti in modo autonomo che invece, fino ad allora spettavano all’Imperatore. Per questo motivo nacquero dei contrasti fra Comuni e re o con lo stesso imperatore: i Comuni erano ben organizzati dal punto di vista militare e molti grandi feudatari e lo stesso imperatore Federico Barbarossa fu sconfitto.

Il governo del Comune


All’interno del Comune c’era bisogno di qualcuno che mantenesse l’ordine in quanto le liti erano frequenti, cioè occorreva un’autorità forte e delle leggi da far rispettare: andavano controllate le attività economiche ed intervenire per mantenere l’ordine pubblico (i delinquenti erano numerosi e bisognava amministrare la giustizia) All’inizio, il Comune era governato dall’ Arengo, cioè da un’assemblea a cui partecipavano tutti i cittadini; col tempo, però, ci si accorse che in questo modo era molto difficile arrivare a prendere delle decisioni per cui in tanti comuni cominciarono a formarsi delle assemblee meno numerose che si chiamarono consigli che dovevano scrivere le leggi, chiamati statuto. Poi furono eletti dei magistrati chiamati consoli che avevano il compito di far applicare le leggi. Il potere dei consoli era reso più efficiente dalla presenza di un esercito, chiamato milizia comunale.
Spesso i consoli erano incapaci di mettere fine alle liti e per questo motivo nacque una figura nuova, il podestà. Il podestà non era un cittadino del Comune e veniva da fuori in modo che nelle decisioni da prendere non fosse condizionato e quindi potesse applicare le leggi con imparzialità. Egli non sostituiva i consigli comunali: il suo ruolo era di fare applicare le leggi e quindi aveva il potere esecutivo. Per questo incarico veniva retribuito ed era molto rispettato. Tuttavia, il Podestà era sottoposto a dei limiti (es. non si poteva allontanare dalla città senza il permesso) ed il suo incarico durava da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 1 anno. Terminato l’incarico in un comune, assumeva lo stesso incarico in un altro per cui alla fine le leggi dei vari Comuni si assomigliavano tutte. Nonostante lo sforzo compiuto per sanare i contrasti, la fase del governo del Podestà fu contraddistinta da dure lotte sociali. Nel corso del secolo XII, in alcuni Comuni prese il sopravvento la fazione popolare, controllata dai ceti mercantili e artigiani. Infatti, la ricerca di maggiore stabilità aveva portato la borghesia cittadina ad affiancare al podestà, sostenuto dal ceto più abbiente, una nuova figura, quella del Capitano del Popolo; era un magistrato, spesso forestiero, che restava in carica per sei mesi o un anno, ma che finì comunque per rappresentare gli interessi delle corporazioni artigiane, chiamate anche Arti maggiori.

Discriminazioni all’ interno del Comune


Tuttavia, nel comune non esisteva una vera democrazia (governo del popolo), perché al governo non potevano accedere tutti. Per poter governare bisognava essere maschi, cristiani (gli ebrei erano esclusi), pagare un’apposita tassa e possedere una casa. Quindi erano esclusi: le donne, i contadini ed i lavoratori che erano arrivati da poco in città e che, non essendo in possesso della cittadinanza, non potevano pagare la tassa di soggiorno. Nonostante queste restrizioni, nel Comune esisteva comunque più libertà rispetto al mondo feudale che continuava ad esistere fuori delle mura. Un caso molto forte di esclusione era quella degli Ebrei: vivevano all’interno della città, praticavano il commercio e prestavano somme di denaro. Era una minoranza,molto attiva, ricca, ma esclusa dalla vita politica. E’ in questo momento che nasce l’antisemitismo: per ragioni storiche, gli Ebrei era considerato il popolo maledetto perché ritenuto responsabile della morte di Gesù Cristo; inoltre la loro attività di prestare il denaro era considerata peccaminosa. L’antisemitismo era quindi un atteggiamento di avversione contro gli Ebrei, chiamati anche semiti, perché discendenti da Sem il primogenito di Noè.
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