
C'è una data che, se sei cresciuto tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, ti fa sentire vecchio in modo inevitabile: il 27 febbraio 1996.
Quel giorno, in Giappone, uscivano per Game Boy due giochi di ruolo che nessuno avrebbe scommesso sarebbero diventati il franchise più redditizio della storia dell'intrattenimento. Oggi, trent'anni dopo, Pokémon non è più (solo) intrattenimento: è una vera e propria epopea culturale.
Benvenuti al Pokémon Day 2026.
Indice
1996: un hobby da bambini che rischiò di non nascere mai
Satoshi Tajiri era ossessionato dagli insetti. Da bambino li raccoglieva, li catalogava, li scambiava con gli amici. Quando la periferia di Tokyo iniziò a riempirsi di cemento e i campi dove cacciava si svuotarono, Tajiri decise di ricreare quella sensazione in digitale.
Il risultato fu Pocket Monsters o come li conosciamo noi, Pokémon.
Il processo di sviluppo durò sei anni estenuanti. Lo studio Game Freak rischiò il fallimento più di una volta. Nintendo era scettica. Eppure, il 27 febbraio 1996, Pocket Monsters Aka (Rosso) e Pocket Monsters Midori (Verde) uscirono nei negozi giapponesi - con una meccanica geniale al centro: per completarli al 100% dovevi avere entrambe le versioni. O un amico con l'altra.
Quello fu il primo vero social network della storia del gaming: un cavo link, due Game Boy e l'accordo implicito che nessuno avrebbe barato sugli scambi.
In Occidente arrivano nel 1998-1999 con Pokémon Rosso e Blu, e fu il caos. I giocattoli esaurivano le scorte nel giro di ore. Pikachu comparve sulle livree degli aerei di linea. I Pokémon non erano più solo un gioco: stavano diventando cultura.
Dall'anime alle carte: un impero da 147 miliardi di dollari
Il videogioco era solo il punto di partenza. Nel 1996 arrivano le carte collezionabili, nel 1997 l'anime - con Ash Ketchum e il suo Pikachu che diventano immediatamente iconici.
Da quel momento, The Pokémon Company ha costruito con meticolosità un ecosistema che oggi vale, al 2026, oltre 147 miliardi di dollari di entrate totali nella storia del franchise: il più redditizio di sempre, davanti a Star Wars, Marvel e Hello Kitty.
Il Gioco di Carte Collezionabili (GCC) è diventato un colosso a sé. La parola Pokémon è la più cercata su eBay dal 2024, con una ricerca ogni 14 secondi. Nel 2025, Pokémon è stata la proprietà numero uno al mondo nel settore dei giocattoli per il quarto anno consecutivo.
E a febbraio 2026, una carta Pikachu Illustrator - una delle sole 39 esistenti al mondo - è stata venduta all'asta per 16,49 milioni di dollari. Una singola carta.
Per molti della Gen Z, i Pokémon non sono stati solo un gioco. Sono stati la prima vera ossessione collezionistica, il primo oggetto di desiderio, la prima moneta di scambio nel cortile della scuola. Aprire un pacchetto di carte era, ed è, una forma di gambling emotivo socialmente accettato a partire dai sei anni.
Come giocarli oggi: da Rosso Fuoco su Switch alle app, la guida per chi vuole ricominciare
La buona notizia per chi volesse buttarsi a capofitto nella nostalgia è che non è mai stato così semplice giocare ai Pokémon, vecchi e nuovi. Ecco un orientamento rapido per non perdersi.
I classici di Kanto, oggi su Switch
Proprio oggi, 27 febbraio 2026, The Pokémon Company ha rilasciato su Nintendo Switch (e Switch 2) Pokémon Versione Rosso Fuoco e Pokémon Versione Verde Foglia, i remake del 2004 dei titoli originali.
Disponibili sull'eShop a 19,99 dollari ciascuno, sono il punto di ingresso ideale per chi vuole rivivere Kanto con una veste grafica più moderna senza snaturare l'esperienza originale. Il cavo link è stato sostituito dalla comunicazione wireless locale: lo spirito, però, è esattamente lo stesso.
Gli originali via emulatore
Per i più puristi, i giochi originali del 1996-1999 (Rosso, Blu, Giallo, Oro, Argento, Cristallo) si trovano facilmente tramite emulatori come RetroArch o My OldBoy! su Android e Delta su iOS.
Non serve hardware particolare: girano su qualsiasi smartphone moderno. La legalità dipende dal paese e dalla situazione della ROM, ma la community è vastissima e trovare supporto non è difficile.
Pokémon GO, dieci anni dopo
Il 2026 è anche il decennale di Pokémon GO - il gioco che nel luglio 2016 fece uscire letteralmente milioni di persone di casa, causò incidenti stradali e fece aumentare le visite ai parchi pubblici del 30%.
Oggi è molto meno caotico di allora, ma ha una community fedele e aggiornamenti regolari. È l'ingresso più accessibile all'universo Pokémon per chi non ha mai giocato ai titoli principali.
I titoli recenti su Switch
Pokémon Scarlatto e Violetto (2022) hanno introdotto un open world vero e proprio, rompendo definitivamente con la struttura lineare dei capitoli classici. Non sono privi di difetti tecnici - il framerate ha fatto discutere - ma rappresentano il futuro della saga.
Per chi vuole il meglio della produzione recente, Leggende: Arceus (2022) rimane probabilmente il tentativo più interessante e riuscito di reinventare la formula.
Trent'anni di tascabili: e adesso?
Il Pokémon Presents del 27 febbraio 2026 non ha svelato solo Rosso Fuoco e Verde Foglia su Switch.
La community attende con ansia l'annuncio della decima generazione - i prossimi giochi principali, che con l'arrivo di Nintendo Switch 2 potrebbero finalmente offrire la grafica che fan di tutto il mondo chiedono da anni.
Il paradosso di Pokémon è questo: è un franchise che celebra l'evoluzione - letteralmente, è uno dei suoi meccanismi fondamentali - ma che ha costruito la sua fortuna sull'immobilismo emotivo.
Ogni nuova generazione di giocatori incontra Pikachu esattamente come lo hanno incontrato i loro genitori. Ogni adulto che riapre un vecchio gioco ritrova il bambino che era.
Trent'anni fa, Satoshi Tajiri voleva che i bambini potessero di nuovo scambiarsi insetti nel cortile. Oggi, quella sensazione è stata replicata in 1025 creature, decine di giochi, miliardi di carte e un anime che non smette di andare in onda. Non male per un hobby da bambini che rischiò di non nascere mai.