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L’atelier del pittore: allegoria reale dei sette anni della mia vita artistica (1854-55)


I sette anni della vita artistica indicati da Courbet sono quelli che vanno dal 1848 al 1855. Nell’opera ne viene data una rappresentazione “realistica”, poiché, com’egli spiega in una lettera, abbiamo una divisione tra ciò che per lui è fonte di arricchimento, e tutto ciò che invece, uccide a creatività; questi modi di vivere sono alla base della vita e della morte di un intellettuale, e a cui il pittore da un volto reale.

Nel quadro è rappresentata una grande stanza. I personaggi raffigurati sono, partendo dal centro:
• Un pittore intento nel dipingere un paesaggio realista, seguendo la tecnica dei Barbizoniers
• La donna nuda al suo fianco: musa ispiratrice, poiché sta dietro di lui; rappresenta la verità
• Un bambino che osserva con sguardo infantile la Natura

• Un cane, espressione della Natura

Queste quattro figure simbolizzano quattro generi pittorici diversi.

Da destra (ciò che spinge alla creatività):
• Baudelaire
• Due collezionisti d’arte e mecenati, vestiti secondo la moda spagnola del tempo
• Bimbo che disegna sul pavimento, rappresenta la spontaneità della creazione artistica
• Una coppia di innamorati
• Bruias (mecenate di Courbet)
• Proudhon, filosofo padre del pensiero anarchico
• Un musicista vestito di rosso, con un violino in mano

A sinistra partendo dal centro, invece:

• Una figura crocifissa, che va a indicare il mondo accademico
• La miseria e la carestia irlandese
• Un bracconiere con un cane
• Un cappello di piume, un pugnale e un mantello (Romanticismo)
• Un mercante di stoffe, indicante il commercio
• Un pagliaccio (teatro)
• Un operaio e una prostituta: essi rappresentano una critica a tutte quelle attività “meccaniche”, che uccidono la creatività
• Un rabbino e un prete: il divario tra Fede e Filosofia, Courbet infatti critica un credo dogmatico

La totalità dell’opera risulta come essere un ritratto di gruppo, rappresentante tutta la sua pittura e il suo sviluppo artistico, attraverso figure e attività reali.

I colori sono sullo sfondo opachi, e vivaci solo in alcuni particolari. La luce proviene invece da una fonte esterna, non visibile allo spettatore, ma anche dalla piccola finestra sulla destra.

Dopo la sua fase sociale, Courbet torna ad una pittura paesaggistica, non abbandonando tuttavia le tematiche precedenti. Egli va in Normandia, dov’erano stati anche Délacroix e Boudin, dove dipingerà spesso il mare, sempre ovviamente in maniera Realista.

Mare in burrasca (1869):

L’artista dona un taglio fotografico all’opera, raffigurando un soggetto molto alla mode per l’epoca, soprattutto grazie all’arte giapponese. Un senso di drammaticità viene dato dalla vela rossa in lontananza, e viene raffigurato anche un forte Realismo materico, dato dall’utilizzo della spatola, soprattutto nel colore, caratterizzato dalla densità e dallo spessore dei colori ad olio.

Tra la seconda metà del 1700, viene a svilupparsi la fotografia. Essa inizialmente non viene concepita come mezzo artistico, ma come una semplice tecnica rappresentativa. Tuttavia, i pittori dell’epoca s’interessano a questa, studiandone la luce, e utilizzandola a volte anche per ritratti e successivamente paesaggi.

Riguardo all’opera di Courbet, vi è una fotografia di La Grey molto simile. Il fotografo vuole sottolineare come la fotografia non sia solo tecnica, e che dietro la produzione vi è anche una scelta artistica e personale del fotografo.

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