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Neoclassicismo- Pindemonte Monti Cesarotti Alfieri scaricato 2 volte

NEOCLASSICISMO


La seconda metà del ‘700 è determinata dalla confluenza di Illuminismo e Neoclassicismo che ritengono che l’arte debba ispirarsi alla ragione e debba essere semplice e regolare, impegnarsi in senso etico-civile. Questa tendenza non è molto diffusa in Germania e Inghilterra dove vi sono tendenze antilluministiche e anticlassicistiche. Si diffondono quindi tre filoni: il neoclassicismo, il preromanticismo attivo all’interno del Neoclassicismo e le controtendenze antilluministiche e anticlassicistiche. Quanto alle idee estetiche del neoclassicismo, esse trovano il loro fondamento negli scritti dello studioso Winckelmann secondo cui il bello artistico non si raggiunge riproducendo il bello naturale, ma il bello ideale. Il neoclassicismo si presenta dunque come arte moderna e non come semplice restaurazione del passato. Alla linea di impegno civile si contrappone quella più disimpegnata puramente letteraria di Monti. Nell’Illuminismo e nel Neoclassicismo vi sono temi ripresi dalla cultura romantica come i temi che riguardano le reazioni della soggettività e le loro cause (infinito, morte ecc.). Inoltre vi è un sentimento di nostalgia per la classicità, per un’epoca perduta contrapposta alla modernità, anch’esso è un tema essenzialmente preromantico. In Inghilterra e in Germania si svilupparono poi delle controtendenze come l’Ossianesimo e lo Sturm and Drang, in cui si afferma una concezione della poesia come prodotto dell’istinto e della fantasia; al centro della poesia e del dramma deve essere posto il sentimento della natura, vissuta come forza immane che sconvolge l’anima dell’uomo. Alla fine del Settecento compare una nuova committenza sociale, quella borghese, più dipendente dalle mode e si comincia a diffondere il concerto pubblico nelle sale a pagamento, dove si ascolta musica concertistica che ha il fine di esprimere un sentimento; il pezzo prevede perciò più repliche e una maggiore cura stilistica; in questo campo importanti sono Mozart e Beethoven. L’arte diventa più sobria ed energica con David. Il suo Giuramento degli Orazi può essere considerato il manifesto del Neoclassicismo europeo. Nel campo della scultura è importante Canova che scolpì Le tre grazie; ripresa poi da Foscolo.

LO STILE E LA LINGUA

La scrittura in questo secolo mira alla semplicità, diventa sempre più frequente l’uso del genere epistolare, soprattutto con Rousseau, Goethe e Foscolo. Ma accanto al trattato sistematico si diffonde il Pamphlet, più breve e incisivo e rivolto a un pubblico non necessariamente specialistico. La letteratura illuministica predilige la modalità ironico-parodica, che si esprime nel romanzo umoristico. Si sviluppano anche tendenze patetiche e sentimentali, che si realizzano maggiormente nel melodramma e nel dramma borghese. Riguardo la questione della lingua gli illuministi vedevano in modo benevolo l’uso del dialetto difeso da Parini e in polemica con Branda. Il rinnovamento più radicale fu effettuato dal gruppo del “Caffè” che mostrava dura polemica contro la Crusca e rivendicò il diritto di italianizzare parole straniere. Una posizione intermedia venne tenuta da Melchiorre Cesarotti. Gozzi invece sosteneva la purezza della lingua. Tra i puristi importanti vi sono: Cesari, che propose una ristampa del Vocabolario della Crusca e Puoti.


IPPOLITO PINDEMONTE

Una manifestazione esemplare della poesia neoclassica è l’opera di Ippolito Pindemonte. Nasce a Verona nel 1753, entrato in Arcadia nel ’79 con il nome di Polidete Melpomenio si dedicò a composizioni di impianto neoclassico contenenti turbamenti preromantici. Pubblicò le poesie campestri nel 1788 e poco dopo pubblicò le Prose Campestri. Nel ’90 si ritirò nella villa di Avesa finchè nel ’96 le truppe napoleoniche la danneggiarono. Visse quindi tra Venezia e Verona. Lavorò al poemetto I cimiteri fino al 1806 quando la interruppe avendo saputo de I Sepolcri di Ugo Foscolo. L’anno successivo pubblica anch’esso I Sepolcri. Negli ultimi anni si impegnò nella traduzione dell’Odissea. Infine morì a Verona nel 1828. La sua gloria è affidata a un testo breve La Melanconia dedicato ai piaceri della malinconia come abbandono ad ameni paesaggi naturali.

MELCHIORRE CESAROTTI

Nacque a Padova il 1730, prese i voti e insegnò il greco e l’ebraico. Visse a Venezia e fu sensibile agli ideali dell’Illuminismo, aderì al potere di Napoleone al quale dedico il poema Pronea (1807). Morì infine nel 1807. Tra le opere di Cesarotti spiccano soprattutto le traduzioni, tra cui la più importante è quella dei Canti di Ossian dello scozzese Macpherson; la traduzione fu stampata nel ’63 e nel ’73. Cesarotti forgiò una lingua poetica rinnovata e fedele alle esigenze di decoro della tradizione letteraria.

