
La tesi iniziata e mai finita. Gli ultimi esami che sembrano sempre più pesanti dei primi. Il traguardo vicino, ma la sensazione di non riuscire più a muoversi.
È una condizione che molti studenti universitari conoscono bene: il momento in cui il percorso non è più all’inizio, ma proprio per questo sembra diventare più difficile. Non manca necessariamente la voglia di laurearsi. Spesso manca la forza di ripartire.
Dentro questa zona sospesa si inserisce una preghiera dedicata agli studenti “bloccati con la tesi e gli esami”, che sta circolando online e che intercetta una sensazione molto precisa: vedere la meta, ma sentirsi fermi.
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Indice
“Vedo la meta, ma mi sento bloccato”
Il video - che mostra Suor Angela recitare una preghiera per gli studenti in preda all'ansia - inizia così: “Signore Gesù, vedo la meta, ma mi sento bloccato”.
È forse il passaggio più riconoscibile. Perché il blocco da tesi non nasce sempre dalla mancanza di obiettivi. Anzi, spesso accade il contrario: l’obiettivo è chiarissimo, quasi troppo vicino. Proprio per questo può fare paura.
Poi la preghiera continua: “La mia mente è confusa, il cuore è stanco”. Due immagini semplici, ma molto concrete. Da una parte la confusione mentale, quella che rende difficile organizzare capitoli, fonti, bibliografia, scadenze.
Dall’altra la stanchezza emotiva, che arriva dopo anni di lezioni, sessioni, appelli, rinunce e aspettative accumulate.
Il blocco universitario, infatti, non è solo un problema di metodo. A volte è anche il risultato di una pressione lunga, silenziosa, che si presenta proprio quando bisognerebbe chiudere il percorso.
La tesi come ostacolo finale
La tesi dovrebbe essere il momento conclusivo, quello in cui mettere ordine a ciò che si è imparato. Ma per molti studenti diventa un ostacolo enorme.
C’è chi non riesce a scegliere il taglio giusto, chi si perde nella ricerca delle fonti, chi rimanda l’invio del primo capitolo, chi apre il file e resta fermo davanti alla pagina bianca. Poi passano i giorni, le settimane, a volte i mesi. E più il tempo passa, più ricominciare sembra complicato.
Non è un caso che nella preghiera si chieda: “Guidami nello studio, illumina le parole della tesi o degli esami, sostieni ogni mio passo verso il traguardo”.
Il punto non è soltanto “studiare di più”. È ritrovare una direzione. Capire da dove ripartire, anche con un gesto piccolo: una pagina, una mail al relatore, un piano di studio, un esame prenotato.
Gli esami mancanti e la paura di non farcela
Il testo parla anche di chi deve ancora chiudere gli ultimi esami: “Con te posso rialzarmi, ripartire e riprendere a scrivere la mia tesi o a finire gli esami che mi mancano”.
Anche questo è un passaggio molto vicino alla vita universitaria reale. Gli ultimi esami, spesso, non sono più semplici solo perché sono gli ultimi. Possono diventare i più carichi di ansia, perché sembrano separare lo studente dalla laurea, dal lavoro, dalle aspettative della famiglia, dal confronto con gli altri.
In quella fase, ogni appello saltato pesa di più. Ogni rinvio sembra una conferma di non essere abbastanza pronti. Ogni ritardo rischia di trasformarsi in senso di colpa. La preghiera, in questo senso, dà voce a una richiesta molto umana: non restare fermi.
“Aiutami a non rimanere sempre bloccato”
Uno dei passaggi più diretti arriva nella parte finale: “Aiutami a non rimanere sempre bloccato e a cominciare a camminare”.
È una frase semplice, ma centra bene il nodo. Quando uno studente si sente bloccato, spesso il problema non è fare tutto subito. È tornare a muoversi.
Il primo passo può essere minuscolo: rileggere l’indice della tesi, sistemare un paragrafo, chiedere un confronto, riprendere gli appunti, fissare una tabella di marcia realistica. Ma serve interrompere l’immobilità.
Il bisogno di sentirsi sostenuti
La preghiera chiede anche di tornare a credere nelle proprie capacità: “Aiutami [...] a credere nelle mie capacità”.
Ed è un altro punto centrale. Perché il blocco non riguarda solo l’organizzazione dello studio. Riguarda anche l’autostima.
Quando il percorso universitario si allunga, è facile sentirsi indietro. Si vedono amici laurearsi, compagni iniziare un master, colleghi trovare lavoro. Il confronto diventa continuo e può far sembrare il proprio ritardo una sconfitta personale.
Ma non tutti i percorsi hanno lo stesso ritmo. C’è chi lavora mentre studia, chi affronta problemi familiari, chi attraversa periodi di ansia, chi semplicemente ha bisogno di più tempo per chiudere.
Riconoscerlo significa smettere di trasformare ogni difficoltà in una colpa.
Una preghiera, ma anche uno specchio
Il linguaggio del video è religioso, ma il tema che porta alla luce è molto più ampio. La tesi e gli ultimi esami non sono solo prove accademiche: spesso diventano il punto in cui si concentrano aspettative, paura del futuro, pressione sociale e bisogno di dimostrare qualcosa.
Per questo una frase come “vedo la meta, ma mi sento bloccato” riesce a parlare anche a chi non si riconosce necessariamente nella preghiera. Perché descrive una condizione emotiva precisa: essere vicini al traguardo e, proprio per questo, sentirlo più pesante.
Alla fine, il messaggio più utile forse è proprio quello: non serve risolvere tutto in un giorno.