
Il primo dicembre 2025, l'Australia ha fatto una cosa che appena 4 mesi fa sembrava fantascienza politica: ha vietato l'accesso ai social media a tutti i minori di 16 anni, imponendo a piattaforme come Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok, X, YouTube, Reddit e Twitch di impedire l'iscrizione a questa fascia d'età, con sanzioni fino a circa 34 milioni di dollari per chi non rispetta le regole.
Da quel momento, diversi paesi asiatici hanno annunciato misure simili, seguiti dall’Occidente con Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Austria e Danimarca in testa. Anche in Europa è partita la lotta ai social media: l'ultima mossa è arrivata pochi giorni fa dalla Grecia.
Il divieto totale in Grecia
Il premier Kyriakos Mitsotakis ha scelto TikTok per annunciare la fine di TikTok per i minori – una scelta comunicativa dichiaratamente deliberata: raggiungere i ragazzi direttamente, per metterli al corrente del prossimo futuro, prima che il provvedimento li escluda da quegli spazi digitali.
Il messaggio è chiarissimo: "Abbiamo deciso di procedere con qualcosa di difficile ma necessario: vietare l'accesso ai social media ai minori di 15 anni." La normativa arriverà nell'estate del 2026 ed entrerà in vigore il primo gennaio 2027.
Ma c'è un dettaglio che distingue la legge greca da quasi tutto il resto: il divieto si applica indipendentemente dal consenso dei genitori. L'enforcement avverrà attraverso un'applicazione installata obbligatoriamente su tutti i dispositivi personali.
Un sondaggio condotto il mese scorso ha rilevato che quasi l'80% dei greci sostiene questa misura.
La Grecia non agisce solo per sé: in una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Mitsotakis ha sottolineato che "l'azione nazionale da sola non sarà sufficiente" e ha indicato la necessità di un quadro normativo unificato entro la fine del 2026, puntando a fissare una "maggiore età digitale" a 15 anni per tutta l'Unione Europea, con obbligo di verifica dell'età ogni sei mesi.
Cosa succede in Europa?
Si tratta solo dell’ultima misura in ordine di tempo nel continente europeo.
Il Parlamento europeo ha approvato a novembre 2025, con 483 voti favorevoli e 92 contrari, una risoluzione per fissare a 16 anni l'età minima di accesso ai social network, alle piattaforme di condivisione video e agli strumenti basati sull'intelligenza artificiale nell'intera Unione Europea.
Non è ancora una legge – è una risoluzione – ma il segnale politico è chiarissimo. Secondo l'Eurobarometro 2025, più del 90% degli europei ritiene urgente intervenire per proteggere i minori online, in particolare per quanto riguarda l'impatto negativo dei social media sulla loro salute mentale.
Le piattaforme preferiscono leggi che lascino ai genitori la responsabilità, non divieti assoluti. Ma il vento sta girando: e in Europa molti Paesi si sono già attivati, mentre chi non l’ha ancora fatto avverte la pressione di dover mettere mano alla questione.
In Francia la legge c'è, ma le due Camere non sono d'accordo
A fine gennaio 2026, la Camera bassa del Parlamento francese ha approvato un disegno di legge che vieta l'accesso ai social media ai minori di 15 anni per tutelare la loro salute, con 130 voti a favore e 21 contrari.
Macron ha definito il voto "un passo importante" e ha sintetizzato la sua posizione in una frase: "Il cervello dei nostri figli non è in vendita. Né sulle piattaforme americane, né sulle reti cinesi."
Il testo è stato approvato in prima lettura dal Senato il 30 marzo 2026, dopo il passaggio all'Assemblea nazionale avvenuto il 26 gennaio. Tuttavia, le due Camere hanno votato versioni diverse della legge.
L'Assemblea nazionale chiede che tutte le piattaforme cancellino gli account appartenenti a minori di 15 anni e rifiutino nuovi utenti sotto tale età; il Senato propone invece un sistema a due livelli che distingue tra piattaforme "dannose" – vietate sotto i 15 anni – e piattaforme accessibili con consenso esplicito dei genitori.
Le divergenze tra i due testi costringeranno probabilmente a trovare un compromesso. La sua introduzione non è prevista prima dell'inizio del 2027.
Non è il primo tentativo: nel 2023 i legislatori avevano approvato una legge analoga, ma non è mai entrata in vigore perché entrava in conflitto con il Digital Services Act dell'Unione europea. Dopo la revisione delle linee guida europee lo scorso anno, gli Stati membri hanno ottenuto maggiore flessibilità.
In Spagna il divieto più severo d'Europa
In Spagna, il premier Pedro Sánchez ha parlato di una "coalizione dei volenterosi digitali", lanciando un attacco durissimo contro le piattaforme: "Le reti sociali sono diventate uno Stato fallito, dove si ignorano le leggi e si tollerano i reati."
Madrid punta al limite più alto tra i paesi europei: la Spagna intende vietare i social media ai minori di 16 anni, con un progetto che mira anche a responsabilizzare i dirigenti delle piattaforme per i discorsi d'odio.
