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Le teoria di Wegener


Una delle più importanti teorie scientifiche di questo secolo riguarda la struttura della Terra e i meccanismi che determinano la forma dei continenti; essa ci mette in grado di interpretare e leggere il paesaggio, considerando la sua storia passata e ci permette anche di prevederne il futuro. Per secoli gli scienziati hanno creduto che la crosta terrestre, e in particolare i continenti, fossero fermi e stabili, finché emersero reperti (paleontologici e geologici) che misero in crisi questa ferma convinzione.
Il primo che osò andare contro l’opinione corrente del suo tempo fu Alfred Wegener, un geologo tedesco, che nel 1912 espose una teoria sulla deriva dei continenti secondo la quale le terre emerse si comportavano un po’ come degli zatteroni che si muovevano sopra il fondo oceanico. Accettando questa ipotesi si riusciva a spiegare fenomeni quali la possibilità di unire i contorni di tutte le terre emerse come fossero tessere di un puzzle, o la presenza di resti fossili di animali identici in continenti oggi lontanissimi e popolati da una flora e una fauna diverse. La teoria di Wegener però non fu mai accettata completamente dagli scienziati perché priva di una convincente spiegazione sulle possibili cause del moto dei continenti.
La geologia si serve dell’aiuto di numerose scienze ausiliarie tra cui la storia e la geografia. Si occupa di avvenimenti lontani nel tempo milioni di anni, al fine di comprendere la struttura attuale del continente europeo. Infatti, così come per comprendere la disposizione e i confini attuali degli Stati è necessario conoscere gli avvenimenti della storia dell’Uomo, allo stesso modo, per capire come e perché una certa regione sia montuosa mentre un’altra si presenta ricca di laghi, è necessario conoscerne la storia geologica.
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