
Viviamo in un mondo che sembra fatto su misura per chi ha un tipo di attenzione lineare, costante, capace di stare ferma su un libro per ore. Ma per chi convive con l'ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), il cervello funziona in modo diverso. Non si tratta di una "mancanza" di attenzione, ma di una difficoltà nel regolarla: il cervello cerca costantemente stimoli per raggiungere i giusti livelli di dopamina.
Mentre un’aula scolastica può risultare frustrante e "sottostimolante", l'ambiente delle Olimpiadi — fatto di adrenalina, decisioni in frazioni di secondo e intensità estrema — è il luogo in cui queste menti spesso trovano la loro dimensione ideale. In quel caos, quello che nella vita quotidiana è un ostacolo diventa una forma rara di iperfocus e chiarezza.
Ecco le storie di chi ha imparato a navigare la propria neurodivergenza per arrivare sul tetto del mondo.
Indice
Amber Glenn (USA): rompere il tabù
La texana Amber Glenn ne ha sempre parlato con sincerità. Nel gennaio 2026 ha vinto il suo terzo titolo nazionale consecutivo, confermandosi la pattinatrice di punta degli Stati Uniti. Ha parlato apertamente di come l'ADHD, unita ad ansia e depressione, renda la gestione della pressione una sfida quotidiana tanto quanto un triplo Axel. A Milano Cortina 2026, ha vinto la medaglia d'oro nell'evento a squadre.
Alysa Liu (USA): il silenzio del ghiaccio
Nelle Olimpiadi di Milano Cortina, Alysa ha scritto la storia vincendo l'oro olimpico. Per lei, l'ADHD si manifesta in modo incredibile: quando scende in pista, tutto il rumore e l'ansia dell'arena spariscono. La sua mente si restringe e si focalizza solo sulla musica e sul movimento. È quello che gli esperti chiamano "iperfocus", un momento di chiarezza assoluta che solo chi ha un cervello ADHD conosce davvero.
Gabrielle Daleman (Canada): dal bullismo all'oro
A scuola non è stato facile per Gabrielle. A causa dell'ADHD e di alcuni disturbi dell'apprendimento (DSA) legati a lettura e scrittura, ha subito episodi di bullismo. Ma sul ghiaccio ha trovato il suo riscatto. La resilienza che ha dovuto costruire per sopravvivere ai banchi di scuola l'ha portata a vincere l'oro olimpico a squadre nel 2018.
Patrick Burgener (Svizzera/Brasile): energia creativa
Nato in Svizzera ma ora rappresentante del Brasile (scelta fatta nel 2025 per onorare le radici materne), Burgener è l'emblema della "ricerca di stimoli". Snowboarder di classe mondiale e musicista di talento, utilizza l'adrenalina dell'halfpipe e la creatività della musica per bilanciare un cervello che ha bisogno di costante movimento.
A Milano Cortina ha stabilito il miglior piazzamento di sempre per un atleta brasiliano negli sport invernali, mentre a scuola non se la passava bene: sembra sia stato espulso più volte per il comportamento.
Mike Evelyn O’Higgins (Canada): il cervello multi-tasking
Chi dice che con l'ADHD non si può studiare? Mike non è solo un frenatore di bob olimpico, ma anche un ingegnere a tempo pieno. Ha dichiarato di eccellere proprio quando è più impegnato: il bob, con la sua combinazione di velocità folle, precisione e lavoro di squadra, è l'ambiente perfetto per il suo cervello che non si ferma mai.
Alex Loutitt (Canada): il "cervello a gruviera"
Alex definisce la sua mente un "cervello a gruviera" (Swiss cheese brain): un groviglio di pensieri, suoni e idee che si sovrappongono costantemente. Tuttavia, ha scoperto che la competizione agisce come una pressa: quando l'adrenalina sale, tutto quel rumore viene compresso in un unico punto focale. Quando è sul trampolino, esiste solo il salto.