VINCENZO MONTI

Con Vincenzo Monti ci si imbatte in una figura di letterato che ben riassume le difficoltà della condizione intellettuale che vanno dal declino dell’ Illuminismo al cuore della stagione romantica. Monti vive in una fase di profondi e ripetuti capovolgimenti che lo costringono a repentini cambiamenti di posizione, minandone la credibilità e gettando un’ombra sulla sua statura morale. Vincenzo Monti nasce nel 1754 vicino Ravenna, nel 1771 si trasferisce a Ferrara, dove studia medicina e giurisprudenza. Nel 1776 pubblica la prima opera “La visione di Ezechiello”. Dal 1778 al 1797 vive a Roma, dove sposa Teresa Pickler e compone numerose opere tra cui l’ode “Al signor Montgolfier”, un’ode illuministica e neoclassicista, in cui viene raccontato il primo viaggio con il pallone aerostatico; all’interno del testo vi sono molti riferimenti alla mitologia greca e romana che riguardano l’ascensione in cielo (Ganimede ecc.); l’opera è comunque un’esaltazione alla tecnica e al progresso. Scrive poi “Pensieri d’amore”, opera preromantica costituita da una raccolta di poesie dedicate alla sua amata, ispirate al Werther di Goethe; vi è poi la “Bassvilliana”, un poema in onore di Ugo di Basville (un luogotenente francese che si trova a Napoli, ex-rivoluzionario, che va a fare un’ambasceria a Roma, durante la quale viene ferito, in punto di morte si converte al cristianesimo), in cui Monti immagina che Dio accoglie Ugo in cielo, ma prima è costretto ad ammirare dall’alto la Francia e i delitti commessi. Dal 1797 al 1799 Monti vive a Milano, dove influenzato dal clima napoleonico, dedica a Napoleone l’opera “La musogonia” (nascita delle Muse). Fino al 1801 risiede a Parigi dove traduce in ottave “La pulcella d’Orleans” di Voltaire, poema satirico dedicato a Giovanna d’Arco, bersaglio dell’illuminista Voltaire in quanto rappresentativa del tradizionalismo cattolico. Monti compie la traduzione riproducendo la comicità irriverente dell’originale, di netto orientamento anticlericale. Tornato a Milano, nel 1810 traduce l’ “Iliade” di Omero, Monti non conosceva il greco e si servì dunque di traduzioni latine. Nonostante Monti fosse purista la traduzione è alla portata di tutti, è divulgativa. Nel 1815-16 scrive “Il mistico omaggio” e “Il ritorno di Astrea” tentando di conquistare la fiducia degli austriaci. Nel 1825 compone il carme “Sulla mitologia”; infine nel 1828 muore a Milano.

VITTORIO ALFIERI

1749 Vittorio Alfieri nasce ad Asti da una ricca famiglia nobile, vive con il patrigno e i fratellastri;
1758-66 frequenta l’Accademia di Livorno (di cui parlerà malissimo, dicendo che furono anni di non-studi in cui non apprese nulla);
1766-68 compie viaggi in Italia e all’estero (Francia, Inghilterra, Olanda, Austria, Germania) e ha una turbinosa relazione con Penelope Pitt (quando lei lo lascia pensa di suicidarsi, figura dell’eroe romantico, ma poi non lo fa);
1770 sosta alcuni anni mesi in Piemonte dove legge le “Vite parallele” di Plutarco e decide di imparare l’italiano;
1773 compone un saggio di Giudizio Universale in francese contro la nobiltà torinese ignorante;
1774 compone la prima tragedia “Cleopatra” (aspetto romantico) per una sua amante ammalata;
1775-82 compone 19 tragedie (tra cui Saul, re ebreo che guida l’esercito contro i Filistei, si punisce perché viene a sapere che David diverrà re e si getta tra l’esercito nemico);
1776-77 incontra Luisa Stolberg, contessa d’Albany che diverrà la sua compagna fino alla morte;
1778 scrive il poemetto “Della tirannide”;
1781-92 vive con la Stolberg suscitando scandalo, dapprima a Roma poi a Parigi;
1803 trascorre a Firenze gli ultimi anni e infine muore l’8 Ottobre.
Tutto è aleatorio, non è concreto, non è reale (per questo né Foscolo né Alfieri possono definirsi romantici) non è l’intellettuale impegnato, rifiuto teorico della realtà.
Caratteristiche di Alfieri:
• Atteggiamento eroico-titanico
• Aspetto libertino
• Rapporto negativo con la tirannide
• Figura dell’eroe che non combatte e si suicida
• Posizione astratta (ontologica), nessun cambiamento per la società
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