Video appunto: Morisot, Berthe - La culla (2)

Berthe Morisot: analisi de La culla



Berthe Morisot est una pittrice francese la cui produzione artistica si estende nella seconda metà del XIX secolo e appartenente al gruppo degli impressionisti.
Dotata di un’apertura mentale eccezionale, soprattutto per le donne dell’epoca, decise di abbandonare gli studi scolatici, prima, ammirando Corot e più tardi, Manet, di cui sposò il fratello Eugène.
Fu Manet che la convertì alla teoria degli Impressionisti e lui essa rimase sempre fedele, partecipando a quasi tutte le mostre organizzate dal gruppo. Essendo donna, non poteva certamente frequentare il Caffè Guerbois, perché avrebbe fatto scandalo; tuttavia, la sua casa era sempre frequentata da intellettuali. Nelle sue tele essa predilige, con estrema raffinatezza, gli ambienti familiari, cercando di cogliere in ognuno di essi gli aspetti più umani e intimi. Il suo dipinto più celebre e significativo è “La culla” (“Le berceau”) dipinto nel 1873 ed esposto al Musée d’Orsay di Parigi. Con esso, la pittrice partecipò alla Mostra del 1875, nonostante Manet non fosse d’accordo e tutti gli altri espositori esprimessero delle critiche piene di sdegno, poiché non ritenevano l’opera degna di essere collocata in un ambiente così deleterio.

La tela rappresenta una giovane donna, nella realtà la sorella Edma, leggermente china verso la culla del proprio neonato, la piccola Blanche, mentre sta dormendo serenamente protetto dai veli. I colori chiari e scuri sono utilizzati con corrispondenza inversa; infatti, al chiaro della culla, che occupa la parte del dipinto in basso e a destra fa riscontro quello del tendaggio della stessa tonalità cromatica, che fa da sfondo ed occupa la parte del quadro in alto e a sinistra. Nello stesso modo, il colore scuro dell’abito della donna si ritrova sul muro, in alto a destra. Ma gli elementi più significativi sono le fattezze delicate del viso del bambino addormentato, visto attraverso il velo trasparente e l’espressione dolce e intensa della madre. La frapposizione del velo fra la culla e lo spettatore contribuisce a conferire alla scena una maggiore intimità mentre lo stretto legame madre-figlio è reso dal fatto che gli occhi, il braccio della donna e il neonato sono collocati lungo la stessa diagonale. Da notare che entrambi i personaggi tengono un braccio piegato come se fra i due esistesse un’affinità psicologica.
La pittrice non riuscì mai a vendere il quadro che rimase sempre di proprietà della sorella Edma fino a quando non fui ceduto al Louvre.