7 skills dimenticate

La tecnologia ci ha semplificato la vita, ma ci ha anche fatto dimenticare abilità un tempo necessarie nella quotidianità, oggi sopravvissute soprattutto tra professionisti, appassionati e comunità che continuano a tramandarle.

Orientarsi senza GPS, rammendare un vestito, prevedere un temporale osservando le nuvole, conservare il cibo per mesi: sono tutte abilità che abbiamo "sacrificato" per fare spazio all'era digitale.

Così, oggi, il telefono ci dice dove andare, l'app meteo quando pioverà, e un tutorial può mostrarci in trenta secondi come montare una mensola. Comodissimo, almeno finché la batteria non si scarica o la connessione non funziona.

C'è stato invece un tempo in cui l'uomo era capace di grandi cose anche senza uno smartphone in tasca: ecco quindi 7 skills che stiamo lentamente dimenticando.

Indice

  1. Orientarsi senza utilizzare il GPS
  2. Leggere i segnali del tempo
  3. Cucire e riparare i vestiti
  4. Costruire e aggiustare utilizzando gli attrezzi manuali
  5. Coltivare e conservare il cibo
  6. Ricordare e trasmettere storie senza scriverle
  7. Riconoscere le piante e conoscerne gli utilizzi

1. Orientarsi senza utilizzare il GPS

Oggi basta seguire una freccia sullo smartphone. Per migliaia di anni, invece, attraversare terre e oceani significava leggere ciò che accadeva intorno a sé.

I navigatori polinesiani erano in grado di percorrere enormi distanze osservando la posizione del Sole e delle stelle, la direzione del vento, il movimento delle onde e persino il comportamento di uccelli e pesci.

Nelle Isole Marshall venivano inoltre realizzate particolari mappe di bastoncini, utili a rappresentare correnti e onde oceaniche. Non serviva conoscere a memoria soltanto un itinerario. Bisognava costruirsi una mappa mentale in continuo aggiornamento, collegando decine di segnali diversi.

Queste tecniche continuano a essere insegnate e utilizzate, per esempio a bordo della canoa hawaiana Hōkūleʻa, ma per la maggior parte di noi orientarsi senza navigatore significa già avere difficoltà a uscire da un centro commerciale.

2. Leggere i segnali del tempo

Prima delle previsioni orarie sul telefono, il cielo era una delle principali fonti di informazioni. Il colore dell’orizzonte, la direzione del vento e soprattutto la forma delle nuvole potevano aiutare a capire se il tempo stesse cambiando.

Non tutte le credenze popolari erano affidabili, ma alcune osservazioni avevano una base reale: le nuvole altostrati possono anticipare precipitazioni continue, mentre quelle scure e spesse chiamate nembostrati sono associate a pioggia o neve persistente.

Questo non rende i vecchi metodi più precisi dei radar, dei satelliti e dei modelli meteorologici. Saper guardare il cielo, però, permette ancora di riconoscere un cambiamento improvviso e di non dipendere completamente da una notifica.

3. Cucire e riparare i vestiti

Un bottone salta, una cucitura si apre o i jeans si strappano. La soluzione più semplice, spesso, è comprare qualcosa di nuovo.

Per molte generazioni, invece, saper rammendare, accorciare, rattoppare e adattare un capo era una competenza domestica di base. I vestiti costavano di più in rapporto al reddito, erano posseduti in quantità inferiori e venivano utilizzati molto più a lungo.

Riparare un indumento continua ad avere un valore pratico e ambientale: allunga la vita del prodotto e riduce la necessità di sostituirlo. Proprio per questo la riparazione, il riutilizzo e il restyling sono considerati elementi centrali di un sistema della moda più circolare.

Non serve diventare sarti professionisti. Imparare a riattaccare un bottone, chiudere un piccolo strappo o realizzare un orlo significa già recuperare un minimo di autonomia e salvare qualche capo dal fondo dell’armadio.

4. Costruire e aggiustare utilizzando gli attrezzi manuali

Segare un’asse, affilare una lama, cambiare una cerniera o capire perché una porta non si chiude bene erano capacità molto più diffuse quando gli oggetti venivano prodotti, mantenuti e riparati localmente.

