Uno studente su 2 pronto a morire per la libertà

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

foto di studenti come i partigiani morirebbero per la libertà

In occasione del 70° anniversario della liberazione del 25 aprile, al Quirinale si è svolta cerimonia di premiazione per il concorso "Dalla Resistenza alla Cittadinanza Attiva", indetto dal Miur e A.N.P.I, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. La cerimonia è stata presenziata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal ministro dell'Istruzione Stefania Giannini. Gli studenti delle scuole, coinvolte a partecipare al concorso dalla Direzione Generale per lo Studente, l'Integrazione e la Partecipazione del Miur, hanno ricevuto direttamente dal ministro e dal Presidente il premio per il loro lavoro e Skuola.net era lì per raccontarvi l'evento.


Cosa pensano i ragazzi sul sacrifico per la libertà?

MATTARELLA: LA COSTITUZIONE UNA REALTA' VIVA - Durante la cerimonia il Presidente Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni del 70° anniversario del 25 Aprile, ha ricordato il sacrifico dei partigiani "ricordare l'operato dei partigiani e la loro morte". Rivolgendosi proprio agli studenti ha posto ricordato come la cittadinanza attiva sia un modo per evitare di "costringere i giovani al sacrificio per ottenere libertà e democrazia". Il presidente della Repubblica ha poi incaricato proprio gli studenti di impegnarsi per difendere la libertà con impegno "agli studenti di oggi il compito della responsabilità di un segmento della sorte comune". In chiusura ha sottolineato quanto oggi sia importante la difesa della Costituzione, che rappresenta "una realtà viva".



Ascolta l'intervista ad altri studenti che hanno partecipato al concorso nazionale sulla Resistenza

25 APRILE: VIVERLO CON CONSAPEVOLEZZA - Nel corso della manifestazione ci sono stati gli interventi del Presidente ANPI Carlo Smuraglia(Associazione nazionale Partigiani d'Italia), che ha ricordato ai ragazzi l'importanza degli uomini del passato, e del loro sacrificio e il loro impegno nella conquista della libertà. Il ministro Stefania Giannini intervenuta all'evento ha ricordato agli studenti il ruolo della storia e ha chiesto loro di affrontare questa celebrazione con consapevolezza, cercando di vivere la giornata del 25 aprile con forte emozione.


L'intervista ai vincitori delle scuole medie del concorso nazionale sulla Resistenza

Tutte le foto dell'evento

Skuola.net è stata al Qurinale per raccontarvi l'evento a cui hanno preso parte il presidente della Repubblica Sergio...

Posted by Skuola.net on Venerdì 24 aprile 2015

LA RESISTENZA DEGLI STUDENTI - E proprio in occasione del 70° anniversario della Liberazione e della premiazione degli studenti al Quirinale, vi abbiamo chiesto che idea avete voi del 25 Aprile e della libertà più in generale: 1 studente su 2 non solo sarebbe disposto a combattere, ma persino a morire pur di non rinunciare alla sua libertà. A minacciarla più di tutto sarebbe il controllo dell'informazione per il 24% dei ragazzi, anche se sono in tanti a sentirsi messi in pericolo dalla minaccia del terrorismo (22%). In ogni caso i ragazzi non potrebbero proprio sentirsi liberi senza sapersi uguali di fronte alla legge, o almeno così dice il 31% di loro. Il senso del 25 Aprile, Festa della Liberazione, è è vissuto in maniera molto forte, tanto che il 76% afferma che è importantissimo ricordarlo e celebrarlo ogni anno. Evidentemente la scuola ha giocato un ruolo importante nel trasmettere l'importanza della Festa e infatti oltre il 60% degli studenti afferma che almeno una volta i loro prof si sono fermati a parlarne. Questo anche se molti pensano che la scuola non riesca davvero a educare cittadini liberi (74%). È quanto avete raccontato voi stessi rispondendo a una nostra indagine.

MORIREI PUR DI RIMANERE LIBERO - Mettiamo che il nostro Paese sia minacciato da una qualche forza nemica, cosa farebbero i nostri giovani? Il 54% non ci pensa due volte: sarebbe disposto a combattere e morire pur di non vedersi negata la libertà. Una percentuale in realtà composta da un 30% che lotterebbe per il solo ideale di libertà e un altro 24% che combatterebbe solo se ci fosse una minaccia di pericolo reale per se' e per i suoi familiari o amici. Non manca chi, molto meno patriottico, risponde che non sarebbe disposto a dare la vita per la libertà o tanto meno per il suo Paese (17%), ne chi non sa cosa rispondere (29%). A giocare un ruolo importante nella risposta è l'origine dei ragazzi. Infatti, tra chi sarebbe disposto a morire solo se fosse minacciato direttamente c'è un numero alto di italiano, mentre tra chi invece non sa cosa rispondere alla domanda c'è una forte percentuale di non italiani nati all'estero.

