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Dai moti del '30/31 alla guerra di Libia scaricato 0 volte

Eventi storici contemporanei dal Risorgimento

Moti del '30/'31
(Luigi XVIII sceglie i rappresentanti della camera dei pari: ai bonapartisti vengono lasciate le terre. La popolazione è indifferente ma non hanno tutti il diritto di voto, forma di assolutismo con parlamento. Ferdinando torna e toglie la costituzione che aveva messo Giuseppe Bonaparte del 1812. Nel regno di Napoli torna il re, e toglie la costituzione che aveva messo Gioacchino cognato di Napoleone nel 1820/21 e nel 1830/31 scoppiano dei moti in tutta Europa).
In seguito alla caduta di Napoleone vengono ristabiliti i vari regni con i legittimi re. Dopo la libertà provata non possono tornare ai sovrani assoluti e quindi si ribellano.
Negli anni '20 nascono le società segrete: massoneria e carboneria. La massoneria deriva dall'inglese masons (muratori) era l'associazione dei liberi muratori in Inghilterra e si faceva per tramandare i segreti del mestiere, mantenendo così il monopolio dei muratori, ma diventa un'associazione segreta politica in Francia e opera lì perché lì c'è stata la rivoluzione francese. Arriva anche in Italia nel regno di Napoli. Il ceto sociale di cui erano composte queste società segrete erano gli intellettuali e i militari o ex militari o comunque quei pochi componenti della popolazione che avevano studiato, quindi studenti. Ceto medio ma colto. Falliscono perché sono troppo segreti, non c'era unitarietà, comunicazione e troppa segretezza del programma, nessun coinvolgimento delle masse popolari.

Anni 30': Francia, Belgio e Grecia escono dall'assolutismo grazie ai moti.
Nasce la carboneria, che aveva un programma condiviso. Carlo X (fratello re di Francia) era più vicino al potere assoluto, e voleva togliere il parlamento. Fece le ''ORDINANZE DI LUGLIO'' in quell'anno, e tolse tutte le libertà civili concesse da Luigi XVIII. Appena arrivano queste ordinanze scoppia una piccola rivolta e il re viene scacciato, al suo posto viene scelto Luigi Filippo d'Orleans, figlio di Filippo Egalitè: era l'unico nobile che sosteneva la rivoluzione francese, aveva una tradizione democratica in famiglia e fu eletto per questo. Viene ricostruito il parlamento e la costituzione divenne meglio di quella inglese. Crea il principio di non-intervento (1830) che è il contrario di quello della santa alleanza: ogni nazione si sarebbe dovuta occupare degli affari politici interni propri senza interventi in quelli delle altre nazioni, altrimenti il re francese stesso sarebbe intervenuto nell'impedire l'intromissione di uno stato in un altro stato. Nel 1830 la Francia diventa una monarchia costituzionale liberale. Da qui cominciarono tutta una serie di moti.


Giuseppe Mazzini
Nasce all'inizio del 1800 a Genova (che faceva parte del regno sabaudo). Si iscrive da giovane alla carboneria. Dato che era un giornalista pubblica i suoi articoli su un giornale genovese chiamato ''l'indicatore genovese''. La monarchia e gli aristocratici non gradiscono i suoi articoli perché proclamavano un'Italia unita, libera e indipendente. Lo arrestarono proponendogli due alternative: il confino o l' esilio. Lui scelse l'esilio: passa un breve periodo in Francia e in Svizzera, ma la maggior parte dell'esilio a Londra dove pubblica la ''giovine Italia''. Alla salita di re Carlo Alberto di Savoia sperò di poter avere il permesso di entrare di nuovo in Italia, perché il re era meno assolutista, ma gli venne negato. Morirà comunque in Italia sotto le spoglie del dottor Brown. Con lui nascerà il partito d'azione.

Il pensiero
1) Dio e popolo: Mazzini proclama che ogni popolo deve essere libero, avere i propri diritti sacri e inalienabili, e che ogni popolo ha diritto di ribellarsi qualora questi diritti fossero oppressi o violati. Lui afferma che il popolo stesso è dio e la storia dei popoli è la storia della provvidenza che porterà alla liberazione.
2) Unità e repubblica: l'Italia deve diventare una nazione, unita sotto una repubblica con il suffragio universale (no monarchia) tendenza democratica (comincia questa nuova corrente – democrazia: potere al popolo) ''Italia indipendente, libera e unita.'' Con Mazzini nascono le prime associazioni operaie e con lui si comincia a parlare di condizioni sociali della classi sfruttate.

Movimenti politici dell' 1800
LIBERALISMO: Un governo costituzionale e un suffragio ristretto (monarchia costituzionale) si dividono in moderati e conservatori: i conservatori sono favorevoli a dare più potere alla monarchia e minor suffragio, i moderati più potere al parlamento e più suffragio.

Democrazia: Italia repubblicana e suffragio universale.

Nazionalismo: Il concetto di nazione nasce all'inizio del '800, con origine illuminista (Rousseau): unione di un popolo per razza, sangue e cultura. Assume due connotazioni diverse - di stampo reazionario conservatore e una liberare democratico. Il nazionalismo reazionario conservatore tedesco inizia dopo la battaglia di Jena, con la sconfitta per mano di Napoleone. Flichte scrive un libro intitolato ''discorsi alla nazione tedesca'', il primo libro che chiama nazione la Germania (che è una confederazione). La nazione è qualcosa che ci unisce ma più forte (base dell'arianesimo).

