Ominide 6603 punti

Egitto – Divinità animali

La religione egizia può essere considerata come la fusione (o meglio come la giuistapposizione) di una miriade di culti locali di antichissima origine tribale. Ogni città, ogni paese venerava un suo dio, venerato appunto gelosamente e considerandolo come l'unico e il più potente. I culti locali erano caratterizzati da un forte zoomorfismo, vale a dire la tendenza a immaginare gli dèi sotto sembianza animali o in parte umane e in aprte animali. Sekhmet, divinità guerriera, aveva testa di leonessa o di gatto; Horo, dio solare, aveva testa di falco; Anubi, divinità dei cimiteri, aveva testa di cane. Ma gli Egizi veneravano anche direttamente alcuni animali, ai quali dopo la morte veniva data degna sepoltura: ibis, cani, gatti, babbuini, arieti, tori, serpenti, coccodrilli (tombe di alcuni di questi animali sono state rinvenute negli scavi archeologici).
Con l'unificazione del paese, si cercò di stabilire una serie di identità e di corrispondenze tra i vari dèi locali. Ne risultò una straordinaria varietà di sembianze: per esempio, Thot, dio della scrittura e della contabilità, era rappresentato solitamente con testa di uccello (di un ibis) e corpo umano, ma lo vediamo raffigurato anche come una scimmia con testa di cane, oppure con l'aspetto della Luna. La ricorrente presenza di tratti umani nella raffigurazione delle divinità si deve alla progressiva associazione allo zoomorfismo dell'antropomorfismo. Gli dèi egizi vennero ritratti in tutto o in parte come uomini, e s'immaginò che come uomini essi si comportassero: amavano, odiavano, gioivano, piangevano, si adiravano, ingannavano.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email