divieto social europa

Non molto tempo fa abbiamo parlato del piano del Regno Unito di regolare l'accesso ai social per i giovanissimi under 16. Ebbene, la notizia è che - stando a quanto trapelato nelle ultime settimane - la proposta del conservatore Lord Nash è stata rispedita al mittente dalla Camera dei Comuni.

Ma la storia non finisce qui, perché nel frattempo l'Europa si sta muovendo su più fronti, e anche l'Italia ha appena messo sul tavolo una proposta concreta.

Indice

  1. UK: ping pong parlamentare, senza una legge ancora in vigore
  2. Austria: divieto in arrivo, ma sotto i 14 anni
  3. Il quadro europeo: chi ha già agito e chi ci sta pensando
  4. E in Italia? Arriva la proposta di Noi Moderati

UK: ping pong parlamentare, senza una legge ancora in vigore

Partiamo dal caso più discusso. Il 21 gennaio 2026, durante l'esame del Children's Wellbeing and Schools Bill alla Camera dei Lord, il governo britannico ha subito una sconfitta su un emendamento presentato dal conservatore Lord Nash, che avrebbe vietato l'uso dei social media agli under 16.

Quando il provvedimento è tornato alla Camera dei Comuni, il 9 marzo, l'emendamento di Lord Nash è stato bocciato con 307 voti contro 173.

Al suo posto, il governo ha inserito una norma che consente ai ministri di introdurre regolamenti mirati per libmitare l'accesso dei minori a specifici servizi online, funzionalità o caratteristiche delle piattaforme, con la possibilità di imporre limiti di tempo e fasce orarie.

La partita non è però chiusa. Il 25 marzo la Camera dei Lord ha nuovamente respinto gli emendamenti governativi, approvando di nuovo la proposta Nash con 266 voti contro 141. Il provvedimento è atteso alla Camera dei Comuni il 15 aprile.

Il classico "ping pong" parlamentare britannico, insomma, è ancora in corso.

Nel frattempo, il governo ha annunciato un pilot di sei settimane che coinvolgerà 300 adolescenti, testando diverse misure che vanno dal coprifuoco digitale ai limiti di tempo su alcune app.

L'iniziativa si inserisce nella consultazione pubblica aperta quest'anno, che ha già ricevuto 30.000 risposte da genitori e ragazzi, come riportato da CNBC.

Austria: divieto in arrivo, ma sotto i 14 anni

Mentre il Regno Unito si arena nel dibattito parlamentare, l'Austria ha deciso di accelerare. La coalizione di governo austriaca ha annunciato un accordo di principio per vietare l'uso dei social media ai minori di 14 anni.

Il vicecancelliere Andreas Babler non ha usato giri di parole in un'intervista per il Washington Times: "Non resteremo più a guardare mentre queste piattaforme rendono i nostri figli dipendenti e spesso anche malati."

Il disegno di legge dovrebbe essere pronto entro giugno 2026, anche se restano da definire le modalità di applicazione e la data di entrata in vigore.

Il quadro europeo: chi ha già agito e chi ci sta pensando

L'Austria non è sola. In Francia, il Parlamento ha approvato a gennaio un testo che vieta i social ai minori di 15 anni, con entrata in vigore prevista per l'inizio del prossimo anno scolastico a settembre.

La Spagna ha annunciato a febbraio un divieto per gli under 16. La Danbimarca, già in autunno, aveva trovato un accordo per un limite ai minori di 15 anni.

E a novembre 2025 il Parlamento europeo ha proposto una risoluzione non vincolante per fissare a 16 anni l'età minima di accesso ai social a livello continentale, con possibilità di accesso dai 13 anni in su con il consenso dei genitori.

E in Italia? Arriva la proposta di Noi Moderati

Sul fronte italiano, il 1° aprile Noi Moderati ha presentato una proposta di legge che si distingue dalle altre per un approccio articolato su due livelli.

Il primo è un divieto assoluto di accesso alle piattaforme social per i minori di 13 anni. Il secondo è l'introduzione del cosiddetto "profilo adolescenti" obbligatorio per i ragazzi tra i 13 e i 16 anni.

Questo profilo prevede: impostazione dell'account in modalità privata come configurazione predefinita, divieto di contatto da parte di adulti non autorizzati, limitazione degli algoritmi di raccomandazione dei contenuti, divieto assoluto di profilazione pubblicitaria, disattivazione della geolocalizzazione precisa, stop alla riproduzione automatica dei video, allo scroll infinito e alle notifiche notturne.

La proposta, presentata dalla segretaria Mara Carfagna insieme al leader Maurizio Lupi e alla senatrice Mariastella Gelmini, è già stata depositata sia alla Camera che al Senato e punta a costruire una nuova alleanza tra scuola e famiglia per mettere i minori al centro.

L'obiettivo dichiarato è avere una legge approvata entro il 2027.

Il contesto in cui arriva la proposta è quello di un dibattito italiano che resta frammentato nonostante anni di annunci: in Parlamento sono già presenti iniziative che puntano a regolamentare l'accesso dei giovani ai social, ma molte proposte di legge non hanno ancora trovato una via d'uscita pratica.

Tra queste, il ddl bipartisan n. 1136 a prima firma Mennuni (FdI) e Madia (Pd), che prevede limiti per gli under 15, fermo da mesi in Commissione.

Il nodo centrale, in Italia come altrove, rimane uno: come verificare l'età degli utenti in modo efficace senza violare la privacy. Una questione tecnica prima ancora che politica, su cui nessun Paese ha ancora trovato una risposta definitiva.

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