Scuola in bolletta, cancelli chiusi se non paghi

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

foto di contributo scolastico, se non lo paghi a Napoli non puoi andare a scuola

No contributo, no scuola. Sembra uno slogan pubblicitario, invece si tratta dell’ultimatum lanciato da un istituto per i servizi all’enogastronomia e ospitalità alberghiera di Napoli a tutti gli studenti che non hanno ancora versato il loro contributo scolastico volontario di 180 euro. E se tutte le volte che abbiamo letto minacce del genere, poi sono rimaste solo tali, la scuola in questione la sua promessa l’ha mantenuta: i minorenni entrano, ma vengono accompagnati in classi diverse dalla loro, i maggiorenni invece nella scuola non possono proprio metterci piede. O almeno è quello che i genitori dei ragazzi segnalano a Skuola.net. “Sono costretta a comportarmi in questo modo – dichiara la preside dell’istituto a Skuola.net – se non lo facessi dovrei chiudere la scuola domani: non abbiamo i fondi per continuare e il Ministero non ci aiuta”.

MAMMA, NON MI FANNO ENTRARE - A raccontarci la vicenda è in particolare un genitore di uno studente al quinto anno: “Il primo giorno di scuola l’appello è servito solo a separare chi aveva pagato il contributo al momento dell’iscrizione da chi non l’aveva fatto. Poi mi è arrivata la telefonata dell’istituto: se non avessi versato la somma richiesta, mio figlio non avrebbe potuto frequentare. Un paio di giorni è rimasto a casa, poi lo hanno fatto entrare. Ora mi ha chiamato di nuovo raccontandomi che gli hanno sbarrato nuovamente la strada all’ingresso. Che cosa devo fare? Quest’anno deve anche sostenere l’esame di Maturità…”.

NIENTE SCUOLA SE NON PAGHI - E il racconto ci viene confermato anche dall’ufficio della didattica della scuola: “Il consiglio d’Istituto – dicono – ha approvato un documento che esenta dal versamento del contributo scolastico solo chi ha un Isee pari a zero. Tutti gli altri devono pagare e se non lo fanno, chi ha meno di 18 anni viene fatto entrare a scuola e accompagnato in una classe diversa dalla sua, chi invece alla maggiore età ci arriva non può entrare affatto”.

Hai dubbi? Scopri cosa dice il Miur riguardo ai contributi scolastici

SENZA CONTRIBUTO NON VIVIAMO - Ma la preside si guarda bene dal confermare questa versione e ci tiene molto, invece, a spiegare in che condizioni versa la sua scuola nonostante il Miur abbia aumentato l’Ffo, il Fondo di funzionamento ordinario: “Il Ministero non ci manda i soldi necessari alla sopravvivenza. Abbiamo 6 laboratori di cucina, sa cosa significa? È come se avessimo all’interno dell’Istituto altrettanti ristoranti. E hanno un costo. Senza il contributo scolastico dovremmo chiudere seduta stante”. E poi continua: “Mi rendo conto che stiamo parlando di scuola pubblica, ma viviamo di questo. E non è vero che non veniamo incontro a chi non ce la fa”.

Insomma, una scuola con una situazione difficile con una preside che ce la mette tutta per aiutare i ragazzi e le loro famiglie. Anche se con un modo un po’ particolare: “Se un genitore mi fa una dichiarazione nella quale afferma di essere impossibilitato a pagare – dice la preside - per me va bene, basta che ho tutto scritto perché mi devono tornare i conti. Ma sa, io i miei alunni li ho tutti su Facebook e se vedo che questa estate l’hanno passata a Palma de Maiorca o che si sono appena comprati l’iPhone, per me possono permettersi di pagare 180 euro”.

HAI 18 ANNI? PUOI LAVORARE - E riguardo la questione dei ragazzi che non vengono messi nelle condizioni di seguire le lezioni? “Non è vero – continua la dirigente – i minorenni entrano in classe come sempre. Stiamo ristrutturando la scuola, è normale che li spostino di classe. Invece i maggiorenni per me possono andare a lavorare”. Un’affermazione forte la sua, tanto che poi prova a recuperare: “Se le famiglie non pagano il contributo, i ragazzi possono pure entrare lunedì a scuola, ma non possono comunque frequentare i laboratori di cucina, né fare l’alternanza scuola – lavoro”. Con buona pace del diritto all’istruzione.

SE LA SCUOLA NON CE LA FA - “Il fatto di Napoli purtroppo è solo la punta di iceberg di una guerra tra poveri che vede le famiglie contrapporsi alle scuole in bolletta – dichiara Daniele, admin di Skuola.net - Sono anni infatti che il fondo destinato alle spese di funzionamento è 150-200 milioni in meno rispetto a quello che sarebbe necessario. Così la differenza ce la mettono le famiglie sotto forma di carta igienica, risme di carta e, appunto, denaro sonante versato come contributo scolastico, volontario su carta ma obbligatorio nei fatti. Con la Buona Scuola il Fondo di Funzionamento è passato a 233 milioni di euro, ma secondo il presidente dell'Associazione Nazionale Presidi ne servirebbero almeno 320. E il timore è che abbia ragione, visto i fatti a cui stiamo assistendo”.

Serena Rosticci

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