Socialismo: Si divide in socialismo utopico e anarchico (nome dato da Marx) nascono i primi gruppi di operai per creare organizzazioni che difendano i loro diritti, sia in Inghilterra che in Francia. Ognuno pensa ad una società ideale in cui tutti lavorano per il bene comune. Saint-Simon e Fourier in Francia e Robert Owen in Inghilterra. Blanc aveva ideato gli ateliers nationaux che sono fabbriche dove tutti hanno gli stessi diritti/doveri e si dividevano i guadagni del proprio lavoro. Blanqui definisce questi socialisti utopici: essi auspicavano a una regolamentazione collettiva della vita sociale in base ai principi cooperativi, nonché lo sviluppo della produzione e della distribuzione della ricchezza. Durante il contro-terrore ci fu una serie di moti di sinistra fatta da Babeuf: a cui si ispira il socialismo anarchico e il comunismo. Proudhon è famoso per il libro ''che cos'è la proprietà?'' in cui afferma che la proprietà è un furto. Nessuno deve possedere niente, tutto è di tutti. Pubblica ''filosofia della miseria'' dove esprimeva una concezione anarchica, e criticava i filosofi antichi di sinistra. Marx rispose con ''miseria della filosofia''. Bakunin era l'organizzatore del socialismo anarchico in Italia (''terra a chi lavora'') il socialismo si oppone all'idea democratica mazziniana. Ferdinando Lassalle si avvicina alla socialdemocrazia. Nel 1877 fondò l'associazione degli operai tedeschi e nel 1875 nascerà in Germania il partito socialdemocratico.

Karl Marx; socialismo scientifico – in esilio a Londra, pubblica il ''manifesto del partito comunista'' con Engels. Emerge fin dal '40 la parola ''comune'', e s'intende un autogoverno ma con Marx nasce nel 1847 la lega dei comunisti. Il socialismo scientifico: Marx sostiene che la rivoluzione non deve essere improvvisata, bisogna guardare la situazione economica e sociale, vedere cosa non funziona e quindi stabilire il momento giusto per fare la rivoluzione. Creare un partito che si basi su questa scienza, e sarà il partito ad organizzare la rivoluzione con cui vincerà sicuramente.

La nascita del comunismo
Marx era in esilio in Inghilterra mentre scrive le sue opere. Insieme ad Engels aderì alla lega dei giusti, che diventerà il partito comunista (partire da interessi comuni).
La prima internazionale fu aperta a Londra nel 1864 e durò fino al '76: è un'assemblea, un modo di incontrarsi per trovare interessi comuni e fini comuni (aveva un motto ''proletari di tutto il mondo unitevi''). Marxisti, anarchici e mazziniani all'inizio andavano d'accordo. Hanno un programma minimo e un programma massimo. Il programma minimo riguarda le forme per i lavoratori, il programma massimo rivoluzione dei proletari. Si doveva discutere su queste due cose, e da qui nascono le scissioni. Marxisti; Marx e Engel, socialismo scientifico, analisi della società e rivoluzione in seguito. Anarchici: Bakunin, rivoltarsi a ogni costo senza organizzarsi. Mazziniani; formare una repubblica, rivoluzione a fine politico costruire un'Italia unica e indipendente (democrazia di sinistra).

Crisi dell'Aya-1872 (Scissione fra marxisti e anarchici)
I mazziniani se n'erano andati dalla nazionale nel 1871 per aiutare la comune di Parigi riuscendo a scacciare Luigi Filippo dal trono. La comune è la proclamazione di un governo cittadino ma era una cosa troppo localizzata per durare. Durò due mesi e fu repressa dalle forze del re.
I marxisti pensavano ad una rivoluzione studiata. Gli anarchici la volevano subito. La prima internazionale viene chiusa nel '76, nel '75 nasce il partito socialdemocratico tedesco.
La seconda nazionale viene aperta a Parigi nel 1889-1914 il 1 maggio dai marxisti. Ci sono due tendenze i massimalisti (Babeuf- prendevano alla lettera gli studi di Marx) e revisionisti (Bernstein – tendevano di più verso il pensiero di Bernstein) Il mercato capitalista si autoregola tramite i meccanismi di mercato. Nel 1892 i revisionisti lasciano l'internazionale.
La terza internazionale ci sarà a mosca nel 1919.

I moti del '48
Tutta Europa comincia ad insorgere e in Italia, i moti sono di tipo democratico (Il primo moto 22 febbraio a Parigi). Con il passare degli anni il suffragio si restringe e la monarchia diventa sempre più potente, un cambio radicale rispetto all'inizio. Durante il regno di Filippo d'Orleans il popolo parigino divenne sempre più scontento:
i borbonici volevano l'assolutismo
i bonapartisti volevano una repubblica tipo quella di Napoleone agli inizi
i repubblicani sono di stampo democratico e vogliono la repubblica (Mazzini) e democrazia con suffragio universale
i socialisti non vogliono una rivoluzione ma chiedono il suffragio universale e una repubblica che favorisca le masse disagiate della popolazione.
Durante un banchetto (discorso pubblico offensivo e violento) dei socialisti, intervenne la guardia di Filippo d'Orleans per disperdere la gente. Ci fu una rivolta contro le forze armate e il re fu costretto alla fuga. Il popolo di Parigi proclamò la repubblica. Era governata da una coalizione fra socialisti e repubblicani. Guidata da La Martine (socialista). Viene convocata un'assemblea costituente, per scrivere una costituzione ma i socialisti e i repubblicani cominciano a non andare più d'accordo (dissidio politico) questo portò ad uno spostamento della popolazione verso i repubblicani perché c'era paura di una rivoluzione di sinistra. I repubblicani si staccarono piano piano dalla coalizione, e quando fu proclamata la repubblica fu scelta una persona non vicina al socialismo per governare: Luigi Napoleone Bonaparte (suo zio era Napoleone) su suggerimento dei bonapartisti ('49) diventa quindi presidente della repubblica. Si fa proclamare presidente per 10 anni, e poi imperatore, con nome Napoleone III. All'inizio di marzo scoppiano, su imitazione di quelli di Parigi, i moti a Berlino, Budapest, Vienna e Venezia, la quale si dichiara indipendente e viene proclamata la repubblica di San Marco.

