
C’è una generazione che ha fatto in tempo a vivere l’infanzia senza smartphone, ma anche l’adolescenza con Facebook, YouTube e i primi iPhone.
Ha giocato con il Game Boy, ha chiamato gli amici sul telefono fisso, ha sentito il rumore della connessione internet, ha mandato SMS con parole contate e poi, quasi senza accorgersene, si è ritrovata dentro il mondo dei social e della vita online.
Sono i nati a cavallo tra il 1992 e il 1999, tra i Millennials e la Gen Z. O, come vengono chiamati sempre più spesso, gli Zillennials.
Un nome che nasce dalla fusione tra Gen Z e Millennials e che indica una micro-generazione difficile da incasellare. Troppo giovane per sentirsi pienamente Millennial, troppo grande per riconoscersi del tutto nella Gen Z. Si pone a metà, con quell’energia un po’ da “figlio di mezzo” delle generazioni.
Allo stesso tempo, secondo diversi osservatori citati dalla CNN, questa potrebbe essere anche la generazione che ha vissuto una delle adolescenze più fortunate di sempre.
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Dall'infanzia analogica all'adolescenza digitale: chi sono gli Zillennials
Non perché fosse tutto perfetto, ovviamente. Ma perché gli Zillennials si sono trovati in un punto molto particolare della storia: abbastanza grandi da ricordare il mondo prima degli smartphone, abbastanza giovani da entrare subito nella rivoluzione digitale.
Ed è qui che si inserisce anche l’infinita battaglia generazionale tra Boomer e Gen Z.
I primi ricordano con una certa nostalgia il mondo completamente analogico, fatto di relazioni dal vivo, attese e zero notifiche. I secondi sono cresciuti in un ecosistema già digitale, con internet sempre in tasca, social ovunque e contenuti disponibili in ogni momento.
Gli Zillennials, invece, hanno avuto un po’ entrambe le cose. Hanno conosciuto il “prima”, quando per uscire con gli amici bisognava organizzarsi davvero, e il “dopo”, quando bastava un messaggio per ritrovarsi tutti online.
Hanno vissuto l’attesa, ma anche l’immediatezza. Il gioco fuori casa, ma anche le prime chat. Le foto stampate o salvate sul computer, ma anche i primi album su Facebook.
Forse è per questo che molti li descrivono come una generazione ibrida: con alcuni riflessi analogici dei Millennials e una familiarità digitale molto vicina alla Gen Z. Una specie di ponte tra due mondi che oggi sembrano lontanissimi, ma che loro hanno visto cambiare in diretta.
Perché molti pensano che abbiano avuto “l’adolescenza migliore”
Dire “migliore adolescenza di sempre” è chiaramente una provocazione. Ogni generazione tende a ricordare la propria adolescenza come speciale, anche perché la nostalgia fa sempre il suo sporco lavoro.
Però gli Zillennials hanno davvero vissuto una combinazione rara.
Hanno avuto abbastanza analogico da conoscere il valore dell’attesa - aspettare una canzone alla radio, un messaggio, una chiamata, un episodio in TV - e anche quello della noia.
Che, soprattutto da adolescenti, non è per forza una cosa negativa.
Anzi: annoiarsi significa avere uno spazio vuoto da riempire: vuol dire restare un po’ da soli con i propri pensieri, inventarsi qualcosa, cercare gli amici, uscire, provare un hobby, iniziare una conversazione anche solo per passare il tempo.
In altre parole, la noia può diventare un piccolo allenamento all’immaginazione e all’autonomia. Ti costringe a capire cosa ti interessa davvero, a trovare soluzioni, a creare occasioni invece di riceverle già pronte.
Poi l'avvento del digitale, con l’esplosione dei social, dei contenuti online, delle prime community e della comunicazione immediata, che per questa generazione coincideva con il periodo della piena adolescenza.
In pratica, gli Zillennials hanno fatto in tempo a conoscere due mondi. E questa è una cosa che oggi sembra quasi impossibile.
Non tutto era perfetto, però
Certo, raccontarla solo come “l’età dell’oro” sarebbe troppo facile. Gli Zillennials sono anche cresciuti in un periodo segnato da eventi pesanti: l’11 settembre, la crisi economica del 2008, l’incertezza sul lavoro, l’arrivo dei social con tutto quello che comporta.
Molti di loro sono entrati nell’università o nel lavoro in anni non proprio semplici, tra precarietà, cambiamenti tecnologici continui e aspettative sempre più alte, nel disperato tentativo di emulare la vita dei propri genitori.
Quindi no, non è stata davvero una generazione senza problemi. Più che “fortunata” in assoluto, è sicuramente la generazione che nella propria cassetta degli attrezzi ha più strumenti utili a comprendere il mondo di oggi.