
C'è chi produce sciroppo d'acero, chi lava vetri ai piani alti degli edifici, chi stende il cemento nei cantieri. E poi, nei ritagli di tempo, scia, fa snowboard, pattina e magari arriva anche a gareggiare in un'Olimpiade.
È la realtà quotidiana di molti atleti olimpici, impegnati a Milano-Cortina 2026 nella ricerca della gloria sportiva ma costretti, per mantenersi, a indossare ogni giorno un secondo paio di scarpe.
Perché lo sport olimpico, nella maggior parte delle discipline, non è sinonimo di ricchezza. Anzi, i contratti milionari siglati con sponsor e simili sono roba da pochi eletti: per tutti gli altri, il percorso verso i Giochi è lastricato di sacrifici economici, doppi turni e creatività nell'arrangiarsi.
Indice
- Ryan Cochran-Siegle: dal negozio di sciroppo d'acero alla pista da sci
- Nick Baumgartner: lo snowboarder che stende il cemento
- Cody Winters: in cima agli edifici e in cima alle classifiche
- Keely Cashman: dal bancone del bar al cancelletto di partenza
- Tara Peterson: campionessa di curling e di odontoiatria
- Paula Moltzan: guida rafting e sciatrice sulle nevi
- Clayton DeClemente: pattinatore veloce prestato alla ristorazione
- Jade Vedder: la snowboarder che scrive fumetti
- Federica Brignone: un Maresciallo dei Carabinieri sulle piste da sci
Ryan Cochran-Siegle: dal negozio di sciroppo d'acero alla pista da sci
Sciatore alpino di livello internazionale, Ryan Cochran-Siegle gestisce insieme alla famiglia un negozio di sciroppo d'acero nel Vermont. Una tradizione di casa, tanto quanto lo sci: sua madre Barbara Ann Cochran vinse l'oro olimpico nello slalom a Sapporo 1972.
Ryan ha ereditato la passione per la neve e, evidentemente, anche quella per i prodotti genuini della terra americana.
Così, tra una stagione di Coppa del Mondo e l'altra, si occupa della produzione e della vendita dello sciroppo, portando avanti un'attività artigianale centenaria.
Nick Baumgartner: lo snowboarder che stende il cemento
Nick Baumgartner è probabilmente l'esempio più emblematico di questa doppia vita. Snowboarder professionista, veterano di più edizioni olimpiche (oro a Pechino 2022), nella vita di tutti i giorni lavora come operaio edile specializzato nella posa del cemento nel Michigan.
Svegliarsi all'alba, lavorare nei cantieri, allenarsi nel tardo pomeriggio e nei weekend: questa è stata la sua routine per anni, quella che gli ha permesso di pagarsi le trasferte internazionali e di continuare a inseguire il sogno olimpico ben oltre i quarant'anni.
Una storia di tenacia che va al di là di qualsiasi medaglia: oggi, a 44 anni, ha ancora molto da dare tant'è che ha già messo nel mirino l'edizione di Salt Lake City del 2034, quando avrà 52 anni.
Cody Winters: in cima agli edifici e in cima alle classifiche
Snowboarder di talento, Cody Winters pulisce vetri sulle facciate degli edifici quando non è impegnato sulle nevi. Un lavoro che richiede equilibrio, controllo del corpo e una certa dose di coraggio: qualità che evidentemente tornano utili anche sulle tavole da snow.
Winters è la prova vivente che la coordinazione atletica si allena anche fuori dalle piste, magari appeso a una corda a qualche piano da terra.
Keely Cashman: dal bancone del bar al cancelletto di partenza
Sciatrice alpina di livello olimpico, Keely Cashman lavora come barista per mantenersi durante la stagione. Preparare caffè al mattino presto, allenarsi nel pomeriggio, viaggiare per le gare nel weekend: un ritmo che pochi riuscirebbero a sostenere, ma che lei ha trasformato in routine.
La sua storia racconta di una passione per lo sci talmente radicata da giustificare qualsiasi sacrificio economico.
Tara Peterson: campionessa di curling e di odontoiatria
Nel curling la doppia vita è quasi la norma. Tara Peterson è dentista, e lo dice con una certa fierezza. Tra un torneo e l'altro, tra uno spazzolone e un'otturazione.
La disciplina e la precisione che richiede il curling, sport di millimetri e strategie, sembrano del resto perfettamente compatibili con quelle necessarie in sala operatoria. Peterson rappresenta quella categoria di atleti olimpici che hanno scelto di costruirsi una carriera solida fuori dallo sport, senza rinunciare ai Giochi.
Paula Moltzan: guida rafting e sciatrice sulle nevi
Sciatrice alpina nella stagione invernale, Paula Moltzan d'estate guida i turisti lungo i fiumi in rafting. Un'esistenza scandita dagli elementi naturali, dall'adrenalina e da una forma fisica che deve essere mantenuta tutto l'anno.
Il rafting, del resto, non è solo un lavoro: è allenamento funzionale mascherato da avventura.
Clayton DeClemente: pattinatore veloce prestato alla ristorazione
Clayton DeClemente gareggia nel pattinaggio di velocità su pista corta e, fuori dal ghiaccio, lavora in uno stand di ristorazione, servendo cibo e bevande agli eventi.
Un mestiere lontanissimo dall'élite sportiva, che però racconta molto dell'atleta: umiltà, capacità di adattamento, e la consapevolezza che il sogno olimpico ha un costo che vale la pena pagare in qualsiasi modo.
Jade Vedder: la snowboarder che scrive fumetti
Forse la storia più sorprendente è quella di Jade Vedder, snowboarder e sceneggiatrice di fumetti. Tra una run e l'altra, Vedder crea storie a fumetti, costruisce mondi narrativi, disegna personaggi.
È difficile immaginare due universi apparentemente più distanti: il ghiaccio e la tavola da disegno, la velocità della neve e la lentezza della narrazione visiva. E in Jade convivono entrambe le anime, la prova che la creatività non conosce confini di disciplina.
Federica Brignone: un Maresciallo dei Carabinieri sulle piste da sci
Federica Brignone è sia un’atleta olimpica di sci alpino sia un Maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, ma la sua giornata non è divisa tra piste da sci al mattino e pattugliamenti nel pomeriggio.
Il suo caso rientra nel sistema dei gruppi sportivi delle forze armate e dell’ordine, che in Italia arruolano atleti di altissimo livello e li inseriscono nei rispettivi centri sportivi perché possano allenarsi e competere a tempo pieno.
In pratica, la sua giornata è quella tipica di una professionista dello sci alpino – allenamento tecnico sulla neve quando possibile, preparazione atletica in palestra, fisioterapia e recupero, riunioni con allenatori e staff, oltre a viaggi e gare durante la stagione – con in più gli aspetti legati all’appartenenza all’Arma: un inquadramento con grado e avanzamenti, momenti di rappresentanza istituzionale (eventi, cerimonie, comunicazione), e il rispetto delle regole e della disciplina del corpo.
Quindi sì, è Maresciallo dei Carabinieri, ma il suo “lavoro quotidiano” non è pattugliare o fare attività di polizia: è portare risultati sportivi e rappresentare l’istituzione nel contesto agonistico.