
Il romanziere tanzaniano Abdulrazak Gurnah è il vincitore del Premio Nobel 2021 per la letteratura. L'Accademia svedese ha voluto premiarlo per "la sua appassionata e risoluta narrazione degli effetti del colonialismo e del destino dei rifugiati tra culture e continenti". È il sesto Nobel per la letteratura che va ad uno scrittore del continente africano dopo quelli del nigeriano Wole Soyinka, all’egiziano Nagib Mahfuz, ai sudafricani Nadine Gordimer e John Maxwell Coetzee, al mauriziano-francese Jean-Marie Gustave Le Clezio. Gurnah è però solo il secondo scrittore africano nero a vincere il Nobel dopo Soyinka che se lo aggiudicò nel 1986.
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Dalla Tanzania all'Università del Kent: chi è Abdulrazak Gurnah
Abdulrazak Gurnah è nato a Zanzibar nel 1948. Ad appena 20 anni lo scrittore si trasferì in Gran Bretagna da studente e lì vi rimase laureandosi. Successivamente, ha ottenuto la cattedra di “Letteratura Post-Coloniale” all'Università del Kent. Durante la carriera accademica, Gurnah ha curato una serie di saggi sulla scrittura africana e ha pubblicato diversi articoli su scrittori e scrittrici postcoloniali contemporanei. Fino ad oggi il suo nome non godeva di particolare risonanza mediatica, nonostante la sua eredità letteraria.
Una vita passata a raccontare gli “ultimi”
In quarant'anni di carriera infatti, Gurnah ha pubblicato una decina di romanzi sul tema del colonialismo. I primi tre, “Memory of Departure”(1987), ”Pilgrims Way”(1988) e ”Dottie”(1990), documentano l'esperienza degli immigrati nella Gran Bretagna contemporanea da differenti prospettive individuali. Il suo quarto romanzo, ”Paradise”(1994), è ambientato nell’Africa orientale coloniale durante la prima guerra mondiale ed è stato selezionato per il “Booker Prize for Fiction”. ”Admiring Silence”(1996) presenta dei forti toni autobiografici e racconta la storia di un giovane che lascia Zanzibar ed emigra in Inghilterra dove si sposa e diventa insegnante, a cui fa seguito il ritorno nel suo paese natale 20 anni dopo. “Dal mare”(2001) è narrato in prima persona da Saleh Omar, un anziano richiedente asilo che vive in una cittadina di mare inglese. Il suo ultimo romanzo s’intitola “Afterlives” è del 2020 e tratta degli atti di resistenza all’occupazione coloniale tedesca in Africa orientale nei primi del Novecento.