TOCCATEMI TUTTO, MA NON L'INFORMAZIONE - Ma c'è qualcosa da cui si sentono minacciati i ragazzi? Sì, e su tutti è la paura del controllo dell'informazione. Evidentemente i fatti di Charlie Hebdo che hanno messo a rischio la libertà di espressione hanno influenzato in questo senso il 24% degli studenti che ha risposto così e forse anche il 22% che ha paura di una minaccia terroristica, anche se solo il 3% vede la propria libertà minacciata da una possibile guerra. Esiste comunque un 12% di studenti che invece vede la propria libertà messa a repentaglio dalla corruzione, seguito da un 7% che dà questo ruolo agli interessi finanziari mondiali e da un altro 7% per cui la minaccia vera è rappresentata dalla malavita organizzata. I precari equilibri internazionali mettono a rischio la libertà per il 6% degli studenti, mentre per una stessa percentuale a farlo è una distribuzione ingiusta del denaro.

SIAMO TUTTI UGUALI - Un Paese è libero quando si preservano delle libertà che non possono assolutamente essere toccate. La prima fra tutte per il 33% dei ragazzi è il sentirsi uguali di fronte alla legge. La libertà d'espressione e la legalità sono assolutamente importanti per il 18% e il 16% degli studenti, mentre a ritenere intoccabile la cultura e l'informazione è il 10%. Avere una Costituzione è imprescindibile per uno Stato libero solo per il 5% dei ragazzi, e in egual percentuale lo è la tolleranza. Preservare la libertà di culto è fondamentale solo per il 3%, mentre non si dà la benché minima importanza al voto. A farlo è solo l'1% degli intervistati. Anche in questo caso l'origine dei ragazzi ha avuto un ruolo nelle loro risposte: tra chi ha dato molto peso alla legalità c'è una buona percentuale di italiani, mentre tra chi lo ha dato all'assistenza sanitaria e alla libertà di culto ci sono molti non italiani nati in Italia.

SI AL 25 APRILE - In ogni caso il 25 Aprile è ancora un Festa degna di essere ricordata e celebrata per il 93% degli intervistati, anche se questa percentuale è composta da un 76% che dà vera importanza all'evento e un altro 17% per cui invece il 25 Aprile è degno di essere celebrato solo perchè è un'opportunità di vacanza dalla scuola. Solo per l'8% la Festa della Liberazione non ha più senso, anche se fra chi ha risposto in questo modo c'è una buona percentuale di non italiani nati all'estero.

LA SCUOLA AIUTA - Un ruolo fondamentale nella costruzione dell'ideale di libertà e di importanza data alla Festa della Liberazione ce l'ha la scuola: il 61% degli studenti afferma che i loro prof si sono fermati almeno una volta a parlarne con loro. In ogni caso il 21% crede gli insegnati debbano dare maggior spazio all'insegnamento della Resistenza e a quello di tutta la storia del '900. Addirittura, il 31% crede che si debba studiare dando maggior spazio alle testimonianze e recandosi nei luoghi della Resistenza e un 27% ritiene si debba farlo grazie al supporto di film e documentari. Solo per il 9% si dovrebbe dare meno spazio a questa parte della storia in favore dell'attualità, anche se, pure in questo caso, chi ha riposto in questo modo è un buon numero di non italiani nati in Italia.

LIBERI, MA NON GRAZIE ALLA SCUOLA - Peccato che, in ogni caso, i ragazzi che pensano che la scuola non riesca a educare cittadini liberi sono comunque parecchi, il 74%. Questa percentuale è composta da un 45% che ritiene che i prof siano troppo attaccati ai programmi per fermarsi a farlo e un altro 29% di chi pensa che potrebbero fare di più. C'è invece un 13% di ragazzi che raccontano come i prof li educhino a diventare cittadini liberi attraverso ore di lezione dedicate e una stessa percentuale di chi afferma che i suoi insegnanti lo facciano facendo studiare loro il passato.

Serena Rosticci

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