crisi di governo discorso di Draghi
Pagina Fb Carlo Calenda

Il giorno dei conti è finalmente arrivato: dopo che la scorsa settimana, a seguito dell’astensione in Senato del M5S sul dl Aiuti e sulla fiducia all’esecutivo, aveva rassegnato le dimissioni respinte dal Presidente della Repubblica, questa mattina il Premier Draghi si è presentato in Senato per motivare la sua decisione.

Una decisione su cui però sembra esserci stato un ripensamento vista anche "la mobilitazione di questi giorni che è senza precedenti ed è impossibile da ignorare" come ha sottolineato il Premier nel suo discorso, ma andiamo a vedere cosa ha detto e qual è la strada che si prospetta diventare realtà nelle prossime ore salvo colpi di scena.

I risultati ottenuti

"Giovedì scorso ho rassegnato le mie dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Questa decisione è seguita al venir meno della maggioranza di unità nazionale che ha appoggiato questo Governo sin dalla sua nascita"

.Esordisce così il Premier Draghi che, come annunciato la scorsa settimana, oggi si è recato in Parlamento per spiegare la motivazione che l’ha portato a dimettersi. "In questi mesi" – continua Draghi- "l’unità nazionale è stata la miglior garanzia della legittimità democratica di questo esecutivo e della sua efficacia. Ritengo che un Presidente del Consiglio che non si è mai presentato davanti agli elettori debba avere in Parlamento il sostegno più ampio possibile. Questo presupposto è ancora più importante in un contesto di emergenza, in cui il Governo deve prendere decisioni che incidono profondamente sulla vita degli italiani".

A questo è seguito un elenco dei risultati che il suo governo ha ottenuto: dalle misure di contenimento della pandemia in campo sanitario passando all’economia che è cresciuta del 6,6% sino alla stesura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per cui "abbiamo già ricevuto dalla Commissione Europea 45,9 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno nelle prossime settimane ulteriori 21 miliardi per un totale di quasi 67 miliardi".

A questo si va ad aggiungere anche la ferma condanna all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: "La condanna delle atrocità russe e il pieno sostegno all’Ucraina hanno mostrato come l’Italia possa e debba avere un ruolo guida all’interno dell’Unione Europea e del G7". Quest'ultima, inoltre, è stata seguita dalla corsa agli approvvigionamenti energetici per ridurre la nostra dipendenza dalla Russia: "In pochi mesi, abbiamo ridotto le nostre importazioni di gas russo dal 40% a meno del 25% del totale e intendiamo azzerarle entro un anno e mezzo".

La scelta delle dimissioni

Come ha poi sottolineato rivolgendosi all’aula del Senato:"Il merito di questi risultati è stato vostro, della vostra disponibilità a mettere da parte le differenze e lavorare per il bene del Paese, con pari dignità, nel rispetto reciproco. Gli italiani hanno sostenuto a loro volta questo miracolo civile, e sono diventati i veri protagonisti delle politiche che di volta in volta mettevamo in campo". Ad un certo punto però, "a questa domanda di coesione che arrivava dai cittadini le forze politiche hanno opposto un crescente desiderio di distinguo e divisione. Il desiderio di andare avanti insieme si è progressivamente esaurito e con esso la capacità di agire con efficacia, con “tempestività”, nell’interesse del Paese".

A esplicitare il definitivo venir meno di tale desiderio è stato il mancato voto del M5S della scorsa settimana:"Non votare la fiducia a un governo di cui si fa parte è un gesto politico chiaro, che ha un significato evidente. Non è possibile ignorarlo, perché equivarrebbe a ignorare il Parlamento. Non è possibile contenerlo, perché vorrebbe dire che chiunque può ripeterlo. Non è possibile minimizzarlo, perché viene dopo mesi di strappi ed ultimatum".

La proposta di un nuovo patto di fiducia

Dopo queste parole si è però aperto lo spiraglio tanto atteso in questi giorni da molte forze politiche che hanno più volte manifestato la volontà di dar vita a un Draghi bis. Il Premier ha infatti detto: "L’unica strada, se vogliamo ancora restare insieme, è ricostruire da capo questo patto, con coraggio, altruismo, credibilità. A chiederlo sono soprattutto gli italiani". A far cambiare idea a Draghi in merito alle sue dimissioni che sembravano irremovibili è stata "la mobilitazione di questi giorni da parte di cittadini, associazioni, territori a favore della prosecuzione del Governo senza precedenti e impossibile da ignorare".

Quest’ultima "ha coinvolto il terzo settore, la scuola e l’università, il mondo dell’economia, delle professioni e dell’imprenditoria, lo sport. Si tratta di un sostegno immeritato, ma per il quale sono enormemente grato. Questa domanda di stabilità impone a noi tutti di decidere se sia possibile ricreare le condizioni con cui il Governo può davvero governare. È questo il cuore della nostra discussione di oggi. È questo il senso dell’impegno su cui dobbiamo confrontarci davanti ai cittadini".

Le sfide da affrontare e la richiesta di una maggioranza solida

La nascita di nuovo esecutivo che vedrebbe sempre Draghi nelle vesti di Presidente del Consiglio avrebbe la necessità di dare risposte a quattro sfide che ci attendono: da un lato c’è il PNRR con le riforme e gli investimenti previsti da cui bisogna "tenere le mafie lontane, questo il modo migliore per onorare la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e degli uomini e donne delle loro scorte, a trent’anni dalla loro barbara uccisione". Dall’altro lato c’è il bisogno di una nuova agenda sociale "che parta dai più deboli, come i disabili e gli anziani non autosufficienti", l’esigenza di ridurre il carico fiscale sui lavoratori e il sostegno incondizionato all’Ucraina, "come mi ha ripetuto ieri al telefono il Presidente Zelensky, armare l’Ucraina è il solo modo per permettere agli ucraini di difendersi".

"Tutto questo" – sottolinea Draghi in conclusione – "richiede un Governo che sia davvero forte e coeso e un Parlamento che lo accompagni con convinzione, nel reciproco rispetto dei ruoli. All’Italia non serve una fiducia di facciata, che svanisca davanti ai provvedimenti scomodi. Serve un nuovo patto di fiducia, sincero e concreto, come quello che ci ha permesso finora di cambiare in meglio il Paese. I partiti e voi parlamentari siete pronti a ricostruire questo patto? Siete pronti a confermare quello sforzo che avete compiuto nei primi mesi, e che poi si è affievolito? Siamo qui, in quest’aula, oggi, a questo punto della discussione, perché e solo perché gli italiani lo hanno chiesto. Questa risposta a queste domande non la dovete dare a me, ma la dovete dare a tutti gli italiani".

Paolo Di Falco

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