Matematica: ecco cosa influisce sull’apprendimento

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Di Redazione
Matematica: ecco cosa influisce sull’apprendimento

La matematica, lo sanno tutti, non è sempre facile da comprendere. Legato a questo tema si è svolto un convengo con contributi di esperti e analisti in merito ad alcune delle competenze rilevate dalle indagini internazionali OCSE e IEA che focalizzano l’attenzione sul rapporto tra i risultati (presentati lo scorso dicembre) e le variabili di contesto. Nello specifico per quanto riguarda le indagini IEA TIMSS (trends in international mathematics and science study) e TIMSS Advanced all’interno del convegno gli interventi nel corso del Convegno vertono sull’incidenza di comportamenti e contesti di apprendimento degli studenti sullo sviluppo delle competenze in Matematica. Ecco cosa è venuto fuori!

I compiti a casa e l’apprendimento della Matematica

Se sei convinto che più tempo trascorri facendo i compiti e maggiore sarà il tuo apprendimento, è bene dare un’occhiata ai risultati dell’indagine presentata all’interno del convegno. Tra le due cose, c’è certamente una relazione, ma non può essere ingabbiata nella convinzione sopra espressa. Nel lavoro condotto dai ricercatori dell’Istituto Invalsi, infatti, è venuto fuori che la performance degli alunni, in relazione al tempo dedicato ai compiti a casa, risulta differenziata a seconda che si tengano sotto controllo le risorse possedute dallo studente nella propria casa e/o il livello di prestazione in ingresso (voto di matematica del primo quadrimestre). Insomma, sull’apprendimento incidono diversi fattori come la preparazione e le risorse di cui si dispone.


Le abilità cognitive e non cognitive

C’è certamente, come detto, una relazione tra il tempo che si dedica ai compiti e l’apprendimento finale. Nonostante questo non è possibile affermare che è la quantità di ore che determina un maggiore o minore apprendimento. Molto plausibile, però che gli studenti più bravi abbiano bisogno di meno tempo per fare i compiti. A incidere sono le abilità cognitive, ma anche quelle non cognitive. Tra queste ultime ci sono l’ansia (sicuramente deleteria) e l’autoefficacia, ovvero il sentirsi capaci di affrontare un compito specifico. Tale capacità è basata su esperienze precedenti ma influisce su quelle future.
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21 ottobre 2019 ore 15:00

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