Spada dell'età del bronzo adagiata sul fondale del lago di Mezzano

Una spada dell'età del bronzo di circa 3.300 anni, con il filo della lama ancora tagliente, è stata recuperata dal fondale del lago di Mezzano, nella Tuscia. Il lago è un piccolo specchio d'acqua vulcanico nel comune di Valentano, in provincia di Viterbo, vicino al margine occidentale del lago di Bolsena.

Il ritrovamento è stato effettuato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria Meridionale, guidata da Margherita Eichberg, attraverso il suo Servizio di Archeologia Subacquea. Sott'acqua hanno lavorato anche i Carabinieri del Nucleo Subacquei di Roma, impegnati nella prospezione, nella documentazione e nella sicurezza delle immersioni.

Indice

  1. Spada di bronzo con la lama ancora tagliente
  2. Il villaggio su palafitte nascosto nel lago
  3. Come il fondale ha conservato i reperti
  4. Prestigio e potere: cosa racconta la spada

Spada di bronzo con la lama ancora tagliente

L'arma è databile al XIII secolo a.C. e appartiene al Bronzo Recente, una delle ultime fasi dell'età del bronzo. Per tipologia, caratteristiche e cronologia rientra nella produzione metallurgica dell'Italia centrale di quel periodo.

Il dettaglio che ha fatto il giro delle cronache è lo stato di conservazione. La lama mantiene ancora il filo tagliente, pur essendo rimasta immersa per migliaia di anni.

La spada è venuta fuori lungo la sponda meridionale del lago, un settore che fino a ora era stato esplorato solo ai margini. È successo durante le ultime fasi della campagna di ricerche dedicata all'antico insediamento sommerso.

Spada sul fondo

Mezzano, del resto, non è nuovo a scoperte del genere. Si tratta della terza spada recuperata in questo sito dagli anni Settanta, un dato che conferma il valore archeologico del lago.

La parte meno spettacolare ma decisiva accompagna già il recupero. I restauratori intervengono subito per mettere in sicurezza i reperti e avviare le procedure di conservazione necessarie per oggetti rimasti così a lungo sott'acqua.

Il villaggio su palafitte nascosto nel lago

Il contesto è quello di un villaggio costruito su palafitte, cioè abitazioni sollevate sull'acqua grazie a pali di legno. Secondo gli archeologi, la comunità ha vissuto sul lago tra il 1700 e il 1150 a.C.

A individuarlo per primo è stato il geologo Lamberto Ferri Ricchi, che nel 1971 trovò i resti di tre abitati palafitticoli preistorici. Si trovavano a profondità comprese tra i 3 e i 10 metri.

Nel 1973 la Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale gli affidò una missione per recuperare i materiali, minacciati dai subacquei clandestini che saccheggiavano il fondale. Ne uscì quello che Ferri Ricchi ha definito "il complesso di reperti integri più imponente di tutta l'Italia centrale": una cinquantina di vasi, tre asce di bronzo, tavole di legno, ossa e macine.

Proprio per esporre quei reperti, anni dopo il Ministero dei Beni Culturali creò un Museo della Preistoria nella Rocca Farnese di Valentano. Gli scavi sono andati avanti fino alla metà degli anni Novanta, poi si sono fermati per quasi trent'anni, finché non sono tornati i fondi.

Con la ripresa delle ricerche, nel 2025, gli archeologi hanno mappato oltre 600 pali di legno dell'insediamento. La mappatura ha interessato circa un terzo dell'estensione conosciuta del villaggio.

Anche la campagna che ha restituito la spada è stata generosa. Dal fondale sono usciti vasi integri e diversi oggetti in bronzo: asce, punte di freccia, pugnali, punte di lancia, spilloni e un rasoio.

Come il fondale ha conservato i reperti

Il lago di Mezzano occupa il cratere di un antico vulcano, nato nella caldera di Latera. Ha una forma tondeggiante, un perimetro di 2.500 metri e una profondità massima di circa 36 metri.

I pali del villaggio erano piantati nel letto argilloso del lago, a profondità che vanno da circa 2,5 a oltre 9,7 metri. L'argilla e l'acqua hanno conservato legno, ceramica e metallo per millenni.

Come sono finiti sott'acqua? Per Ferri Ricchi la causa è stata un innalzamento del livello del lago legato a una variazione del clima. Le sue indagini nei laghi esaminati dell'Italia centrale mostravano cambiamenti di livello avvenuti nello stesso periodo.

Il lago, poi, ha continuato a muoversi a lungo. Nei periodi più piovosi straripava e allagava la piana davanti, fino a circa tre secoli fa: nel Settecento la piana fu bonificata abbassando di due metri il letto dell'emissario Olpeta, e il lago si ritirò nel cratere.

Il fango ha avuto un ruolo anche nei recuperi. Nella missione del 1973 alcuni vasi sono riemersi ricolmi di una densa fanghiglia, e sono stati recuperati con particolare attenzione per non perderne il contenuto.

Per i bronzi della campagna precedente, la Soprintendenza ha descritto il contatto con l'argilla e un ambiente che ne aveva impedito l'ossidazione. Gli studi sono ancora in corso; la spada appena recuperata, intanto, ha passato millenni sul fondale ed è riemersa con il filo ancora tagliente.

Mezzano, comunque, è in buona compagnia. Nel vicino lago di Bolsena c'è il villaggio sommerso del Gran Carro, che il suo scopritore chiamò "La Pompei del lago": laghi dall'aria tranquilla che custodiscono tracce di vita molto più antiche di Roma.

Prestigio e potere: cosa racconta la spada

La spada offre indizi sulle gerarchie sociali. Nel XIII secolo a.C. le armi di bronzo servivano a combattere, ma erano anche simboli di prestigio, identità e potere.

Un indizio viene dal contesto del ritrovamento. La spada era vicino a un rasoio in bronzo, un abbinamento documentato anche in altri siti dell'età del bronzo. Secondo i ricercatori i due oggetti potrebbero essere appartenuti alla stessa persona, forse un individuo di alto rango o un guerriero d'élite.

La comunità di Mezzano, poi, viveva tutt'altro che isolata. In quel periodo le popolazioni dell'Italia centrale erano inserite in una rete di scambi che collegava diverse zone della penisola e del Mediterraneo.

Il villaggio, inoltre, il metallo forse lo lavorava in casa. Nella campagna del 2025 sono stati trovati lingotti di bronzo che potevano servire per la fusione: un indizio che nel villaggio si producessero oggetti in metallo.

Resta aperta la domanda su come la spada sia finita in acqua. Ritrovamenti simili in tutta Europa fanno pensare che a volte armi e oggetti di metallo venissero depositati di proposito nei laghi, forse durante riti religiosi o come offerte.

In Italia c'è un precedente recente. Nel 2023 dal lago di Garda era riemersa una spada lunga 46 centimetri, databile tra la fine del XIII e l'inizio del XII secolo a.C., recuperata dai subacquei del gruppo Gas Diving di Bardolino.

A Mezzano le ricerche continueranno per ricostruire la distribuzione degli oggetti e capire come si è formato il deposito. La Soprintendenza ha annunciato una mostra per esporre al pubblico i bronzi recuperati nel lago di Mezzano.

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