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I Romani e la Provenza


Quando fra il 58 ed il 51 a.C., Giulio Cesare ha combattuto la guerra contro i Galli, la Provenza era già provincia romana. Infatti, l’espansione romana in Spagna in Gallia ed anche oltre aveva bisogno di solidi punti di appoggio nella regione. Nella loro lotta contro i Celti-Liguri nel III e II secolo a.C., i Greci focesi di Marsiglia chiamarono in aiuto Roma che, una volta vittoriosa, a partire dal 125 a.C. ne approfittò pere consolidare la sua presenza al di là delle Alpi e conquistò tutta la Provenza. Le fondazioni e le colonie romane furono altrettanti centri di diffusione della cultura latina: Narbonne, Arles, Fréjus, Orange, Vaison, Avignon, Nîmes. La Provenza abbonda per questo di vestigia gallo romane che anche oggi suscitano l’ammirazione di tanti turisti.
Arles è considerata la piccola Roma dei Galli. La città celto-ligure, di cui si hanno tracce fin dal VI secolo a.C. e che teneva stretti rapporti commerciali con i Focesi, fu ben presto ribattezzata in “Arelate”, cioè “città delle paludi”, in seguito divenuta Arles. L’impronta romana è notevole. Fra tutti i resti è d’obbligo citare le arene che potevano ospitare fino a 21.000 spettatori e in cui oggi si svolgono delle corse di tori
Vaison, che più tardi prenderà il nome di Vaison-la-Romaine, era la città guida della Provenza Romana e per questo era letteralmente ricoperta di monumenti quali ponte, teatro, ninfeo, terme, porticato detto “di Pompeo” e numerose abitazioni private. Si tratta di rovine che evocano il passato di una città fiorente nei primi secoli della nostra era.
Fréjus è stata soprattutto una base commerciale e militare, il cui nome deriva da “Forum Juli”. Infatti, agli inizi, è stato Giulio Cesare a fondare in questo luogo una base commerciale sulla via di comunicazione che collegava Roma alla Spagna. Poco più tardi Augusto vi costruì una base navale collegata al mare tramite un canale artificiale. Successivamente la città diventò un centro di raccolta dei veterani della VII legione. Purtroppo oggi Fréjus conserva poche vestigia di questo periodo glorioso perché nel 940 fu rasa al suolo dai Saraceni e quello che ci resta sono soltanto dei frammenti: volte del teatro, parti di un acquedotto, rovine di un’arena.
Saint-Rémy-de-Provence, l’antica Glanum, conserva, invece due monumenti gallo-romani eccezionali: un Mausoleo ed un Arco di trionfo. Col tempo sono stati fatti altri scavi che hanno portato alla luce altri resti che ci fanno pensare ad una città ricca e fiorente.
Nella regione troviamo altre due città degne di nota per i ricordi che vi hanno lasciato i Romani: Orange e Nîmes.
A Orange, oltre ad un arco di trionfo fra i meglio conservati dobbiamo segnalare il Teatro antico, di ottima conservazione, che si distingue per il suo imponente muro di sfondo, su cui troneggia la statua di Augusto e che contribuisce a dare un’acustica eccezionale.
Nîmes, chiamata anche la Roma francese, conserva due monumenti eccezionali: le Arene e la “Maison Carrée”. Le Arene risalgono alla fine del I secolo e nel tempo non hanno subito alcuna incuria, né sono state oggetto di demolizioni come invece è successo al Colosseo di Roma. Poteva ospitare fino a 24.000 spettatori all’interno di 60 arcate aperte su due livelli. La “Maison Carrée” è il tipico esempio di tempio romano classico in stile corinzio e anch’essa risale alla fine del I secolo. Molto bene con servata, questo tempio sui distingue per il suo equilibrio e per la sua grazia.
Un altro imponente resto romano situato nelle vicinanze di Nîmes è il Pont du Gard, un acquedotto che serviva a trasportare le acque da una sorgente fino a Nîmes.
In Provenza, i Romani non hanno soltanto costruito strade o monumenti. Essi vi hanno portato anche la loro lingua La “langue d’oc” prima e il provenzale dopo, costituiscono due esempi di fusione fra la preesistente lingua celtica e la lingua latina volgare (cioè parlata dai coloni, dai soldati e dai commercianti) in cui gli elementi di quest’ultima hanno prevalso sia per la relativa vicinanza alla capitale dell’Impero, sia per la prolungata presenza dei Romani.
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