Video appunto: Palladio - Opere più importanti

Palladio



Andrea di Pietro della Gondola nacque a Padova nel 1508 e morì nel 1580. Egli fu uno degli architetti più influenti di tutti i tempi, artefice di edifici proporzionalmente disciplinati, che divennero modelli di perfetta integrazione fra la struttura e l’ornamento, tra la forma e la funzione.
A sedici anni Andrea di trasferì a Vicenza, dove si formò come scalpellino. Negli anni trenta il nobile umanista Gian Giorgio Trissino lo impiegò nella ristrutturazione di una villa e ne divenne il mecenate, attribuendogli il nome di Palladio, alludendo alla sapienza della dea Pallade Atena.

Basilica di Vicenza



Nel 1546 Palladio vinse il concorso per la risistemazione dell’antico palazzo comunale di Vicenza, che ospitava botteghe medievali al piano terra e la grande Sala del consiglio al piano superiore. Palladio rivestì l’edificio con una solenne loggia classica in pietra grigia, monumentale e leggera. I due ordini sovrapposti sono ispirati agli anfiteatri romani e hanno una trabeazione sporgente in corrispondenza delle semicolonne addossate ai pilastri. L’edificio ha un impatto visivo aulico ed è per questo che lo stesso Palladio lo definì “basilica”, quasi fosse veramente un grande palazzo civico dell’antica Roma.

La Rotonda



La fama di Palladio crebbe soprattutto grazie alle sue ville di campagna monumentali e provviste di parti adibite a destinazione agricola. L’architetto aveva realizzato un gruppo di residenze che celebravano la ricchezza e la posizione sociale dei suoi committenti, proprietari terrieri, banchieri e cardinali.Le finalità di questi due edifici sono esemplificate da due capolavori: Villa Barbaro a Maser, presso Treviso, affrescata all’interno da Veronese, e la Rotonda, presso Vicenza, la più celebre tra tutte le ville palladiane.
La Rotonda era espressione degli interessi del committente, il canonico Paolo Almerico Capra. La costruzione fu iniziata nel 1566, ma i lavori furono però terminati nel 1591, molti anni dopo la morte di Palladio.
Lo spazio dell’edificio è generato dalla fusione di un volume cubico con uno sferico; la pianta ha una forma quadrata, che è divisa a sua volta in sedici quadrati più piccoli. Al centro si inserisce la sala cupolata, come inscritta nei quattro quadrati centrali del reticolo e alta più del doppio rispetto alle altre stanza. Vi sono poi quattro appartamenti privati posti negli angoli, formati ciascuno da una sala rettangolare composta da tre quadrati del reticolo.
Il corpo centrale ha quattro facciate che imitano ciascuna il pronao esastilo del Pantheon e coronate da statue. La cupola venne realizzata in forma di tozzo cono ribassato rivestito da tegole in cotto. L’edificio è innalzato su un podio che ha la funzione di farlo risaltare maggiormente nel paesaggio.
Per quanto riguarda gli interni, l’ornamentazione è sontuosa sia negli affreschi sia nella decorazione plastica, realizzata tra la fine del Cinquecento e il Settecento.

La villa nel Cinquecento



La moda del soggiorno in villa era nata con il Quattrocento umanistico, quando le residenze di campagna erano prescelte come luogo deputato all’otium, ossia uno “svago intellettuale e contemplativo” e come riposo dalle fatiche del negotium, la vita attiva cittadina. Per questo le ville di campagna rinascimentali erano facilmente raggiungibili dalla città, e spesso situate in località attraenti dal punto di vista paesaggistico, in modo da permettere una vita in armonia con la natura.
Le ville realizzate nel Cinquecento nell’Italia settentrionale presentano in genere maggiore sobrietà rispetto a quelle romane. Gli esempi più celebri sono le numerose residenze edificate da Palladio per il patriziato veneto, adatte sia a controllare l’attività produttiva sia a celebrare il ruolo del proprietario terriero.
L’esempio più celebre è Villa Barbaro, che si sviluppa in larghezza disponendosi alle pendici del paesaggio collinare nei pressi di Maser. La facciata è sormontata da un frontone a tempio, che conferisce all’edificio dignità classica; l’interno è sempre organizzato intorno a un salone centrale, circondato da stanze private e locali di servizio. Anche tutti gli elementi esterni alla villa sono organizzati in base a disposizioni simmetriche.
A partire dalla fine degli anni cinquanta, grazie alla protezione della famiglia Barbaro, Palladio acquisì vari incarichi per alcune opere ecclesiastiche a Venezia. Molto famoso è l’episodio del Ponte di Rialto, che era stato progettato dall’architetto con una struttura a tre arcate e sormontato da una piazza porticata con botteghe e con quattro frontoni a tempio che ne avrebbero fatto un vero e proprio Foro all’antica, sospeso sul Canal Grande. Il progetto non venne però realizzato poiché ci si rese conto che la presenza di due piloni avrebbe alterato l’equilibrio idrico del corso d’acqua veneziano.

Chiesa del Redentore



Tra le chiese palladiane a Venezia, la più armonica è sicuramente quella del Redentore, costruita nel 1577 sull’isola della Giudecca. La struttura della chiesa rispetta le condizioni fissate dal concilio di Trento in materia liturgica le quali imponevano la presenza di un impianto longitudinale e aperto.
Palladio rispettò questa struttura e allo stesso tempo la fuse con l’impianto centrale di tradizione rinascimentale aggiungendo all’avancorpo un presbiterio cupolato con terminazione a trifoglio. Sempre per rispettare i dettami controriformistici restarono distinti quattro spazi: la navata principale, affiancata da due serie di cappelle, l’insieme del presbiterio e del transetto e il coro dei frati dietro l’altare maggiore.
Le cappelle secondarie sono poco profonde, collegate tra loro e si aprono sulla navata voltata a botte e intonacata di bianco.
Tutti questi spazi, ispirati alle antiche terme romane, sono in sequenza armonica, per permettere la visibilità da ogni punto dell’area rettangolare occupata dal coro dei frati.

Quattro libri dell’architettura



Nel 1570 Palladio venne nominato architetto ufficiale della Repubblica veneziana. In quell’anno pubblicò i Quattro libri dell’architettura. Nel primo libro illustra i princìpi basilari dell’architettura, dalle formule per gli ordini alle proporzioni; nei due successivi fornisce come esempi le proprie fabbriche; nell’ultimo include le ricostruzioni dei templi romani.

Teatro Olimpico



L’ultima opera di Palladio è il Teatro Olimpico di Vicenza (1580-85). Il teatro venne commissionato dall’Accademia Olimpica e iniziato pochi mesi prima la morte dell’architetto.
Palladio si ispirò al teatro romano e fondò il suo studio sul testo di Vitruvio e sulle rovine dei complessi antichi. La cavea di quattordici gradini non è semicircolare come nell’antichità, ma coronata da una loggia corinzia balaustrata dietro alla quale si aprono le finestre. Il soffitto è dipinto con un cielo nuvoloso per ricordare i teatri classici posti all’aperto.
La scena fissa venne realizzata in legno e stucco e riproduce la facciata di un edificio classico a due ordini corinzi, la cui zona mediana è assimilabile a un arco trionfale. Le pareti sono adorne di statue inserite in nicchie e l’attico è decorato da rilievi con episodi della vita di Ercole, eroe protettore dell’accademia. Nella scena si aprono due porte sul fondo e due laterali.