Le 5 giornate di Milano 1848
Dal 18 al 22 marzo del 1848 ci furono le 5 giornate di Milano che segnano l'inizio del risorgimento italiano.
Milano era sotto dominazione austriaca: Carlo Alberto re sabaudo accorre in aiuto dei milanesi e scaccia gli austriaci da Milano. Il 23 marzo 1848 dichiara guerra all'Austria, prima guerra d'indipendenza. Era alleato con lo Stato della Chiesa, Gran Ducato di Toscana e Regno delle due Sicilie. Cominciò la guerra ma le truppe alleate non arrivarono perché il papa aveva fatto un'allocuzione, una dichiarazione in cui diceva che si ritirava dalla guerra perché non poteva combattere un popolo cattolico. Questo provocò il ritiro successivo degli altri alleati. La guerra dura fino al 25 luglio con la sconfitta di Custoza. Il Piemonte è sconfitto e all'Austria rimane il lombardo-veneto (1 guerra d'indipendenza '48/'49).
il 20 marzo '49 dichiara di nuovo guerra all'Austria, senza alleati sempre perché voleva il lombardo-veneto. La guerra dura tre giorni e viene sconfitto di nuovo con l'armistizio di Vignale. Carlo Alberto ha perso credibilità e abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II.
Camillo Benso conte di Cavour, (fautore della 2 guerra d'indipendenza) andò al governo nel '49 nel ministero d'Azeglio (il primo ministro di allora) come ministro delle finanze – liberal conservatore – era un liberale moderato. Lui entrerà come primo ministro nel 1851. Ministero di coalizione con un partito di centro-sinistra guidato da Rattazzi. Ci furono riforme sociali e riesce a sanare le finanze. Cercò di dare una svolta in senso laico al regno: emanò le leggi Siccardi nel 1855 - limitavano i pregi del clero che doveva pagare le tasse, istituì il matrimonio civile, abolì gli ordini monastici contemplativi e tolse anche il diritto d'asilo. Vuole riportare lo stato ad uno stato laico - anche se non nega la funzione evangelizzatrice della chiesa non deve avere più privilegi. (''chiesa libera in uno stato libero'') Dottrina liberistica internazionale: il primo statista italiano con mentalità europea. Cade il suo governo ma il re gli rende l'incarico. Il regno di Sardegna ha avuto la prima costituzione aperta chiamata Statuto Albertino (suscettibile di successive modifiche) con divisione dei poteri (esecutivo dato al re, potere legislativo dato a due camere – senatori/deputati – i componenti del senato scelti dal re, suffragio ristretto – giudiziario, il re aveva la sovrintendenza). 84 articoli di cui 21 riguardano il re. Una buona costituzione ma con una forte preponderanza del re.

Politica estera di Cavour
Cavour voleva unire l'Italia. Capisce che il regno di Sardegna non poteva farcela da solo e non poteva affidarsi agli alleati italiani. Voleva coalizzarsi con la Francia di Napoleone III. Cavour quindi fece una mossa strategica: durante la guerra di Crimea nel '50 che vedeva Russia contro Francia, Inghilterra e Turchia Cavour decise di mandare un esercito di 15mila uomini per aiutare le truppe francesi. La guerra fu vinta. Dalla coalizione Cavour ottenne di essere coinvolto alla conferenza di pace che fu tenuta a Parigi ed ebbe modo di parlare ai capi di stato facendo presente la situazione critica dell'Italia del nord. Napoleone III lo chiamò ad un convegno segreto nel '58 a Plombieres. Napoleone III promette a Cavour di intervenire contro l'Austria qualora fossero stati gli austriaci ad attaccare il regno di Sardegna in cambio però vuole Nizza e la Savoia (per avere Lombardia e Veneto). Cavour deve trovare quindi il modo per farsi attaccare dall'Austria e lo fa ammassando truppe in Lombardia (ai confini austriaci). Francesco Giuseppe, re d'Austria intima al re sabaudo di ritirare le truppe. Il re non le ritira e il 29 aprile 1859 inizia la seconda guerra d'indipendenza nel momento in cui Francesco Giuseppe attacca il regno di Sardegna. Il regno sabaudo doveva trovare un espediente per aspettare le truppe francesi. Cavour fece allagare le risaie del vercellese e rallentò l'avanzata dell'esercito austriaco. Quando arrivò Napoleone III fu facile scacciare gli austriaci fino a liberare tutta la Lombardia. I primi di giugno del '59 Vittorio Emanuele e Napoleone III entrano ufficialmente a Milano. Il granducato di Toscana, Emilia Romagna, Modena, Parma e Piacenza si rendono indipendenti scacciando i duchi e staccandosi dallo Stato della Chiesa. Francesco Giuseppe riattacca per riprendersi la Lombardia ma i francesi non si sono ritirati e quindi viene sconfitto nelle battaglie di Solferino e san Martino e dopo queste due battaglie Francesco Giuseppe firma l'armistizio a Villa Franca nel luglio del '59 ma viene fatto solo tra Napoleone e Francesco Giuseppe senza Emanuele II. Napoleone III non prende il Veneto perché ha paura che il regno sabaudo si espanda troppo. Si mette d'accordo con Francesco Giuseppe: cede la Lombardia alla Francia e la Francia la passa al regno sabaudo ma Francesco chiede a Napoleone III di obbligare Emanuele II di ripristinare i ducati. Questo accordo viene ratificato nella pace di Zurigo a novembre del '59 insieme agli accordi presi a Villa Franca ma questa volta firma anche Emanuele II. Cavour è molto scontento perché non è stato liberato anche il Veneto e dà le dimissioni, Nizza e Savoia non vengono date alla Francia perché non ha rispettato gli accordi. 1860 Emanuele II dà di nuovo l'incarico di governo a Cavour. Cavour torna da Napoleone e gli promette Nizza e Savoia se avesse acconsentito all'annessione al regno di Sardegna dei ducati. Napoleone accetta. Nei ducati vengono fatti dei plebisciti per scegliere l'annessione o no al regno di Sardegna e vince il si in tutti i ducati.
Vuole dunque liberare il sud e lo Stato della Chiesa. Nel regno delle due Sicilie governano i Borboni con ''Franceschiello'' (assolutismo povertà ignoranza). Nel maggio del '60 – Giuseppe Garibaldi parte da Quarto verso la Sicilia (5 maggio 1860) con i mille in segreto dal regno di Sardegna. Ovviamente era in accordo con Cavour e Emanuele II ma non dovevano dire niente di fronte all'assemblea internazionale. Cavour non voleva che Napoleone lo sapesse. A giugno sbarca in Sicilia accolto felicemente dai siciliani e sconfiggono le truppe borboniche. Vanno in Calabria e anche qui sconfiggono i Borboni nella battaglia del Volturno (un fiume campano). Riesce a risalire lo stivale e entra vittorioso a Napoli. (Franceschiello scappa e si rifugia a Gaeta, isola fra il Lazio e la Campania in una fortezza appartenente al papa Pio IX) Garibaldi libera tutta l'Italia meridionale e ad ottobre assume il governo momentaneo di Napoli. Vittorio Emanuele prende dunque in mano la situazione e fa indire a Garibaldi un plebiscito nel regno delle due Sicilie e vince il si. Garibaldi voleva però conquistare anche Roma (da qui parte un dissidio con Cavour e Emanuele II) ma Roma è intoccabile perché la Francia difende il papato e quindi il re va da Napoleone III e gli chiede di andare a fermare Garibaldi (per non rischiare di fare guerra con la Francia).
Emanuele II con i suoi eserciti parte alla volta del sud e mentre è in Umbria e nelle Marche sconfigge le truppe papali dove farà un plebiscito (non passa da Roma). Arriva a Napoli, a Teano, e s'incontra con Garibaldi. 17 marzo 1861 viene proclamato il regno d'Italia con Torino capitale, come costituzione lo Statuto Albertino ed Emanuele II re. Dopo un paio di mesi muore Cavour e il primo ministro diventa urbano Rattazzi.

