app mate studenti
Fonte foto: Il Corriere della Sera

Le intuizioni migliori nascono spesso per caso. Poi ci sono quelle che scaturiscono dall'esasperazione: vale a dire quando proprio non ce la fai più a sopportare una situazione che - il più delle volte - ti è stata imposta.

Nessuno sceglie davvero i propri coinquilini: li trova già in casa, e - quando va bene - sono persone a modo. Quando va male, invece, ti ritrovi degli estranei che dormono nel tuo soggiorno.

Come quella mattina in cui Giada, studentessa fuorisede dell’Università Cattolica, ha fatto colazione con dei perfetti sconosciuti. Quando si è svegliata ha trovato un ragazzo che dormiva sul pavimento, sul divano ce ne erano altri due, in preda ai postumi di un aperitivo durato un po’ troppo.

Erano gli amici della sua coinquilina. Peccato che Giada, suo malgrado costretta a condividere la colazione con i tre, non sapesse nemmeno chi fossero. Da quella colazione è nata Mate: la prima app che permette agli studenti di trovare casa partendo dal coinquilino giusto, e non il contrario.

Indice

  1. Dall'esasperazione nascono i fior
  2. Come funziona Mate

Dall'esasperazione nascono i fior

Il pensiero che le è venuto, in quel momento, è stato: “Va bene il bisogno di condividere le spese con qualcuno, d'accordo adattarsi, ma forse, quando si prende casa, sarebbe meglio sapere prima insieme a chi si va a stare” spiega Giada Gasparri a Il Corriere della Sera.

Così nasce Mate, un progetto ideato dalla studentessa e altri suoi compagni di avventure in quel della Cattolica. Giada Gasparri e Michele Scarinzi, entrambi di Sondrio, scesi a Milano per l'università, che hanno curato il marketing

Mattia Siri, di Magenta“l'amico nerd”, l'unico milanese del gruppo – che ha gestito la parte tecnica. E Ludovico Pravato, da Venezia. Il più grande ha 24 anni. 

“Sono arrivata a Milano dopo le scuole superiori, per studiare Finanzaracconta Giada. Andai a convivere con una mia amica. Eravamo molto legate, ma ho scoperto che l'amicizia non si traduce per forza in una convivenza felice.

Anzi, si rischia di rovinare i rapporti. Avevamo abitudini ed esigenze diverse. Parlando con altri compagni di studio sentivo storie di qualunque genere: litigi su orari, cibo, igiene, stili di vita. 

E a Milano, poter stare da soli è un lusso che pochi si possono permettere, a meno che non si abbia qualche familiare con la casa in città.

Conosco gente di 30 anni che lavora, ma non arriva a mille euro di stipendio al mese e che per questo vive ancora in abitazioni anche con altre cinque o sei persone; lì è nata Mateapp, adesso è già un sito web, e a giorni arriva anche l'app”.

Come funziona Mate

Il meccanismo di Mate funziona come una piattaforma di dating – foto del profilo inclusa. Chi cerca casa compila un questionario: budget, abitudini, priorità domestiche.

Quanto tempo passi in casa? Quanto conta per te la pulizia? Lo stesso fa chi offre una stanza, con tanto di proposta economica. Se c'è interesse reciproco, un algoritmo calcola un indice di compatibilità tra le due persone. Prima si scopre con chi si vive, poi si firma il contratto.

Perché il problema, nella ricerca di un alloggio condiviso, non è solo trovare quattro mura a un prezzo accettabile. È sopravvivere a chi ci abita dentro.

“Nel mondo della ricerca degli alloggi per gli universitari regna il caos – conferma Michele Scarinzi. A Milano come nel resto del mondo, l'ho constatato di persona a Lisbona. Ho avuto la fortuna di trascorrere un periodo a Rio De Janeiro, lì stavo in un resibdence, e penso che Mate possa funzionare anche in quel caso”

La fretta di sistemarsi a prezzi sostenibili, la giungla degli annunci: “Ci si butta a capofitto tra gli annunci sui social, su Marketplace, ma la fretta, in questi casi, è la peggior nemica. Ci si trova in casa, a volte addirittura nella stessa stanza, con persone dallo stile di vita opposto al proprio.

Chi lavora in smart, per esempio, trascorre molto tempo in casa, a quel punto è meglio saperlo prima; chi ama il silenzio non andrà d'accordo con un festaiolo”.

L'idea ha già convinto qualcuno che conta: Mate ha vinto l'Italian Student Pitch per le startup emergenti. Michele, per seguire il progetto, ha rinunciato a un lavoro all'estero. Dice che molti lo prendono per matto. Ride: “Il tempo mi darà ragione”.

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