pexolo di pexolo
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Nascita della forma-museo


«Pubblico devoto»

Al pari della secolarizzazione della scena sacra, assistiamo alla inversione del pellegrino in turista, che visita «devoto» i templi dell’Arte cercando di fissarne la memoria nelle scenografie onnivore e sintetiche di Zoffany o del Panini. La prima parodia del turismo culturale come versione del pellegrinaggio devoto è la Riunione di dilettanti di Thomas Patch: il pubblico «devoto» non solo è salito sulla scena, ma si è trasformato in un corteo di milord inglesi che percorre le sale di un museo immaginario, riducendo la scena sacra alle solenni reliquie dell’arte antica.

Forma-museo

Il museo d’arte è un caso particolare del processo di museizzazione, cioè di quella sorta di trasmutazione alchemica che può investire qualsiasi oggetto esposto nell’asettica sala di un museo, in cui esso acquisisce una sorta di «aura», uno charme che ne fa oggetto d’arte per via della forma-museo. Essa opera secondo una logica che fa della cosa un’immagine assoluta: la sottrazione dell’oggetto al suo contesto e il suo divenire immagine di se stesso. Non ci sono più immagini che riproducono qualcos’altro, ma immagini assolute, che non rimandano ad altro se non a se stesse e che pertanto sono tornate ad essere cose. Potremmo chiamarle simulacri. Ed è appunto come immagini-cose, come simulacri, che possono divenire oggetti di un nuovo culto: il culto estetico.

Arte contemporanea

Il «sortilegio» della forma-museo condiziona in profondità zone cospicue dell’arte contemporanea. Un fenomeno come l’arte minimalista, nelle sue varie diramazioni, poggia in larga misura sull’effetto esposizione, applicato a oggetti programmaticamente «vili» o banali o di scarto (pacchetto di sigarette, palla da golf), la cui sapiente esposizione genera l’oggetto-installazione.
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