Episodio dell'Aspromonte (1862) – Calabria – Garibaldi vuole ancora conquistare Roma. Scende in Sicilia ma il re manda un esercito per fermarlo, Garibaldi ordinò di non sparare all'esercito regio ma non fu preso in considerazione e Garibaldi fu ferito al piede destro. Il governo cade. Nel 1864 papa Pio IX scrisse un'enciclica (dogmi della chiesa), una parte di questa era il Sillabo: 81 regole a cui si dovevano conformare i cattolici; condannavano il regno e le teorie socialiste e liberali. Dimostra l'intransigenza di Pio XI a non unirsi al regno d'Italia e a non cedere Roma capitale. A settembre del '64 il governo scrisse la convezione di settembre (patto) con la Francia. Il regno pretendeva di sgombrare le truppe francesi da Roma in cambio che il re giurasse di non conquistare Roma. Vittorio Emanuele firmò per lo spostamento della capitale da Torino a Firenze (1865) era una mossa politica: in questo modo Vittorio Emanuele rinunciava per sempre a fare Roma capitale.

Terza guerra d'indipendenza 1866: contro l'Austria, per prendere il Trentino e il Veneto. Il regno d'Italia si allea con la Prussia (che voleva il territorio austriaco) la guerra viene dichiarata nel luglio del '66. l'Italia teneva impegnati gli austriaci al sud (per il Veneto, Trentino e Venezia Giulia). La Prussia vince 2 battaglie decisive e l'Austria si arrende. L'Italia perde la Custoza e Lissa (la nostra flotta era più grande di quella austriaca, ma a causa degli ordini sbagliati dell'ammiraglio fummo sconfitti) una vittoria però ci fu grazie a Garibaldi, a Bezzella, e vuole proseguire per liberare il Trentino e la Venezia Giulia ma viene fermato. Pace di Praga tra Austria e Prussia (1866) cessione di due ducati danesi e del territorio dell'Hannover alla Prussia. A novembre 1866 ci fu la pace di Vienna tra Italia e Austria. l'Italia viene umiliata: riusciamo ad ottenere il Veneto, grazie alla mediazione di Napoleone III. Garibaldi fu fermato perché nella pace di Praga era stato deciso che l'Italia non avrebbe preteso altro.

Unificazione della Germania 1871
Il regno di Prussia voleva espandersi. Il re era Guglielmo I di Hohenzollern e sale al governo Ottone Von Bismarck nel 1861 (cancelliere di ferro). Con lui c'è una politica autoritaria, di forza antiiberale e antidemocratica. Con questo tipo di politica riuscì a risanare le casse della Prussia e a migliorare l'esercito. Politica accolta dal popolo tedesco, che vuole una Germania unita e libera dall'oppressione francese e austriaca, ed espandersi in questi territori. Prussia e Austria si alleano nel 1864 al fine di conquistare i due ducati danesi dello Schleswig e Holstein. Nel '65 c'è la guerra e vengono conquistati, quindi vengono spartiti: Holstein alla Prussia e Schleswig all'Austria. Bismarck nel '66 invade lo Schleswig, provocando la guerra con l'Austria. Fu fatta la pace di Praga (1866) (vittoria della Prussia). Viene deciso che l'Austria avrebbe ceduto lo Schleswig alla Prussia insieme a tutto il territorio dell'Hannover (e nel frattempo l'Austria perde anche il Veneto). Viene stabilito che gli stati germanici del nord si riuniscano in una lega detta lega del nord. Gli stati del sud cominciano a fare alleanze con la Prussia e gli stati del nord. La Prussia aspetta l'occasione per attaccare la Francia, o farsi attaccare da quest'ultima. L'occasione si presenta quando il trono di Spagna è vacante. Isabella di Spagna fu costretta ad abdicare e viene eletto Amedeo di Savoia (i pretendenti erano comunque internazionali). Uno dei pretendenti era Leopoldo di Hohenzollern , cugino di Guglielmo I. la Francia inorridì all'idea che ci andasse un prussiano sul trono di Spagna. Napoleone III chiese a Leopoldo di rinunciare. Lui accettò però, non convinto, Napoleone III vuole dal re di Prussia la garanzia scritta che la Prussia non avrebbe mai aspirato al trono di Spagna. Nel 1870 viene mandato un ambasciatore francese alla corte prussiana, che doveva raccogliere la dichiarazione scritta del re, Guglielmo I però non lo ricevette, ma redasse comunque un documento in cui si dimostrava disponibile a discutere la cosa ma non la poteva garantire in assoluto. Una risposta tutto sommato accomodante. Ma Bismarck modifica il messaggio all'insaputa del re (dispaccio di Ems) offendendo gravemente il re e i francesi, e lo mandò a Napoleone, che ovviamente dichiarò guerra nell'estate del 1870. Il 2 settembre aveva già perso nella battaglia di Sedan. Fu fatta la pace di Francoforte (una delle cause della prima guerra mondiale) in cui la Francia doveva cedere l'Alsazia e la Lorena alla Prussia che le annette quindi al proprio territorio. 1871 a Parigi nel castello di versailles, nel salone degli specchi gli stati germanici del nord e del sud si uniscono al regno di Prussia e si ha quindi la Germania, il secondo Reich del 1871 con Guglielmo I kaiser. Il primo Reich è il sacro romano impero fino al 1806. l'Austria rimane per conto suo.

