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Le colonie e le trasformazioni sociali


Spinti dalla povertà del loro suolo i Greci fondarono molte colonie. I luoghi preferiti furono le coste dell’Asia Minore (soprattutto la Ionia), l’Italia Meridionale, che gli storici chiamarono Magna Grecia, la Sicilia.
Le più importanti colonie furono: Abido e Mileto nella Ionia, Taranto, Crotone, Locri e Cuma nella Magna Grecia, Siracusa e Agrigento in Sicilia, Marsiglia sulle coste meridionali della Gallia (Francia). La colonizzazione non portò soltanto cambiamenti economici, ma anche trasformazioni sociali e politiche.
Infatti, per lo sviluppo del commercio e per la diffusione della moneta, accanto e quella dei possidenti agrari, sorse un’altra classe di ricchi, composta da mercanti e commercianti.
Anche i marinai e gli artigiani godevano di discrete condizioni di vita, mentre i piccoli agricoltori si impoverivano e si indebitavano per le frequenti guerre e le continue suddivisioni delle terre familiari alla morte dei capi-famiglia.
Era naturale che la nuova classe ricca si agitasse per avere parte al governo fino allora in mano dei re e poi degli aristocratici, e che gli impoveriti dalle guerre volessero essere sgravati dai debiti.
Tutto questo causò agitazioni cittadine a cui cercarono di rimediare i legislatori o uomini saggi che si sforzarono di ripartire meglio i diritti ed i doveri tra i cittadini con leggi scritte.
Al tempo dei legislatori (IX-VI sec. a. C.) i Greci erano ormai abitanti della polis, cioè di una città-stato (in greco polis), centro di vita religiosa e politica, anche per gli abitanti delle campagne vicine.
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