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I Romani e le stagioni della vita


La donna (= mulier) era designata in base allo stato civile e la sua funzione era di sposarsi e d’avere dei figli. La ragazza era chiamata puella o virgo, la sposa era designata con il termine di uxor, mentre la madre di famiglia era chiamata matrona. La donna anziana che non poteva avere più figlia veniva chiamata anus. L’uomo era designato in funzione dell’età ed in ragione dei servizi civici e militari.
dai 7 ai 17 anni: puer
dai 17 ai 30 anni: adulescens
dai 30 ai 46 anni: juvenis
dai 46 ai 60 anni: senior
dai 60 agli 80 anni: senex
dopo gli 80 anni: aetate provectus
Fino ai 7 anni, sia il bambino che la bambina venivano chiamati infans
Il figlio seguiva la condizione sociale del padre mentre il figlio naturale seguiva le condizioni della madre.
La nascita era chiamata il dies lustricus. Il bambino doveva essere legittimato dal padre nel corso di una cerimonia che aveva luogo davanti al focolare domestico. Per le bambine questo avveniva otto giorni dopo la nascita, per i maschi bisognava attendere il nono giorno. Il pater familias, cioè il padre, il nonno paterno o il bisnonno paterno sollevava il bambino da terra per riconoscerlo e prenderlo fra le braccia. Quindi il bambino veniva purificato e intorno al collo gli veniva messa un medaglione riempito di amuleti, chiamato bulla che poteva essere d’oro o di cuoio. Il bambino non accettato era destinato alla morte tramite esposizione.
Esisteva anche l’adozione, con lo scopo di assicurare la perpetuità del culto familiare. Essa riguardava solo un maschio. Nei tempi primitivi il futuro bambino adottato era venduto dal padre al pater familias che l’avrebbe adottato.
La potestà paterna veniva esercitata su tutte le persone e su tutti i beni dei membri della famiglia. Era illimitata di durata e di portata. Infatti il padre poteva condannare il proprio figlio a morte e il figlio non poteva acquisire nulla senza il consenso del padre.
L’educazione e l’istruzione era gestita dai genitori. Era il padre che insegnava al figlio a leggere, a scrivere, a nuotare e a combattere. Sia con la parola che con l’esempio, egli gli inculcava il rispetto della religione, la temperanza e l’energia. Per quanto riguarda la figlia, era sufficiente che essa sapesse gestire la casa e filare la lana. L’educazione dei figli terminava nel momento in cui essi si toglievano la bulla.
Il ragazzo toglieva la bulla intorno ai 17 anni, in base alla decisione del padre o del tutori. Inoltre nello stesso momento si toglieva la toga pretexta per indossare la toga virilis: questa cerimonia avveniva nel mese di marzo, in concomitanza con le Liberalia, cioè delle feste in onore a Bacco.
Le ragazza si toglievano la bulla il giorno del matrimonio
Per quanto riguarda il matrimonio, gli uomini si sposavano piuttosto tardi (35/40 anni), ma l’età legale era fissata a 14 anni. Per le ragazze, l’età legale era fissata a 12 anni. Il divorzio era un appannaggio esclusivo dell’uomo.
La donna sposata non diventava indipendente, in quanto dopo essere stata sottoposta all’autorità del padre, passava sotto quella del marito. Quindi manteneva la condizione di eterna minorenne
Nei confronti delle persone anziane, i Romani avevano molto rispetto e l’autorità paterna discende dagli ascendenti maschi in linea paterna.
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