La presa di Roma
Garibaldi dopo l'ultimo tentativo andato a male nel 1869 riprova a conquistare Roma con il suo esercito ma il governo italiano lo ferma e torna a Caprera. C'era paura del governo francese.
Nel 1869 Pio IX aveva convocato un concilio per dichiarare l'infallibilità del papa perché si sentiva oppresso dal governo italiano. Fu costretto a sciogliere questo concilio perché giunsero notizie terribili dalla guerra franco-prussiana perché Napoleone stava perdendo. Il governo italiano diede l'ordine al generale Raffaele Cadorna il 20 settembre 1870 di entrare a Roma (breccia di porta pia fatta dai bersaglieri).
L'Italia prese questa decisione perché la Francia stava perdendo e Napoleone era impegnato nella guerra. Il governo italiano dichiara caduta la convenzione di settembre e prende Roma. Viene fatto un plebiscito e la stragrande maggioranza del popolo decise di annettersi al regno d'Italia. Il governo, per porre rimedio alla presa di Roma promulga la legge delle guarentigie (garanzie) dato che l'Italia è cattolica:

1) Il papa è il capo della chiesa cattolica in modo universale, il governo non interverrà in nessuna decisione riguardante l'ambito teologico e a sua volta il papa non si occuperà delle vicende politiche dello stato italiano, e sarà soggetto alle leggi come tutti i cittadini.
2) Attesta che la persona del papa è sacra e inviolabile in quanto capo della cristianità, ma è anche capo di stato papale (ha il potere temporale sul Vaticano, Castel Gandolfo e san Giovanni Laterano) dei territori che gli appartenevano e non dello stato italiano.
3) In quanto capo di stato gli fu dato un corpo diplomatico(guardia nazionale) e una guardia personale (guardia svizzera). Fu stabilito un appannaggio all'anno di 3 milioni di lire per rimborsarlo dei possedimenti presi.
Pio IX non fu d'accordo, si dichiarò prigioniero dello stato italiano e non riconoscendone la legittimità. Nel 1874 scrive il ''non expedit'' (non conviene) una bolla papale in cui chiedeva ai cittadini di non partecipare alla vita politica dello stato. Da qui nasce una grande spaccatura fra i cattolici: nell'arco di pochi anni muoiono Garibaldi, Mazzini, Emanuele II (1878) e al suo posto sale Umberto I, muore anche pio IX.

Il cattolicesimo post-unitario
i cattolici dopo il non-expedit si dividono in intransigenti e conciliatoristi (o transigenti): i primi applicano alla lettera i comandamenti di Pio IX, i secondi cercano di conciliare la religione con la politica. La chiesa cattolica per dimostrare la sua attenzione verso gli strati più poveri della popolazione aveva fondato l'opera dei congressi. Un'associazione benefica in cui si fondano gli istituti di credito rurali (banche di campagna) che davano prestiti per aiutare la popolazione (beneficenza-prestiti-aiuti). È una soluzione parziale ma i conciliatoristi sono contro perché vogliono un aiuto più incisivo per la popolazione. Fin dalla sua salita, papa Leone XIII, si mostrò molto preoccupato per la popolazione, ed emanò una nuova enciclica nel 1891 ''remun novarum'' (delle cose nuove) che fece il giro del mondo perché innovativa per un papa: espresse per la prima volta la dottrina sociale cristiana. Continua a dire che la proprietà è sacra e inviolabile ma un conto è il possesso e un conto è l'uso legittimo: serve a favorire un migliore luogo di lavoro. Si diventa responsabili di ciò che succede nelle proprie proprietà quindi bisogna rendere il luogo di lavoro tutelato per le classi più povere.

Il socialismo in Italia
Come primo partito di sinistra abbiamo il partito d'azione creato da Mazzini ( prime associazioni operaie – Italia unita, indipendente, democratica – suffragio universale) in seguito comincerà a nascere il Socialismo, che si dividerà in moderato e anarchico: il primo mira alle riforme, il secondo alla rivoluzione. La gente comincia a staccarsi dal partito democratico di Mazzini perchè non ci sono risultati concreti dopo il '71 (comune di Parigi), ne risulta quindi che la democrazia sembri impraticabile. Antonio Labriola e Bakunin organizzano i moti in tutta Italia, i più famosi sono quelli di Imola e Benevento. Andrea Costa fu il primo deputato socialista nel parlamento italiano (moderato). Inizialmente aderiva alle idee anarchiche ma poi si spostò su idee più moderate. Fondò il partito operaio di Romagna, anche se non poteva andare bene come partito politico perchè era settoriale e territoriale (non rappresenta tutti i lavoratori italiani). Nelle fasi successive il partito cambierà nome in partito operaio socialista (POS), poi in partito operaio italiano (POI) e infine, nel 1895, si ha il partito socialista italiano (PSI).