Oltre all'età minima, i gestori diventerebbero legalmente responsabili della circolazione di contenuti illegali, e la manipolazione degli algoritmi per facilitare la diffusione di contenuti illegali diventerebbe un nuovo reato.
Secondo Reuters, l'82% dei cittadini spagnoli si dichiara favorevole al divieto. Ma c'è un ostacolo: la coalizione di centrosinistra che sostiene Sánchez non ha la maggioranza in parlamento, perciò per l'approvazione servirà il sostegno degli altri partiti.
Prima la Danimarca, poi l'Austria: limite ancora più basso, 14 anni
Lo scorso autunno la Danimarca ha annunciato un accordo per vietare l'accesso ai minori di 15 anni. A gennaio il governo britannico ha fatto sapere che sta valutando di escludere dagli stessi servizi gli adolescenti più giovani. Ora si aggiunge anche l'Austria.
Il governo austriaco ha annunciato che proporrà un progetto di legge per vietare l'accesso ai social media ai bambini sotto i 14 anni, previsto per l'estate del 2026.
È il limite più basso in Europa. "Oggi è una buona giornata per i bambini del nostro Paese", ha dichiarato il vicecancelliere Andreas Babler. "In futuro proteggeremo con determinazione bambini e giovani dagli effetti negativi delle piattaforme social."
Il Regno Unito: le multe ci sono già, ma il ban vero è ancora in consultazione
Londra si muove in modo diverso dagli altri. Il governo britannico ha avviato una consultazione sulle misure per proteggere i minori, tra cui il divieto di accesso ai social media per gli under 16, prendendo come riferimento la soluzione australiana.
Ma il Regno Unito ha già un'infrastruttura operativa: l'Online Safety Act. Ofcom (l’autorità indipendente a cui risulta affidata nel Regno Unito la regolamentazione del settore delle comunicazioni ) ha annunciato che accelererà il processo decisionale su alcune misure di sicurezza, con nuove norme attese per l'estate 2026.
E le sanzioni sono già in azione: l'Information Commissioner's Office ha inflitto a Reddit una multa di 18,2 milioni di dollari per aver utilizzato illegalmente i dati personali dei minori per sistemi di pubblicità mirata e di raccomandazione.
Il governo vuole anche intervenire sulle funzionalità "addictive" come lo scrolling infinito, e includere alcuni chatbot AI negli obblighi di sicurezza per i minori.
E l'Italia? Una proposta bipartisan in freezer da mesi
Anche l'Italia ha la sua legge, in teoria. Il ddl n. 1136, intitolato "Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale", esiste dal maggio 2024.
È firmato dalla senatrice di Fratelli d'Italia Lavinia Mennuni e sottoscritto anche da esponenti del PD e di altri partiti, tra cui la Lega e Forza Italia – una proposta bipartisan che, per la prima volta, ha raccolto un consenso trasversale su questo tema.
Il contenuto è chiaro: l'attivazione di account sui social network e sulle piattaforme di condivisione di video sarebbe consentita ai minori solo dopo il compimento dei 15 anni, con verifica dell'età tramite un mini-portafoglio nazionale basato sulla soluzione europea.
Il ddl prevede anche una norma inedita in Europa: tutte le piattaforme social dovrebbero integrare un tasto o una chat diretta con il numero d'emergenza infanzia 114, finanziata dalle grandi aziende digitali con fatturato superiore a 50 milioni di euro attraverso lo 0,035% del proprio fatturato.
Tutto bene, se non fosse che dopo 5 mesi in freezer, il ddl 1136 è riapparso nella commissione competente del Senato solo il 6 aprile 2026 – risvegliato dal drammatico caso della professoressa accoltellata a Trescore da un tredicenne.
Il paradosso italiano è tutto qui: il governo Meloni è al lavoro su un altro testo, destando preoccupazione nelle associazioni delle famiglie.
"Temiamo che una nuova proposta dell'esecutivo non possa vedere la luce prima della fine della legislatura, tra un anno", dice Antonio Affinita del Moige.
Anche dal centrodestra arrivano segnali di allarme: il senatore di Fratelli d'Italia Matteo Gelmetti, tra i firmatari del ddl 1136, ammette: "Un nuovo ddl per vietare i social ai minori? Quasi impossibile da approvare prima delle urne nel 2027."
Tra i firmatari originali del ddl bipartisan c'erano anche Marianna Madia e Graziano Delrio per il PD, e Maurizio Gasparri per Forza Italia.
Nel frattempo, la sentenza della class action presso il Tribunale civile di Milano contro Meta e TikTok è prevista per il 14 maggio 2026.
Come spesso accade, la politica rischia di arrivare dopo i tribunali – e questa volta non è nemmeno una questione di destra contro sinistra, visto che la legge c'è, ha i voti, ed è ferma per ragioni che ancora nessuno sa spiegare fino in fondo.