
Pensare che l’università sia una cosa “solo da ventenni” significa essere fuori dal tempo. Perché oggi negli atenei italiani cresce la platea degli studenti over 40: persone che hanno già un lavoro, una famiglia, magari anni di esperienza alle spalle, ma che decidono comunque di rimettersi sui libri.
C’è chi lo fa per realizzare un sogno lasciato in pausa, chi per cambiare strada, chi per migliorare la propria posizione lavorativa, chi per avere più titoli nei concorsi o semplicemente per il piacere di imparare qualcosa di nuovo.
Insomma: non è mai troppo tardi per tornare in aula, anche quando il diploma è un ricordo lontano.
In 10 anni gli studenti over 40 sono raddoppiati
Dieci anni fa gli iscritti all’università con almeno 40 anni erano poco più di 61mila, pari al 3,7% della popolazione accademica. Oggi, secondo i dati del Ministero dell’Università e della Ricerca, sono diventati 133.079: più del doppio, cioè il 6,4% del totale degli studenti.
È vero: una parte importante di questa crescita passa dalle università telematiche, che per chi lavora o ha poco tempo sono spesso più facili da gestire. Ma anche togliendo le telematiche dal conto, restano quasi 20mila studenti over 40 iscritti negli atenei tradizionali.
Alla Statale di Milano, per esempio, la quota di iscritti over 40 è salita dal 3,9% al 4,6% nell’arco di dieci anni. All’Università di Ferrara la crescita è particolarmente evidente in aree come Ingegneria, Neuroscienze e Scienze mediche, dove gli studenti senior sono raddoppiati.
Anche all’Università del Salento la percentuale è passata dal 3% al 4%.
E poi c’è Bologna, dove l’Alma Mater conta 3.150 matricole “senior”: un dato mai raggiunto prima. A marzo l’ateneo ha persino organizzato un incontro dedicato proprio a loro, con oltre 800 partecipanti arrivati da tutta Italia.
Per molti adulti l’università non è solo un titolo da mettere sul curriculum, ma anche una forma di riscatto personale.
La maggior parte degli studenti over 40 a Bologna si concentra nelle aree umanistiche, ma non mancano iscritti in settori molto legati alla carriera e alla riqualificazione professionale. Circa 400 frequentano Scienze dell’educazione, mentre oltre 300 sono iscritti in ambito medico.
Anche l’Università di Firenze sta osservando il fenomeno con attenzione. L’aumento degli iscritti con più di 40 anni viene letto come il segnale di un nuovo interesse verso l’alta formazione: non solo per motivi professionali, ma anche per cultura personale, aggiornamento e curiosità intellettuale.
Il boom, in particolare, si è fatto sentire negli ultimi cinque anni. Nelle lauree a ciclo unico la quota di studenti senior è salita dall’1,9% al 2,5%, mentre nelle magistrali è passata dal 3,5% al 4,9%.
Tradotto: spesso si tratta anche di specializzarsi, aggiornarsi o completare un percorso lasciato in sospeso.
Nuova "linfa" per le università
Per le università, tra l’altro, questo nuovo pubblico può diventare sempre più importante. Con il calo demografico che nei prossimi anni rischia di ridurre il numero di giovani matricole, gli atenei guardano con maggiore attenzione anche agli studenti adulti.
Per intercettarli davvero, però, servono strumenti pensati sulle loro esigenze: maggiore flessibilità, una didattica più accessibile, percorsi compatibili con chi deve incastrare lezioni, lavoro, famiglia e vita quotidiana.
Perché tornare all’università dopo i 40 anni non è proprio una passeggiata. Serve costanza, serve tempo, serve anche una buona dose di testardaggine.
Lato atenei, invece, serve un cambio di passo: rendere davvero possibile questa scelta, accompagnando gli studenti adulti con servizi, orari e modalità didattiche più adatte.
Solo così il ritorno sui libri può smettere di essere un percorso a ostacoli e diventare un’opportunità concreta, sia per chi ricomincia sia per le università stesse.