"Sono delle ferma convinzione che è tempo di un tetto al prezzo del gas dai gasdotti russi in Europa. Queste le parole della presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen che si è schierata a favore di quel meccanismo che andrebbe a contrastare quelli che da lei sono stati indicati come "tentativi" da parte del Presidente Vladimir Putin di manipolazione del mercato di energia europeo.
Mosca ha risposto minacciando l'Europa di interrompere la vendita di petrolio e di gas ma, prima di vedere il funzionamento di un possibile price cap andiamo a vedere quali sono le mosse degli altri Paesi europei per fronteggiare la crisi energetica.
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Come stanno affrontando la crisi energetica gli altri Paesi europei?
Stando alle stime fatte dal think-tank Bruegel, i governi europei hanno stanziato 280 miliardi di euro per proteggere le loro economie dalla crisi energetica. Il conto però sembra destinato a salire considerando i prezzi del gas in aumento che si riflettono sulle bollette. In Germania, secondo la Reuters, 4,2 milioni di famiglie tedesche vedranno le loro bollette del gas aumentare in media del 62,3% nel 2022.
Proprio per questo il governo tedesco ha introdotto diversi sussidi per le famiglie a basso reddito e sta investendo in: dei sussidi per i carburanti, un taglio delle tasse sulla benzina e sul diesel, un sostengo di 300 euro per le famiglie, dei fondi extra per il mantenimento dei figli e degli sconti sui trasporti pubblici. Tutte queste misure avranno un costo complessivo di 60 miliardi di euro e seguono a quelle introdotte a giugno che riguardavano l'abbassamento della luminosità delle luci delle strade, lo spegnimento delle fontane e l’abbassamento della temperatura delle piscine pubbliche.
La situazione non è rosea neanche in Francia dove la ministra francese per la Transizione energetica, Agnes Pannier-Runacher, ha annunciato che il colosso francese dell'elettricità Edf si è impegnato a riavviare tutti i suoi reattori nucleari entro questo inverno. Il Paese di Macron, infatti, dipende dall'energia nucleare per circa il 67% dell'elettricità e dal gas per circa il 7%. Al momento, sono ben 32 sui 56 reattori nucleari ad essere fermi per la consueta manutenzione. Per quanto riguarda la Spagna, invece, già dal 10 agosto sono partite alcune misure per cercare di ridurre i consumi: le luci delle vetrine dei negozi, per esempio, vengono spente a partire dalle 22 e, da questo mese, le attività commerciali saranno obbligate a tenere le porte chiuse.
A ridurre l'illuminazione pubblica a livello nazionale è stata anche l'Austria dove anche la catena di supermercati Spar ha deciso di diminuire le ore di illuminazione delle vetrine degli oltre 1.500 negozi in tutto il paese. Mentre i Paesi Bassi hanno speso 2,7 miliardi di euro per ridurre le tasse sull'energia utilizzata dalle imprese e dalle famiglie. A questo provvedimento si è aggiunto anche il taglio delle imposte su benzina e diesel del 21% fino alla fine dell'anno. A fare eco alle misure intraprese dai Paesi Bassi c'è anche la Norvegia dove il governo ha fissato un prezzo massimo per il prezzo dell’energia superato il quale il governo pagherà l'80% della bolletta.
Cos'è il price cap sul gas e come funziona?
A proporre il price cap sul gas lo scorso giugno è stato il Premier Draghi e questa, al momento, sembrerebbe la strada verso cui l'Unione Europea si accinge a muoversi. In sostanza, per frenare la crescita dei prezzi l'idea è quella di fissare un tetto al di sopra del quale gli operatori europei non possono comprare. Questo si tradurrebbe in un'altra sanzione per la Russia visto che gli operatori europei non potrebbero più acquistare il suo gas oltre una determinata cifra.
Il punto di partenza sarebbe quello di indicare un limite di prezzo che, come si ipotizza da diverse settimane, potrebbe essere quello di di 80 euro al megawattora. Fissato il prezzo viene stabilito che i consumatori finali non devono pagare più di quella cifra. Come ha spiegato al Messaggero il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli:"A questo punto applichiamo il meccanismo: se io importo gas pagandolo ad esempio 130, che è il prezzo corrente, la differenza tra 80, che riceverò dai consumatori finali, e i 130 che ho pagato, ovvero 50, me la dà lo Stato. Questa è la base del meccanismo. Poi si possono fare altre articolazioni più complesse, ma il consumatore finale non deve pagare più di 80".
Il modello spagnolo e portoghese
Bisogna però precisare che il price cap sul gas verrebbe applicato solo alla Russia, a restare esclusi sarebbero Paesi come Qatar, Stati Uniti, Egitto, Algeria e Azerbaijan che sono indispensabili in questo momento di crisi. Questo misura però potrebbe anche portare a un escalation: l'unica alternativa sarebbe quella di applicare il modello attualmente in vigore in Spagna e Portogallo.
In questi due Paesi gli operatori comprano il gas al prezzo massimo, ma l’Ue mette in campo dei fondi e garanzie per coprire la differenza. Nei due stati iberici, vista la loro scarsa interconnessione energetica, è stato fissato un prezzo massimo per il gas a 40-50 euro al megawattora e, in totale, si calcola che i governi pagheranno più di 8 miliardi di euro alle aziende energetiche. Applicare lo stesso modello a tutta l’Ue significherebbe avere bisogno di decine di miliardi e quindi, come ipotizzato da Money.it, di un Energy Recovery Fund.
Le contromisure russe
Nel frattempo però, come dicevamo prima, la Russia non starà di certo a guardare: il vice capo del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev ha dichiarato che il metano di Mosca "non ci sarà più" in Europa se l’Ue imporrà il price cap. Alle due dichiarazione fanno eco quelle del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov che ha ribadito:"Se i Paesi ostili metteranno un tetto ai prezzi sulle risorse energetiche russe forniremo petrolio solo ai Paesi che si adeguano alle condizioni del mercato".
Sempre secondo il portavoce del Cremlino l’affidabilità del gasdotto Nord Stream è minacciata a causa della mancanza di dotazioni tecnologiche:"Non ci sono riserve tecnologiche, è in funzione solo una turbina, quindi fate voi i conti". Inoltre, stando alle sue parole gli stoccaggi di metano "non basteranno all’Ue per superare l’inverno".
Paolo Di Falco