
Chi non crede in Dio può comunque andare in Paradiso. Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, rispondendo a una domanda diretta in un'intervista esclusiva a Skuola.net.
La domanda fa parte di un formato a risposte secche proposto dalla redazione al cardinale, che ha risposto punto per punto senza girarci troppo intorno.
Zuppi risponde citando il Vangelo di Matteo e il criterio del giudizio: non conta la fede dichiarata, ma le opere buone compiute verso gli altri.
Il Paradiso anche per i non credenti? Cosa ha detto il cardinale Zuppi a Skuola.net
Alla domanda se chi non crede in Dio possa andare in Paradiso, Zuppi ha risposto senza esitazioni: "Può andare, è vero, sì".
Il cardinale ha spiegato il motivo citando direttamente Gesù "ce lo racconta Gesù al capitolo 25 di Matteo". Per spiegare il criterio del giudizio, Zuppi ha citato testualmente il passo evangelico, spiegandolo: "'Ero affamato e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere'. E quindi non è che dice credevi o non credevi, eccetera. Sei stato giusto, sei stato buono".
Il riferimento è a un criterio basato sulle azioni concrete verso chi ha fame, sete o bisogno, non sulla professione di fede.
Il ruolo della fede per chi crede
Zuppi, comunque, non ha svuotato di significato la fede per chi crede in Dio. "Credere in Dio è un motivo in più per imparare a voler bene agli altri", ha precisato subito dopo aver risposto alla domanda sui non credenti. E ha aggiunto che la responsabilità finale non spetta all'uomo: "Poi ci pensa il Signore, il giudizio lo fa lui, non lo facciamo noi".
Nel corso della conversazione con Skuola.net, Zuppi ha toccato anche altri temi legati alla fede e ai giovani, dal celibato dei sacerdoti alle coppie dello stesso sesso fino all'intelligenza artificiale.