Destra storica
Quando muore Cavour va al potere la Destra Storica. È un parlamento con liberali conservatori e liberali volti al sociale (ex mazziniani/no legittimisti). Le prime due tendenze del parlamento sono la Destra (1861-1876) e la Sinistra (1876- 1887). Destra – bisogna decidere se accentrare o decentrare il potere. Fu pensato che all'inizio fosse meglio accentrarlo per unificare il territorio, anche se in seguito a ciò, la Destra storica venne accusata di piemontesizzazione dell'Italia (i funzionari vennero scelti piemontesi). Ci fu uno scontento generale, al sud sopratutto (da qui nasce il brigantaggio).In seguito all'unificazione, il regno di Sardegna aveva ereditato i debiti pubblici degli altri territori, arrivando ad un debito di 3 miliardi di lire. All'inizio del regno si comincia a costruire strade, stazioni, opere pubbliche e si comincia a bonificare il territorio, ma dopo per colpa di questo disavanzo del debito c'è stato un freno nelle spese, con aumento delle tasse dirette e indirette ma sopratutto ci fu la tassa impopolare del macinato. Oltre alle tasse dirette e indirette (imposte sopratutto da Quintino Sella) ci fu una riduzione della spesa pubblica, il protezionismo e abbassamento dei salari. Durante il periodo della destra (oltre a tutti gli eventi che riguardano Roma// presa di Roma, annessione del meridione) ci furono riforme a livello amministrativo. Le più importanti sono: la legge Casati sulla scuola e la redistribuzione delle spese per ovviare il bilancio italiano. Il protezionismo danneggiò l'agricoltura del sud causando un crollo dei prezzi. Nel 1876 si riesce ad avere il pareggio del bilancio. Nel sud si sviluppa il brigantaggio: persone che assaltano i funzionari italiani come protesta verso il governo italiano, che favorisce solo gli stati del nord. Al sud infatti esistono ancora i latifondisti. Si arriva addirittura a rimpiangere i Borboni, che garantivano una situazione sociale migliore e per questo nacquero una serie di gruppi rivoltosi. Il governo mandò il generale Cialdini, che fece una strage di cittadini con 5000 morti e 7000 condannati (pena di morte per i reati politici) per fermare il brigantaggio.
Sinistra storica
Nel 1876 cade il governo perché la destra si presentò divisa su una questione sulla nazionalizzazione delle ferrovie. Vittorio Emanuele II affida l'incarico alla sinistra storica ma in questa sinistra non ci sono né mazziniani né repubblicani: è la borghesia che era diventata indipendente anche dall'ideologia di sinistra. Deputati scontenti dalla politica di destra e non favorevoli alla repubblica di sinistra; sono borghesi che cercano di mantenere i propri interessi. Agostino Depretis,il presidente del consiglio, fa di tutto per non cambiare le cose (si cambia tutto pur di non cambiare nulla): fece riforme ma la situazione non cambia – cauto riformismo ma mantiene il potere per continuare ad avere i privilegi per la classe borghese – il politica questo atteggiamento si definisce trasformismo. Dal 1876 al 1877 si alternano al governo Depretis e Benedetto Cairoli ed entrambi prendono un indirizzo politico a seconda di come gli conviene (si adeguano alle situazioni). Il trasformismo comporta creare maggioranze fluide che si possono definire a ''larghe maglie'': cercano di far partecipare tutti al governo affinché nulla cambi. Per mantenere il governo è necessaria l'opposizione, formata dai socialisti.
Sotto la sinistra storica si riprende l'industria del nord (per un motivo territoriale) e c'è un progresso nel campo dell'agricoltura.

Politica estera della sinistra storica
La politica estera della sinistra storica è connessa alla politica di Bismarck. Gli obbiettivi della Germania sono isolare politicamente la Francia (revanscismo), e di arricchirsi economicamente, quindi vuole mantenere la pace in Europa e in Russia perché se c'è la guerra non ci si arricchisce e quindi vuole mantenere lo status quo. Facendo dei patti attua questi obbiettivi: nel 1873 fa il patto dei 3 imperatori con Guglielmo I, Francesco Giuseppe e Alessandro I zar di Russia. Lo fa a carattere difensivo: se uno stato avrebbe attaccato una delle tre nazioni le altre due sarebbero accorse in aiuto dell'altra, nel 1877/1878 scoppia la guerra russo-turca perché l'impero ottomano sta opprimendo le popolazioni dei Balcani. La Russia, da sempre paladina dei popoli slavi, dichiara guerra alla Turchia. La Russia sconfigge i turchi e crea la Bulgaria nel 1878, un grande stato sotto influenza russa, e libera gli altri territori. L'Austria e l'Inghilterra però sono scontenti perché hanno paura dell'espansionismo russo. Congresso di Berlino: attraverso la politica diplomatica di Bismarck la Bulgaria viene ridimensionata e segue la politica russa. All'Austria viene data la Bosnia e l'Erzegovina in protettorato e all'Inghilterra viene dato il controllo del canale di Suez. Cairoli viene invitato al congresso con la speranza che i territori di Trento e Trieste vengano dati all'Italia ma questo non accadde. Politica delle mani nette di Bismarck: Bismarck ci tiene all'Italia, perché non vuole che l'Italia si allei contro di lui: fa occupare la Tunisia dalla Francia nel 1881 per mezzo di un accordo con la Francia che gli dà la possibilità di occupare la Tunisia, ma in Tunisia c'è già una colonizzazione da parte dell'Italia e Bismarck ne approfitta per fare un trattato con noi nel 1882 insieme all'Austria: Triplice Alleanza fra Germania, Austria e Italia firmata da Depretis. Con questo trattato l'Italia rinuncia per sempre a Trento e Trieste. Si formano anche degli stati liberi detti stati cuscinetto (il Montenegro, la Serbia e la Romania 1878). era un patto difensivo che andava rinnovato ogni 5 anni – fu rinnovata l'ultima volta nel 1907. Nel 1887 ottenemmo alcune condizioni favorevoli ci fu promesso parte di Trento e di Trieste nel caso in cui l'Austria si fosse ulteriormente espansa nei Balcani. L'Italia decide di aderire alla triplice alleanza perché la Francia aveva occupato la Tunisia e rischiavamo di essere esclusi dal bottino coloniale. Bismarck diede All'Italia il permesso di conquistare altro. Cominciano a nascere altri partiti di destra – il nazionalismo si fa strada – si vuole l'imperialismo italiano. I socialisti appoggiano sia l'entrata nell'alleanza sia l'espansionismo perché pensavano che più territori = più lavoro per le popolazioni disagiate del sud (colonialismo) il governo a sua volta era contento perché così ci sarebbero state meno rivoluzionari. Incremento dell'industria bellica sopratutto nel nord.


