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Top 5 serie TV da recuperare in estate: la selezione di Skuola.net articolo
Fonte foto: NOW


Anche se sta finendo, l'estate rappresenta il momento perfetto per recuperare quelle serie che, nell'affollato panorama televisivo degli ultimi anni, potrebbero essere sfuggite alla nostra attenzione.

Mentre le piattaforme streaming continuano a sfornare contenuti a ritmo industriale, alcune perle narrative rischiano di perdersi nel mare magnum dell'offerta contemporanea.

Ecco cinque serie recenti che meritano di essere riscoperte durante le giornate più lunghe dell'anno, quando il tempo per immergersi in narrazioni complesse si dilata e la voglia di esplorare nuovi mondi narrativi si fa più intensa.

Indice:

  1. 1. Yellowjackets
  2. 2. Severance
  3. 3. House of the Dragon
  4. 4. The Bear 
  5. 5. Abbott Elementary 

1. Yellowjackets

Iniziamo con una delle proposte più originali e disturbanti degli ultimi anni. "Yellowjackets", creata da Ashley Lyle e Bart Nickerson, è un thriller psicologico che alterna due timeline temporali per raccontare la storia di una squadra di calcio femminile del liceo sopravvissuta a un incidente aereo nel 1996 e le conseguenze di quell'esperienza venticinque anni dopo.

Ciò che rende "Yellowjackets" notevole è la sua capacità di fondere elementi apparentemente incompatibili: il survival drama, l'horror psicologico, il mistero soprannaturale e l'analisi sociologica della violenza femminile.

Le performance del cast, che include veterane come Melanie Lynskey e Christina Ricci accanto alle giovani promesse Sophie Nélisse e Jasmin Savoy Brown, creano un affresco generazionale ben eseguito. La serie non si limita a esplorare gli orrori della sopravvivenza estrema, ma indaga con lucidità chirurgica come il trauma si sedimenti nella psiche e riemerga decenni dopo, trasformando le vittime in carnefici della propria esistenza adulta.

2. Severance

Ben Stiller dirige questa distopia corporate che rappresenta una delle riflessioni più acute sul capitalismo contemporaneo mai approdate in televisione. "Severance" immagina un futuro prossimo in cui i dipendenti di una misteriosa azienda si sottopongono a una procedura che separa completamente la loro memoria lavorativa da quella personale, creando due identità distinte che non possono comunicare tra loro.

Adam Scott offre una performance di straordinaria complessità nel doppio ruolo di Mark, esplorando le sfumature psicologiche di un uomo letteralmente diviso a metà.

La serie di Dan Erickson costruisce un universo kafkiano dove l'alienazione lavorativa raggiunge livelli parossistici, trasformando l'ufficio in un limbo esistenziale popolato da procedure assurde e ricompense infantilizzanti.

Ogni elemento del design produttivo, dalle scenografie anni Settanta ai costumi, contribuisce a creare un'atmosfera di inquietudine crescente che riflette brillantemente le ansie della modernità.

3. House of the Dragon

Dopo il controverso finale di "Game of Thrones", molti spettatori hanno accolto con scetticismo questo prequel ambientato nella dinastia Targaryen. Tuttavia, "House of the Dragon" di Ryan Condal e Miguel Sapochnik riesce nell'impresa di restituire dignità narrativa all'universo di Westeros, concentrandosi su una storia familiare di portata epica ma dalle dimensioni più controllabili.

Paddy Considine e Emma D'Arcy (insieme a Milly Alcock nella versione giovane) creano ritratti memorabili di Viserys e Rhaenyra Targaryen, esplorando le dinamiche del potere attraverso il prisma delle relazioni familiari.

La serie recupera la complessità morale che aveva reso "Game of Thrones" un fenomeno culturale, evitando le semplificazioni che avevano caratterizzato le stagioni finali della serie madre.

La produzione raggiunge standard visivi eccezionali, con sequenze di battaglia che rivalleggiano con le migliori produzioni cinematografiche, mentre la scrittura torna a privilegiare il dialogo e lo sviluppo dei personaggi rispetto allo spettacolo fine a se stesso.

4. The Bear 

Jeremy Allen White trasforma la cucina di un piccolo ristorante di Chicago in un microcosmo di tensioni esistenziali e dinamiche umane in questa commedia drammatica che ha ridefinito i confini del genere. "The Bear" di Christopher Storer segue Carmy, uno chef stellato che torna a casa per gestire il locale di famiglia dopo la morte del fratello.

La serie eccelle nella rappresentazione autentica dell'ambiente lavorativo della ristorazione, catturando il ritmo frenetico, lo stress e la camaraderie tossica che caratterizzano le cucine professionali.

White offre una performance di rara intensità, riuscendo a rendere credibile la trasformazione di un artista culinario costretto a confrontarsi con la realtà più cruda del business familiare.

La scrittura di Storer evita ogni sentimentalismo, costruendo instead un ritratto realistico di come il dolore e la responsabilità possano trasformare radicalmente una persona. Gli episodi di mezz'ora scorrono con la velocità di un servizio da ristorante, mantenendo una tensione costante che riflette perfettamente l'ansia dei protagonisti.

5. Abbott Elementary 

Quinta Tyler Perry crea una mockumentary che riesce a essere contemporaneamente esilarante e profondamente commovente, seguendo un gruppo di insegnanti di una scuola elementare pubblica di Philadelphia.

"Abbott Elementary" recupera la formula del workplace comedy che aveva reso celebre "The Office", ma la trasferisce in un contesto sociale molto più significativo e urgente.

Tyler Perry non si limita a cercare la risata facile, ma costruisce personaggi tridimensionali che affrontano le sfide quotidiane del sistema educativo americano con resilienza e umorismo.

La serie evita ogni retorica salvifica, concentrandosi instead sulle piccole vittorie quotidiane e sui compromessi necessari per sopravvivere in un sistema cronicamente sottofinanziato.

Il formato mockumentary permette di alternare momenti di pura comicità a spaccati di realismo sociale che rendono ogni episodio un piccolo ritratto sociologico dell'America contemporanea.

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