Fuori in 180 secondi: colloqui con i genitori da "speed date"

Andrea Carlino
Di Andrea Carlino

In un istituto di Padova si punta a un record mondiale. No, non si parla di sport, ma di scuola, precisamente di colloqui scuola-famiglia. I docenti dovranno assumere le sembianze di Usain Bolt e realizzare dei colloqui con i genitori a tempo di record, precisamente in 180 secondi.
Per evitare lungaggini, file interminabili, il preside ha deciso che gli incontri con i genitori abbiamo un limite temporale.

Colloqui con i genitori? 3 minuti a studente

Solo 3 minuti per per salutare, inquadrare lo studente, spiegarne pregi e difetti scolastici, e congedarsi. Così si potranno fare 20 colloqui in un'ora. Il polo didattico cerca così di accontentare tutti, perché il tempo è poco, le richieste di interloquire con i professori molte, e quindi dalla direzione hanno pensato di inviare una raccomandazione scritta all’intero corpo docente. Come si fa a inquadrare la situazione scolastica di un alunno in 180 secondi? Questa è la domanda che si sono posti tanti docenti: "Impossibile instaurare l'indispensabile rapporto genitori-docenti", spiega Alessandra Ceneri dell'Adi. L'Anp, però, parla di "indicazione": "Nessun docente impugnerà il cronometro". La preside difende così la scelta: "Non potevo fare diversamente. E poi i tre minuti non vanno presi alla lettera, è una media. Alcuni dureranno cinque minuti, altri uno. Inoltre bisogna tener conto che con il registro elettronico i genitori sono informati in tempo reale sull'andamento dei loro figli".

Colloqui scuola - famiglia, dritti al punto

Il colloquio scuola-famiglia, però, sarà rapido, ma non superfluo. Il dialogo in presenza resta comunque importante, interpretato come risorsa da sfruttare al meglio da parte tanto dell'insegnante quanto del genitore. Sarà necessario, dunque, che il docente abbia un'elevata capacità di ascolto e comprensione empatica, che si presenti come autorevole, ma non autoritario. Agli occhi dei genitori (e degli alunni), l'insegnante diventa credibile nella misura in cui appare disponibile e sensibile nei confronti degli studenti. Dall'altra parte, invece, sarà importante sottolineare che tutti i pareri sono personali e non sono verità assolute e incontrovertibili. Mettersi in gioco anche in questo caso può essere un'ottima strategia di comunicazione per evitare conflitti e malintesi. Mai, dunque, scambiarsi accuse reciproche, ma solo idee. Non partire aggressivi pensando di avere ragione e che il docente si stia comportando male nei suoi confronti. Giusto esprimere il proprio punto di vista, ma con educazione. Necessario, dunque, collaborare in armonia senza nemmeno mettere in cattiva luce gli altri studenti (il classico "c'è disparità di trattamento tra me e gli altri"). Evitare, se non giustamente motivato, criticare il carico di compiti o affermare che il voto dato nel compito in classe è ingiusto. Va bene difendere le proprie opinioni, ma non in termini polemici e senza costrutto.

Il dialogo tra scuola e famiglia, dunque, necessario per la crescita culturale e per la formazione dei giovani, rappresenta un momento imprescindibile del progetto educativo da attuare con modalità di informazione, comunicazione e collaborazione serena e costruttiva.

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