
Ben due esplosioni all’aeroporto di Kabul in pochi minuti hanno fatto ripiombare l’Afghanistan nel terrore. Ben oltre la paura suscitata dal ritorno al potere dei talebani. Centinaia i morti e i feriti che il cui sangue, come abbiamo visto nei tanti tragici video circolati sui social, hanno fatto diventare rosso il canale a cielo aperto che corre parallelo al muro di cinta dell’aeroporto dove si trovava l’Abbey Gate, quello che è diventato una delle porte verso la salvezza; un tratto dove negli ultimi giorni si erano radunati a migliaia con la speranza di poter fuggire dal regime.
Ma andiamo con ordine e vediamo come si è svolto questo attacco terroristico multiplo, chi sono i responsabili e qual è stata la reazione della comunità internazionale.
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Gli allarmi dei servizi segreti e i presunti spari all’aereo italiano in mattinata
Alcuni giorni fa erano stati diversi gli allarmi lanciati dall’intelligence americana su degli attacchi terroristici imminenti a opera dell’ISKP - quella ramificazione dell’Isis che opera nella della provincia afghana del Khorasan - contro l'aeroporto internazionale della capitale. Infatti, secondo gli 007 Usa, lo Stato Islamico aveva programmato di utilizzare quattro auto imbottite di esplosivo per degli attentati in sequenza e numerosi razzi con l’obiettivo principale di massimizzare il numero delle vittime tra i civili e i soccorritori. Proprio a causa di questo alert, lunedì scorso il direttore della Cia William Burns aveva incontrato di persona a Kabul il leader talebano Abdul Ghani Baradar.
Già nella mattinata dei due terribili attentati, inoltre, si è diffusa la notizia che un C-130 italiano con a bordo 85 passeggeri civili, dopo dieci minuti dal decollo avrebbe evitato una scarica di mitra diretta verso l’aereo stesso. In realtà questo evento è ancora da verificare. Di sicuro c'è che l’aereo ha fatto una manovra che ha creato un po’ di panico all’interno del velivolo, con i passeggeri (che viaggiavano seduti per terra) letteralmente scaraventati in aria. In un primo momento si era parlato di un laser puntato, dopodiché una nota ufficiale ha precisato che “nessun colpo è stato diretto verso il veicolo”, ma in serata al Pentagono statunitense si è parlato “di un attacco non riuscito dell’Isis a un aereo che trasportava profughi”. L'Ansa invece precisa che "una mitragliatrice afgana ha sparato in aria per disperdere la folla che stava pressando verso il gate dell'areoporto". Comunque non ci sono stati feriti né danni.
Gli attacchi terroristici all’aeroporto di Kabul nel pomeriggio
La prima vera esplosione è invece avvenuta nel tardo pomeriggio, fuori da quello che in questi giorni è il quartier generale di giornalisti e truppe inglesi, il Baron Hotel, dove, come si legge in un canale Telegram di Amaq (l’agenzia di stampa collegata al gruppo terroristico) “un attentatore è riuscito a raggiungere un gruppo di traduttori e collaboratori dell’esercito americano e ha fatto brillare la sua cintura tra di loro, uccidendo circa 60 persone, compresi i combattenti talebani”.
L’esplosione più tragica e con più vittime è avvenuta però all’Abbey Gate, l’ingresso dell’aeroporto controllato dalle truppe americane, dove negli ultimi giorni si sono ammassati migliaia di civili. Proprio questi ultimi sono in maggioranza le vittime della seconda esplosione, a cui sono seguiti alcuni spari. Non è però del tutto chiaro quale delle due esplosioni sia avvenuta prima o se le due deflagrazioni siano avvenute quasi contemporaneamente, così come non è ancora stato ufficializzato il numero delle vittime e dei feriti coinvolti. Al momento, si parla di almeno 90 morti, tra cui 12 soldati americani, e oltre 120 feriti; ma i numeri sono in aumento.
Testimone diretta di questa tragedia è stata la Ong fondata da Gino Strada, Emergency, che è rimasta a operare sul campo. La presidente, Rossella Miccio, ha ribadito nelle scorse ore al Corriere della Sera che: “Il nostro ospedale è pieno di pazienti. Stiamo usando tutti gli spazi disponibili per affrontare l’afflusso massiccio di vittime e sistemare i feriti dalle esplosioni”. Inoltre, secondo diverse fonti, altre due esplosioni si sono udite nella serata di ieri a Kabul e lo stesso capo del comando centrale Usa, Kenneth McKenzie, nella conferenza stampa del Pentagono di ieri sera, ha detto di aspettarsi che gli attacchi dell'Isis continuino. Isis che, sempre in serata, ha rivendicato l’attentato fuori dall’aeroporto di Kabul postando la foto dell’attentatore.
Perché l’Isis ha agito e cosa c’entra con i talebani?
