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INSURREZIONE A VENEZIA E LE CINQUE GIORNATE DI MILANO

Dopo l’insurrezione di Parigi a febbraio, a marzo scoppia un’insurrezione a Vienna e nelle principali città del regno austro-ungarico e alcuni patriottici milanesi e veneti, spingono affinché la popolazione insorga sfruttando il momento di debolezza dell’impero, e tra il 17 ed il 18 marzo le città insorgono. Le città chiedono anche supporto militare al sovrano del vicino regno di Sardegna, Carlo Alberto, una scelta che si rivelerà fondamentale per il seguirsi degli eventi: Carlo Alberto si trova in una situazione difficile poiché se interviene dichiara guerra contro l’Austria e una nazione come il regno di Sardegna difficilmente avrebbe avuto delle speranze di vincere anche se contro una nazione indebolita ma d’altro canto si troverebbe poi in una situazione vantaggiosa poiché si sarebbe potuto fare promotore dell’unità della penisola riservando un ruolo di primo piano al Piemonte.

La sua soluzione è di aspettare e di attendere lo sviluppo degli eventi e quando si rende conto che Milano stava avendo dei risultati positivi che avevano portato l’esercito austriaco a fuggire, decide di incamminarsi per Milano ed entra trionfalmente il 23 come il salvatore della patria ma già a giochi conclusi: alcuni lo accolgono con tutti gli onori ma altri scetticamente. Dopo l’insurrezione di Parigi a febbraio, a marzo scoppia un’insurrezione a Vienna e nelle principali città del regno austro-ungarico e alcuni patriottici milanesi e veneti, spingono affinché la popolazione insorga sfruttando il momento di debolezza dell’impero, e tra il 17 ed il 18 marzo le città insorgono.
Le città chiedono anche supporto militare al sovrano del vicino regno di Sardegna, Carlo Alberto, una scelta che si rivelerà fondamentale per il seguirsi degli eventi: Carlo Alberto si trova in una situazione difficile poiché se interviene dichiara guerra contro l’Austria e una nazione come il regno di Sardegna difficilmente avrebbe avuto delle speranze di vincere anche se contro una nazione indebolita ma d’altro canto si troverebbe poi in una situazione vantaggiosa poiché si sarebbe potuto fare promotore dell’unità della penisola riservando un ruolo di primo piano al Piemonte. La sua soluzione è di aspettare e di attendere lo sviluppo degli eventi e quando si rende conto che Milano stava avendo dei risultati positivi che avevano portato l’esercito austriaco a fuggire, decide di incamminarsi per Milano ed entra trionfalmente il 23 come il salvatore della patria ma già a giochi conclusi: alcuni lo accolgono con tutti gli onori ma altri scetticamente.

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