italia germania 4-3

Ci sono partite che finiscono al triplice fischio. E poi ci sono partite che continuano a vivere per decenni, anche nella memoria di chi non era ancora nato.

Italia-Germania 4-3, semifinale dei Mondiali del 1970, appartiene alla seconda categoria. Anzi, per molti è semplicemente la partita: quella che basta pronunciare tutta d’un fiato per far comparire subito un’immagine, un suono, un’emozione.

Era il 17 giugno 1970, allo Stadio Azteca di Città del Messico. In palio c’era la finale della Coppa del Mondo. Da una parte l’Italia di Ferruccio Valcareggi, campione d’Europa in carica. Dall’altra la Germania Ovest, squadra durissima, organizzata, piena di talento e abituata a non mollare mai.

Indice

  1. Una notte davanti alla tv
  2. I supplementari più folli di sempre
  3. Perché è diventata “la partita del secolo”

Una notte davanti alla tv

Per gli italiani non fu solo una partita di calcio. Fu anche una notte insonne di lacrime e preghiere.

In Messico si giocava nel pomeriggio, ma in Italia era già tardi, molto tardi. Eppure milioni di persone restarono sveglie davanti alla televisione, in bianco e nero, senza sapere che stavano per assistere a uno dei momenti più incredibili della storia dello sport.

L’Italia partì forte e trovò subito il vantaggio con Roberto Boninsegna. Per lunghissimi minuti sembrò una partita di resistenza: gli Azzurri avanti 1-0, la Germania a spingere, il tempo che scorreva verso la finale.

Poi, proprio quando sembrava fatta, arrivò la beffa. Karl-Heinz Schnellinger, difensore tedesco che giocava nel Milan, segnò il pareggio nei minuti finali. Italia 1, Germania Ovest 1. Tutto da rifare.

I supplementari più folli di sempre

Nei tempi supplementari successe praticamente di tutto. La Germania passò avanti con Gerd Müller, ma l’Italia rispose con Tarcisio Burgnich. Poi arrivò il gol di Gigi Riva, quello del 3-2, con gli Azzurri di nuovo a un passo dalla finale.

Ma la Germania non era una squadra qualsiasi. Müller segnò ancora: 3-3.

A quel punto, mentre tutti cercavano solo di capire come respirare, l’Italia costruì l’azione che sarebbe entrata nella leggenda.

Boninsegna mise il pallone in mezzo e Gianni Rivera trovò il gol del 4-3. Quello decisivo. Quello che ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, resta una delle immagini più forti del calcio italiano.

Perché è diventata “la partita del secolo”

Italia-Germania 4-3 non è ricordata solo per il risultato. È ricordata perché in 120 minuti successe di tutto.

C’era Franz Beckenbauer che rimase in campo con una spalla lussata e il braccio fasciato, perché la Germania aveva già esaurito i cambi. C’era l’Italia che sembrava crollare e invece trovava sempre un modo per rialzarsi.

C’era un Paese intero sveglio, con le finestre aperte, ad ascoltare la voce della tv e poi a riversarsi in strada. Alla fine l’Italia vinse 4-3 e conquistò la finale contro il Brasile. Quella finale non sarebbe andata come sperato, ma la notte dell’Azteca era già entrata nella storia.

Perché il Mondiale del 1970 non ha consegnato all’Italia la Coppa. Però le ha regalato una partita eterna. Una di quelle che non si archiviano davvero mai. Ecco perché, ogni 17 giugno, Italia-Germania 4-3 non è solo un risultato da ricordare. È un pezzo di memoria sportiva nazionale.

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