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Mesopotamia – Rapporto tra nomadi e sedentari

Dopo i Sumeri e gli Accadi (ovvero le due genti principali che emerso nella regione mesopotamica) altri popoli vennero a insediarsi nella medesima area o in zone limitrofe: la Mesopotamia infatti rappresentava un crocevia per i movimenti delle popolazioni nomadi di due ampie aree: quella del deserto siriaco e della penisola arabica e quella dell'altopiano iranico e della grandi steppe dell'Asia centrale. La storia della Mesopotamia e, più in generale del Vicino Oriente antico, fu segnata costantemente dal rapporto tra genti sedentarie e genti nomadi. Sarebbe sbagliato immaginare il rapporto tra nomadi, dediti soprattutto alla pastorizia, e popoli sedentari, dediti soprattutto all'agricoltura, come un movimento basato unicamente sull'aggressione e sulla reazione. E' vero che di frequente i nomadi praticavano nelle zone agricole incursioni, razzie e, in qualche caso, effettuavano invasioni di massa, ma la realtà era molto più complessa. Tra nomadi e sedentari si instauravano spesso rapporti di equilibrio da cui tutti traevano giovamento. Si può anzi parlare di una vera e propria interdipendenza tra i due gruppi. Questi rapporti si esprimevano in vario modo, per esempio in scambi commerciali; i nomadi, inoltre, spesso militavano negli eserciti cittadini o, addirittura, li troviamo inquadrati con funzioni di “polizia”, al servizio dei re. Nelle descrizioni antiche prevale tuttavia l'aspetto traumatico e violento. Ciò che, nel modo di vivere dei nomadi, impressionava maggiormente i sedentari era l'assenza di tutti quegli aspetti che, secondo loro, costituivano la vera civiltà. Che cosa pensassero i nomadi dei sedentari non lo sappiamo, e la circostanza non deve meravigliare: i documenti scritti provengono tutti dal mondo delle città, ed esprimono inevitabilmente la mentalità dei sedentari. Per gli abitanti dei centri urbani la civilità era una sola: la loro.

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