
Senza documenti e senza soldi, dice di aver perso la memoria. Da oltre un mese un uomo che dice di essere svedese vive all'aeroporto di Capodichino, a Napoli, in una situazione che ricorda quella di Tom Hanks in The Terminal.
La storia, raccontata da Repubblica, è arrivata fino al console onorario della Svezia a Napoli, che ha lanciato un appello per riuscire a identificarlo.
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Capodichino è diventato il suo unico rifugio
Tra i pochi ricordi che gli restano, l'uomo dice di chiamarsi Daniel e di essere svedese. Ha circa trent'anni e passa le sue giornate nello scalo napoletano senza effetti personali né denaro. A tutti racconta la stessa cosa: ha perso la memoria e l'unico ricordo che gli resta è di essere svedese.
Di notte, però, l'aeroporto non è casa sua. Capodichino apre alle 3.30 e chiude alle 22.30, senza possibilità di restare dentro: nelle ore di chiusura l'uomo si arrangia nei dintorni.
Come Tom Hanks in The Terminal
Il paragone con il film di Steven Spielberg viene quasi spontaneo. Lì Tom Hanks resta bloccato in aeroporto, sospeso tra una destinazione che non riesce a raggiungere e un Paese in preda a un colpo di Stato.
Anche lo svedese di Capodichino vive in una specie di limbo. Seguendo in qualche modo il personaggio del film, ha trovato nella comunità dell'aeroporto un rifugio solo temporaneo.
La differenza sta in quello che lo tiene fermo. Nel suo caso restano da ricostruire un'identità e un passato: al console ha detto di essere svedese e di non ricordare nulla sulla propria identità.
I lavori alla pista cambiano tutto
Ora la situazione si complica. Dal 1° novembre, l'aeroporto è chiuso ai passeggeri per i lavori alla pista, mentre non si sa ancora dove andrà l'uomo che finora ha abitato lì.
La sua presenza a Capodichino non è una novità per le autorità. "Le prime segnalazioni risalgono alla metà di ottobre, quando l'uomo si trovava già a Capodichino da una decina di giorni", ha raccontato a Repubblica Pierluigi Petrone, console onorario della Svezia a Napoli.
Sul resto della vicenda le risposte mancano ancora. "Come sia arrivato qui e perché continui a restarci non lo sappiamo", ha ammesso lo stesso Petrone.
Il consolato cerca chi può riconoscerlo
Il console lo ha incontrato di persona. "L'ho incontrato scambiando due parole in inglese. Mi ha detto soltanto di essere svedese e di non ricordare nulla sulla sua identità", ha spiegato.
Intanto il caso è finito sui tavoli diplomatici. La polizia di frontiera ha scritto di nuovo all'ambasciata svedese a Roma per chiedere istruzioni sul rimpatrio.
Nel messaggio si segnala la presenza nello scalo, da più di trenta giorni, di un "presunto cittadino svedese" in "apparente buona salute". In allegato c'è una fotografia che potrebbe aiutare qualcuno a riconoscerlo.
Da qui l'appello del console: "Chi lo riconosce dalle immagini ci informi in modo da poterlo aiutare".