L’attacco dell’Isis è sicuramente un duplice messaggio che colpisce l’occidente ma anche i talebani stessi. Da un lato, infatti, mette in dubbio la mossa americana del ritiro che ha considerato i talebani in grado di garantire sicurezza e stabilità all’Afghanistan, dall’altro colpisce davanti all’opinione pubblica mondiale i talebani, un gruppo di ribelli che hanno riconquistato il Paese senza sparare un colpo e che adesso devono cercare di impedire infiltrazioni terroristiche. Con quest’attacco, dunque, l’Isis ha dimostrato in maniera evidente gli errori commessi dall’Occidente e dai talebani, lanciando un messaggio anche alle grandi potenze, dalla Russia al Pakistan passando per la Cina, che si avvicineranno all’Afghanistan: i talebani non sono gli unici interlocutori, nel Paese c’è anche l’Isis.
Ma chi sono i membri dell’Isis-K (lo stato islamico della provincia afghana del Khorasan) e cosa c’entrano con i talebani? Questo gruppo terroristico nasce nel 2014, prende il nome dalla provincia afghana dove è nato, ovvero il Khorasan, ed è stato fondato dai fuoriusciti dei talebani pachistani.
L’Isis e i talebani però, pur essendo entrambi dei movimenti sunniti, appartengono a due scuole giuridico-religiose differenti. Da un lato, l’Isis si presenta come movimento panislamico che vuole riunire tutti i gruppi che professano una versione fondamentalista dell’Islam, dall’altro i talebani hanno invece aspirazioni nazionali e vogliono creare un Emirato in Afghanistan.
Inoltre, rappresentano anche i due lati opposti del conflitto che da diversi anni troviamo all’interno del jihadismo globale e che, secondo gli esperti, potrebbe avere l’Afghanistan come terreno di scontro: i talebani sono infatti schierati dalla parte di Al Qaeda, la vecchia generazione del jihadismo a cui l’Isis vorrebbe sostituirsi. I due movimenti sono quindi rivali e quello dei talebani è molto più numeroso: l’Isis-K è stato infatti indebolito nel corso del 2019 e tra le sue file conta attualmente tra i 2.000 e i 5.000 membri.
Una rivalità, quella tra i due gruppi, sottolineata anche dal fatto che i talebani appena entrati a Kabul hanno ucciso uno dei leader dell’Isis detenuto nel carcere di Pul-E-Charki. Considerando tutto questo, come sostenuto dal presidente Joe Biden nella conferenza di ieri, non c’è alcuna prova della collusione tra Isis-K e talebani, anche perché: “È nel loro interesse (dei talebani) che andiamo via dall’Afghanistan in modo puntuale e come prestabilito”.
Le reazioni di Biden e della comunità internazionale
Rinchiuso nel bunker della situation room della Casa Bianca, il Presidente americano, dopo aver cancellato tutti gli appuntamenti, ha deciso di parlare ieri in tarda serata ribadendo, dopo aver rievocato con un po’ di commozione il figlio Beau, ex militare in Iraq, che: ”La nostra missione continuerà e l’America non si lascerà intimidire” ricordando che “ci sono circa 5.000 americani in Afghanistan”. Dopo aver mandato un pensiero ai 12 soldati rimasti uccisi, “eroi impegnati in una altruista missione pericolosa”, si è anche difeso dai numerosi attacchi repubblicani su quanto accaduto: “Voi sapete che un ex presidente ha fatto un accordo con i talebani che avrebbe ritirato tutte le forze entro maggio, ricevendo in cambio che i talebani non avrebbero attaccato le forze americane. Ricordate? Io credo che le persone possono essere ferite, uccise. Il motivo per cui non ci sono stati attacchi da febbraio è perché Trump ha promesso di ritirare le truppe dal primo maggio“, ha evidenziato Biden. “Sì, rispetto la sua decisione del ritiro. Ma immaginate dove sarei in questo momento se avessi rinegoziato il giorno dell’evacuazione. Avrei potuto solo portare altri soldati“.
E ha aggiunto, riferendosi ai membri dell’Isis-K: ”Noi non vi perdoneremo, non dimenticheremo. Vi daremo la caccia e vi faremo pagare per ciò che avete fatto”. A fare eco alle parole del presidente americano sono state quelle della portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, che ha spiegato l’avvertimento lanciato da Biden: “Ciò di cui stiamo parlando è vendicare quelle morti provocate dai terroristi. Non parliamo di mandare decine di migliaia di soldati di nuovo in Afghanistan per una guerra senza fine che abbiamo combattuto per vent'anni“.
A condannare l’attacco terroristico, oltre agli stessi talebani, è stato anche il premier italiano Mario Draghi: “Condanno questo orrendo, vile attacco contro persone inermi che cercano la libertà. Ringrazio tutti gli italiani che si prodigano in questo straordinario sforzo umanitario per salvare i cittadini afghani”.
Per adesso, comunque, si prosegue con l’evacuazione; al momento ogni scenario futuro di una possibile reazione militare sembra lontano. Sicuramente determinanti saranno i vari incontri internazionali e, soprattutto, l’evolversi della situazione in Afghanistan nelle prossime ore, dato che l’allerta terrorismo resta ancora alta.
Paolo Di Falco