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Età napoleonica: centralità politica, burocrazia, sistema scolastico

I risultati più duraturi del governo di Napoleone riguardano la sua legislazione sia in campo istituzionale sia in campo giuridico.
Lo stato napoleonico fu caratterizzato da un deciso accentramento, il cui cardine era l'istituzione dei prefetti, introdotta nel 1800. Questi eredi degli intendenti di Antico regime, nominati dal governo e direttamente dipendenti da esso, rappresentavano il potere esecutivo in ogni dipartimento, con estese funzioni amministrative e di polizia. Al principio dell'elettività, applicato a oltranza dagli ordinamenti rivoluzionari, subentrava quello della gerarchia e della nomina dall'alto: non più elettivi erano i sindaci, nominati dai prefetti, né i giudici, scelti dal governo.
A questa centralizzazione corrispose la creazione di una estesa burocrazia, ossatura fondamentale dello stato. Formidabile veicolo di carriere e di promozione sociale, la burocrazia costituiva con l'esercito il perno del potere napoleonico: a essa Napoleone dedicò la massima cura, provvedendo alla sua formazione grazie a un nuovo sistema scolastico. Quest'ultimo lasciava alla chiesa il compito dell'educazione popolare di base e riservava allo stato l'istruzione superiore, che si articolava nel liceo, una scuola secondaria fortemente selettiva, e nell'università, sottoposta al controllo del governo; la formazione superiore era assicurata dalla scuola politecnica, mentre alla preparazione del corpo insegnante provvedevano le scuole normali. Un sistema educativo così concepito garantiva la formazione di una classe dirigente di funzionari e tecnici altamente professionalizzata e fedele allo strato in quanto entità impersonale: un requisito destinato a caratterizzare le élite francesi ben oltre la scomparsa di Napoleone dalla scena della storia.

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