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Arte dopo l'immagine


Prima ancora di sviluppare il concetto di arte come lo intendiamo oggi, l’uomo ha sempre espresso sia attraverso immagini riconoscibili, sia attraverso immagini stilizzate e astratte, il proprio linguaggio estetico e visivo.
È possibile vedere nelle incisioni rupestri esempi di segni figurativi antichissimi, come quelli rinvenuti nella grotte di Lascaux e di Chauvet in Francia risalenti a 35000 anni fa, ma anche modelli di astrazione come quelli impressi sulle pietre delle pendici del Vulcano Maderas in Nicaragua; tutto ciò a dimostrazione che la tensione dell’uomo (e in seguito dell’artista) verso forme di comunicazione visive, sia realistiche che astratte, è sempre stata con- temporaneamente presente nel suo linguaggio.
In tutte le prime grandi civiltà, come quelle sviluppatesi in Egitto, Siria, Mesopotamia, i segni astratti diventarono presto elementi decorativi molto apprezzati per adornare ceramiche, tessuti, elementi architettonici ma anche corpi viventi.

Segni astratti, geometrici, linee ed elementi visivi non “figurativi”, perciò svincolati dall’idea di rappresentare e imitare la natura, sono stati impiegati dall’uomo per la costruzione di linguaggi, forme di scrittura e per poter elaborare e tramandare concetti e strutture complessi, come la matematica.
Le forme geometriche astratte accompagnano da sempre l’esperienza estetica dell’uomo, e per moltissimi secoli il loro ruolo è stato ignorato nello studio dell’arte o derubricato come decorazione, relegandole all’insieme delle arti applicate.
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