Oggi molti prodotti sono complessi, difficili da aprire o progettati con componenti che non possono essere sostituiti facilmente. Di conseguenza, anche chi avrebbe voglia di aggiustarli può incontrare ostacoli tecnici, economici o legati alla disponibilità dei ricambi.

La riparazione sta però tornando al centro del dibattito. La direttiva europea sul cosiddetto “diritto alla riparazione”, entrata in vigore nel 2024, punta a rendere più semplice riparare e riutilizzare alcuni beni invece di sostituirli immediatamente.

Le istituzioni europee considerano inoltre le competenze di riparazione fondamentali per un’economia più circolare.

Saper utilizzare correttamente martello, cacciavite, pinza, sega e trapano non significa improvvisarsi tecnici su impianti pericolosi. Significa essere capaci di affrontare in sicurezza le piccole manutenzioni quotidiane senza dover chiamare qualcuno per ogni vite allentata.

5. Coltivare e conservare il cibo

Frigoriferi, congelatori, supermercati e consegne a domicilio hanno reso il cibo disponibile praticamente in ogni momento dell’anno. In passato, però, un raccolto non conservato correttamente poteva significare non avere abbastanza da mangiare nei mesi successivi.

Essiccazione, salatura, affumicatura e fermentazione sono metodi utilizzati da migliaia di anni per prolungare la durata degli alimenti.

L’essiccazione, per esempio, riduce l’acqua necessaria alla crescita dei microrganismi; la fermentazione è una delle tecnologie di conservazione più antiche e ha dato origine a prodotti come pane, formaggi e numerose bevande.

Queste capacità non sono utili soltanto in uno scenario da fine del mondo. Coltivare erbe aromatiche, trasformare la frutta troppo matura o utilizzare correttamente congelamento e conserve può ridurre gli sprechi e aumentare la consapevolezza su ciò che mangiamo.

Attenzione, però: conserve e fermentazioni realizzate male possono rappresentare un rischio serio. Recuperare queste tecniche significa studiare procedure affidabili e rispettare rigorosamente igiene, temperature e tempi, non copiare una ricetta casuale vista sui social.

6. Ricordare e trasmettere storie senza scriverle

Prima della scrittura, e ancora oggi nelle culture basate sulla tradizione orale, conoscenze, leggi, genealogie, rotte, miti e avvenimenti venivano conservati nella memoria delle persone.

Racconti, canzoni, poesie, proverbi e formule ripetitive non servivano soltanto a intrattenere. Erano strumenti utilizzati per rendere le informazioni più facili da ricordare e trasmettere. L’UNESCO riconosce le tradizioni orali come un mezzo fondamentale per tramandare conoscenze, valori sociali e memoria collettiva.

Oggi possiamo registrare tutto, fotografare tutto e cercare quasi qualsiasi informazione in pochi secondi. Il paradosso è che, proprio perché non dobbiamo più ricordare, esercitiamo meno questa capacità.

Saper raccontare bene una storia, ricostruire un avvenimento senza leggere lo schermo o ascoltare davvero una persona rimane comunque una skill potentissima, a scuola come nel lavoro.

7. Riconoscere le piante e conoscerne gli utilizzi

Per molte comunità, conoscere le piante locali significava sapere quali fossero commestibili, quali materiali potessero fornire e quali venissero tradizionalmente impiegate per trattare alcuni disturbi.

Queste conoscenze hanno contribuito anche allo sviluppo della medicina moderna. Un esempio noto è la corteccia di salice, utilizzata storicamente contro dolore e febbre e collegata successivamente allo sviluppo dell’aspirina.

L’Organizzazione mondiale della sanità riconosce il valore storico e culturale delle pratiche mediche tradizionali e delle conoscenze che le accompagnano.

Questo, però, non significa che qualsiasi rimedio naturale sia efficace o sicuro. Alcune piante sono tossiche, altre possono interferire con i farmaci e prodotti apparentemente innocui possono provocare conseguenze gravi.

“Naturale” non è sinonimo di “senza rischi”, e un rimedio tradizionale non deve sostituire diagnosi o cure mediche.

La competenza davvero preziosa non consiste quindi nel curarsi da soli con ciò che cresce nel giardino. Consiste nel riconoscere la biodiversità locale, conservarne la memoria e distinguere le conoscenze documentate dalle credenze prive di prove.

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