Prima impresa coloniale italiana 1882
il governo italiano compra la baia d'Assab nel 1882 (con la sinistra storica). La baia ci serviva per entrare in Abissinia. L'Italia attacca nel 1885 e perdiamo contro gli africani a Dogali e la guerra si conclude nel 1887 – su 500 soldati ne morirono 433 – cade il governo della sinistra storica con la battaglia di Dogali. Siamo nel 1887 e al governo sale Francesco Crispi – un ex mazziniano che diventa il massimo del conservatorismo, ammirava Bismarck. Decise di applicare il conservatorismo tedesco anche in Italia e assunse le cariche di presidente del consiglio, ministro degli interni e delle riforme. Decentrò il potere, creò le province e comuni e mandò dei funzionari a controllare l'operato di sindaci e prefetti. Il codice penale fu rivisto da Zanardelli che abolì la pena di morte e concesse parziale libertà ai partiti di centro-sinistra con diritto di sciopero ma non diede alle forze dell'ordine poteri eccezionali, riformò la sanità e cercò di arrivare ad un accordo con Leone XIII ma senza successo. Crispi quindi abolì l'insegnamento della religione cattolica e prese il controllo delle opere pie mandando dei funzionari statali – incrementò anche il protezionismo che però portò ad una guerra doganale con la Francia e ci andarono di mezzo le colture pregiate di olio e vino. Cadde il governo Crispi perché nel '91 ci fu uno scandalo con la banca romana: il primo scandalo di grande corruzione su una speculazione edilizia a Roma. Spreco di soldi alla compravendita. La banca romana fallisce perché era un banca che spendeva più moneta stampata di quella c'era effettivamente nella banca per corrompere e favorire gli imprenditori edilizi. Dopo Crispi c'è il governo del marchese di Rudinì – conservatore di destra – e dopo d lui il primo governo di Giovanni Giolitti (1892/'93) – liberale moderato – e torna al potere Francesco Crispi nel 1893.

Seconda impresa coloniale italiana 1992
Con Crispi si poteva ritornare a colonizzare territori e nel '92 si riorganizza nella baia d'Assab però fa un accordo con il negus Menelik,il futuro imperatore (ras – signori che governavano i territori dell'Abissinia). L'Italia promette di aiutarlo a diventare imperatore appoggiandolo militarmente e in cambio ci dà l'Eritrea dove fondiamo una colonia. Ci promette due sultanati nell'Abissinia meridionale di modo che potessimo fondare altre colonie ma questo non avviene e scoppia di nuovo la guerra fra abissini e italiani con la Guerra D'Africa (1895/'96). Abbiamo sconfitte gravissime, la più importante è quella di Adua nel '96. cade il governo Crispi ma l'Eritrea rimane all'Italia mentre francesi e inglesi si erano spartiti la Somalia. Sale di nuovo al governo Rudinì, appoggiato da Umberto I, e mise tasse indirette altissime che fecero scoppiare un tumulto per l'aumento del prezzo del pane. Manda l'esercito a sparare sulla popolazione provocando così la caduta del governo anche se Umberto I lodò l'operato di Rudinì e del generale Bava-Beccaris (governo di Rudinì dal 96 al 98). Nel '98 il governo va in mano ad un reazionario di destra estrema, il generale Pelloux, che continuò con la politica repressiva volgendosi al parlamento facendo addirittura approvare le ''leggi eccezionali'' che toglievano tutte le libertà politiche che erano state concesse fino alla fine del '99 , ma non furono mai approvate perché l'opposizione fece ostruzionismo. Non passando queste leggi Umberto I è intenzionato a dare il potere a Giuseppe Saracco (un liberale) nel 1900, ma il re viene assassinato a Monza da un anarchico di nome Gaetano Bresci. Al suo posto sale al trono il figlio Vittorio Emanuele III.

Giovanni Giolitti
Vittorio Emanuele III si dimostra più propenso a una politica liberale e nomina ministro delle finanze Giovanni Giolitti. Dal 1903 sale al governo e ci rimane fino al 1914 (3 governi più uno prima) il quinto governo lo farà da ottantenne dal 20 al 21. Il suo primo obbiettivo e risanare le finanze: ''Cavour ha fatto l'Italia e Giolitti ha fatto gli italiani'' – vuole portare le masse popolari dalla sua parte, specialmente socialisti e cattolici con una politica liberale. Stabilità di governo attraverso il trasformismo. Gaetano Salvemini lo definì ''Ministro della Malavita'' perché favorì il nord Italia facendo finta di aiutare il sud, lo considerava un ''serbatoio di voti''. Nei primi anni del '900 c'erano 8 milioni di emigranti.


