
Confessarsi a un'intelligenza artificiale non ha lo stesso valore della confessione a un sacerdote. Lo ha chiarito il cardinale Matteo Zuppi in un'intervista esclusiva a Skuola.net, rispondendo a una domanda diretta su fede, tecnologia e sacramento della confessione.
La stessa intervista tocca anche il tema delle omelie scritte con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, argomento su cui negli ultimi mesi si è aperto un dibattito tra i sacerdoti. Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, traccia su entrambi i fronti la stessa linea.
Indice
Il verdetto di Zuppi sulla confessione con l'IA
Alla domanda se confessarsi con un'intelligenza artificiale possa avere lo stesso valore della confessione a un sacerdote, Zuppi ha risposto senza giri di parole: falso. La precisazione arriva in un'intervista esclusiva a Skuola.net, nel formato "Vero o Falso".
"L'intelligenza artificiale può essere un grande strumento, ma l'algoritmo è del Signore e passa attraverso il sacerdote e comunque sia è un algoritmo diverso da quello dell'intelligenza artificiale, perché c'è l'amore, e nell'intelligenza artificiale... non c'è l'amore", ha detto Zuppi a Skuola.net.
Nella risposta compare un confronto diretto tra due idee di "algoritmo": quello del Signore, che passa attraverso il sacerdote, e quello dell'intelligenza artificiale. Per Zuppi la differenza sta in un elemento che, dice, manca alla macchina: l'amore.
La polemica sulle omelie scritte con l'intelligenza artificiale
Nel corso dell'intervista a Zuppi è stata posta anche la questione della polemica sui sacerdoti che hanno usato l'intelligenza artificiale per preparare le omelie, un tema che negli ultimi mesi ha diviso il dibattito interno alla Chiesa.
"È sbagliato", esordisce, per poi continuare: "Io non l'ho mai fatto, proprio non l'ho mai interrogata su niente, ma se qualcuno la usa non mi scandalizza: non è un problema. Ma delegare all'intelligenza artificiale, secondo me, non è giusto. Perché c'è sempre quel di più che sei tu, che è la che è la la l'intelligenza spirituale".
Insomma, dalle due risposte emerge una distinzione netta tra uso e delega. Usare l'intelligenza artificiale, dice Zuppi, "non mi scandalizza, non è un problema". Delegarle un compito, invece, "non va bene".