
Il 4 luglio 2006 l’Italia giocò una delle partite più emozionanti della sua storia recente.
Semifinale mondiale, Germania padrona di casa, stadio di Dortmund, tempi supplementari ormai quasi agli sgoccioli e una sensazione sempre più forte: si stava andando ai rigori contro i tedeschi, nella loro Coppa del Mondo, davanti al loro pubblico.
Poi, nel giro di due minuti, cambiò tutto. Prima Fabio Grosso, con quel sinistro a giro diventato una cartolina per i posteri. Poi Alessandro Del Piero, con il destro all’incrocio dopo una ripartenza perfetta, innescata da uno strepitoso anticipo di Fabio Cannavaro.
Due gol arrivati alla fine dei supplementari, al 119’ e al 120’+1, che portarono l’Italia in finale contro la Francia e trasformarono Italia-Germania 2-0 in una delle partite più ricordate di quel Mondiale 2006.
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La partita che sembrava destinata ai rigori
Italia-Germania del 2006 non fu una passeggiata di salute, né per i giocatori né per i tifosi. Fu una semifinale dura, lunga, piena di tensione.
La Germania giocava in casa e arrivava al match con l’energia di un Paese intero alle spalle. L’Italia di Marcello Lippi, invece, aveva costruito il suo Mondiale su equilibrio, compattezza, personalità e una difesa impenetrabile.
Il risultato rimase bloccato per 118 minuti. La paura più grande, per molti tifosi italiani, era arrivare ai calci di rigore contro la Germania.
La storia del calcio aveva già insegnato abbastanza: quando una partita contro i tedeschi si allunga troppo, la sensazione è che prima o poi qualcosa possa girare dalla loro parte. L’Italia, però, quella sera non aspettò il destino: lo forzò negli ultimi minuti.
Il gol di Grosso: Pirlo vede una cosa che gli altri non vedono
Il primo gol nasce da un calcio d’angolo e da una palla che arriva ad Andrea Pirlo al limite dell’area. In un momento in cui chiunque avrebbe probabilmente tirato, Pirlo fa una cosa da Pirlo: aspetta mezzo secondo, attira gli avversari e inventa un passaggio filtrante verso Fabio Grosso.
Il numero 3, già dentro l'area di rigore, controlla e calcia di sinistro sul secondo palo. La palla gira, Lehmann si allunga, ma non ci arriva. L’Italia passa avanti al 119’.
È uno di quei gol che rimarranno impressi nella mente del popolo italiano: prima l'urlo, poi la corsa con le braccia larghe di Fabio Grosso, sembrarono quasi a richiamare Marco Tardelli nel 1982.
Del Piero chiude tutto: il contropiede perfetto
La Germania prova a reagire, ma l’Italia trova il secondo gol pochi istanti dopo. Cannavaro recupera un pallone con un intervento spettacolare, Totti lo porta avanti servendo poi Gilardino che attira l’attenzione della difesa avversaria.
A quel punto, alle sue spalle, sbuca Alessandro Del Piero che gli chiama palla: il numero 11 del Milan, anziché tirare, serve proprio l'ex capitano della Juventus che fa quello che gli riesce meglio: destro piazzato, palla alta, a girare verso l'angolo lontano della porta difesa da Lehmann.
È il 2-0. Partita chiusa, e finale raggiunta.
La telecronaca di Caressa diventata memoria nazionale
Sul gol di Del Piero, Caressa accompagnò l’azione con una partecipazione totale. Il recupero di Cannavaro, la ripartenza, l’apertura per Gilardino, il passaggio verso Del Piero e poi l’esplosione finale: “Andiamo a Berlino”, diventato uno degli slogan più riconoscibili del calcio italiano televisivo.
L’espressione è ancora oggi associata alla semifinale del 2006 e alla telecronaca Sky di Caressa.