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"Notte Stellata" di Vincent Van Gogh

è un dipinto olio su tela realizzato nel 1889 e conservato al Museum of Modern Art di New York,il dipinto raffigura un paesaggio notturno di Saint Remy de Provence, poco prima del sorgere del Sole. Dall’ inizio del 1889 Vincent fu ricoverato più volte in ospedale per eccessi di follia e l’ 8 maggio di quell’ anno decise di farsi internare in una clinica per alienati mentali, dopo essersi mutilato l’orecchio sinistro , ad Arles, la sera del 23 Dicembre 1888.
In primo piano vi è un alto e scuro cipresso;i colli sullo sfondo accolgono poi un piccolo paese dominato dalla cuspide di un campanile. Nel dipinto la notte non è raffigurata come placida e ferma,ma bensì gli elementi della natura,quelli del paesaggio de del villaggio,sembrano vibrare in modo tortuoso;essi si spingono verso l'alto raggomitolandosi.
Il cielo notturno occupa due terzi dello spazio, la terra ed il cielo sono collegati dal ciuffo di cipressi che sale dal basso a sinistra. Nel mezzo del cielo, Vincent dà spazio al colore, con improvvise accensioni gialle delle fonti luminose e sulla superficie del cielo stellato una luna falcata prende vita. Lo spazio del cielo è tessuto da linee di colore più o meno curve, sempre incalzanti. Le pennellate sembrano mutare continuamente direzione e il romantico brillare degli astri diventa spasmodica rotazione. Le stelle paiono i cuori pulsanti del cielo, definite con colori più chiari.
Il vortice centrale è la figura di maggiore sviluppo del quadro e ricorda molto la struttura del cerchio taoista, composto da gocce opposte e complementari, le cui interazioni generano mutamenti. E’ probabile che Van Gogh abbia conosciuto questi concetti nel 1886 a Parigi, raccogliendo stampe giapponesi. La figura della luna, in alto a destra, è una falce concava verso l’ esterno e l’ alto. A livello cromatico ricorda un sole, circondata da un globo luminoso che dal giallo chiaro si tinge di
verde e celeste. I post-impressionisti non sentono più il bisogno di riflettere la reale consistenza della natura attraverso gradevoli effetti luminosi del colore, ma cercano di rappresentare una visione di essa in modo sempre più soggettivo. Occorre ricordare che, in questo periodo, la nascita della tecnica fotografica mette a disposizione un mezzo che riproduce la realtà in tutti i suoi dettagli, registrando una visione ottica talmente fedele e veloce che nessun artista potrà mai raggiungere. Pertanto questa tecnica si insinua prepotentemente nel mondo dell’arte, in quello specifico campo per cui nacque la pittura, cioè la riproduzione della realtà, e proprio nel periodo in cui la stessa pittura prova ad avvicinarvisi con tutte le valenze dell’Impressionismo. Van Gogh rispetto agli impressionisti, tende a proiettare nella realtà se stesso, e quindi a trasformarla, trasfigurandola secondo i suoi sentimenti. Usa la linea non come mezzo descrittivo, ma con funzione espressiva, trasformando il colore reale per renderlo suggestivo: il colore non è dunque quello vero ma quello che suggerisce l’emozione, un colore attraverso cui Van Gogh si esprime con più forza.
L’importante quindi non è descrivere in modo oggettivo, ma il significato umano di ciò che si rappresenta, così come lo si sente.
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