Lista delle riforme fatte da Giolitti:
1. Suffragio universale maschile: a 21 anni chi avesse studiato e a 30 chi non avesse studiato – tutti dovevano aver fatto comunque il militare.
2. Aiuti per l'invalidità e la vecchiaia. Si forma la cassa per l'invalidità.
3. Monopolio statale sulle assicurazioni sulla vita – fallivano ma facendole diventare statali fallivano meno.
4. Istruzione obbligatoria fino alla quarta elementare.
5. Nazionalizzazione delle ferrovie.
6. Provvedimenti per il sud: sgravi fiscali (pagavano meno tasse).
7. Incremento lavori pubblici.
8. Favorire il protezionismo per per agevolare le industrie del nord.
9. Libertà di stampa, associazione e sciopero.
10. Decentramento amministrativo.
11. Tassazione progressiva sul reddito.
12. Legislazione sul lavoro con obbligatorietà del riposo festivo.
13. Divieto di lavoro notturno per donne e bambini.
14. Rappresentanza proporzionale.
15. L'istituzione del referendum (unico momento della democrazia diretta)

Giolitti e i socialisti
Il socialismo si divide in 3 settori:
RIFORMISTI – formato dai socialisti di centro – non sono per la rivoluzione ma per le riforme sociali (Filippo Turati) – rappresenta l'aristocrazia operaia del nord – qui interverrà Giolitti.
REVISIONISTI – formato dai socialisti di destra – nella dottrina socialista c'è bisogno di cambiare qualcosa in senso moderato (non vogliono la rivoluzione, sono i più vicini al liberalismo) (Bissolati e Bonomi) – anche qui formato dall'aristocrazia operaia del nord.
MASSIMALISTI – rispettano alla lettera le regole del socialismo (Giolitti non avrà mai a che fare con loro) (Labriola, che è anche esponente del sindacalismo rivoluzionario come Benito Mussolini, e Ferri) – vogliono che i proletari abbiano la possibilità di autoamministrarsi – formato dai contadini e operai del sud.

A Bologna nel 1904 ci fu il primo congresso del partito socialista – in cui prevalse la linea massimalista e Giolitti non poté intervenire. Nel secondo congresso a Firenze ne 1908 vide il prevalere della linea riformista con Filippo Turati (avvicinamento di Giolitti ai socialisti) e fa accordi con lui in parlamento. Nel terzo congresso a Reggio-Emilia del 1912 tornò a vincere la linea massimalista, uno dei motivi per cui il governo Giolitti comincia a decadere fino al 1914.

Giolitti e i cattolici
Giolitti era propenso a portare i cattolici dalla sua parte perché non erano rivoluzionari. I cattolici erano vittime del non-expedit del 1875 e fino al rerum novarum di Leone XIII non si parla di dottrina sociale cristiana. Lo stato prende di mira anche i cattolici (governo di Rudinì). Pio X sale soglio pontificio e chiude l'opera dei congressi (forma di associazionismo cattolico). Lascia così i cattolici senza un'organizzazione, senza punto di riferimento. In questo periodo nasce un nuovo movimento cattolico di nome modernismo: pensa che la chiesa sia staccata dal potere temporale e che vadano dati aiuti agli strati poveri della popolazione (Don Romolo Murri massimo esponente). Il modernismo è una dottrina che mischia gli elementi filosofici e sociali del tempo con la religione cattolica – esegesi della bibbia: interpretazione della bibbia diversa da quella ufficiale. Pio X condanna nel 1907 queste teorie come eretiche con la bolla papale Pascendi – Romolo Murri fu scomunicato ma entra in parlamento sotto la sinistra radicale: clerico- moderati su cui agisce Giolitti. Sotto Pio X i cattolici hanno rifiutato le teorie della democrazia cristiana e vogliono occuparsi della religione (liberali-democratici), sono favorevoli a votare e ad interessarsi alla politica – molti preti mandavano alla chetichella a votare i cattolici, prima solo alle elezioni amministrative, e poi anche anche a quelle di governo. Al governo ci sono, prima i cattolici deputati che poi diventano deputati cattolici solo a titolo personale, non c'è un partito. Giolitti riesce a tenere sotto controllo socialisti e cattolici, è appoggiato sotto trasformismo macroscopico.

Guerra di Libia 1911- 1912 (guerra italo-turca)
La Libia apparteneva ai turchi: l'impresa libica nasce in un terreno sfavorevole (si voleva mandare le masse disagiate a lavorare all'estero). Nel 1911 la Francia occupa il Marocco dopo che si è presa la Tunisia. Paradossalmente noi ci avviciniamo commercialmente a Francia ed Inghilterra senza contare gli accordi presi nella triplice alleanza. L'impresa libica è appoggiata dai liberali, Giolitti, dal quotidiano ''la Stampa'' – organo dei liberali moderati – dai gruppi nazionalisti e dai socialisti di destra anche se il resto dei socialisti sono contro quest'impresa. Anche Benito Mussolini si dichiara contrario all'entrata in guerra. Ci sono più perdite che guadagni perché è uno ''scatolone di sabbia''. Questa guerra finisce in un anno con la vittoria dell'Italia con la pace di Losanna nel 1912. venne stabilito che alla resa dei turchi ci viene lasciata la totale sovranità della libia in cambio della liberazione da parte italiana del Dodecanneso (12 isole). L'Italia libererà il Dodecanneso solo alla fine della seconda guerra mondiale perché la Turchia è tormentata da guerre e l'Italia ha il compito di tenere in protettorato queste isole fino a quando la Turchia non avrà di nuovo una stabilità geopolitica. Finita la guerra di libia Giolitti fa il ''patto Gentiloni'' (presidente dell'unione elettorale cattolica) nel 1913 per cui finalmente i cattolici sarebbero andati a votare. Votano i liberali giolittiani a patto che i liberali difendessero le istituzioni cattoliche dello stato (matrimonio, religione a scuola). I liberali dovevano appoggiare una politica cattolica ed ebbero una grandissima maggioranza. Anche i socialisti entrarono in parlamento. Cade il governo Giolitti nel '13-'14 perché nel 1910 nasce a Firenze il partito nazionalista ispirato da Corradini che a sua volta s'ispira al manifesto futurista di Marinetti. Proclama la guerra come ''igiene del mondo''. I nazionalisti sono antiliberali, antidemocratici e antisocialisti – proclamano un'Italia imperialista, ispirata alla politica di Bismarck. D'annunzio appoggiava questo partito perché secondo lui c'era bisogno di distaccarsi dalla plebe. I borghesi vogliono reagire alla mediocrità del sistema giolittiano, vogliono emergere, persone che hanno bisogno di diventare più potenti.

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