andrea pusateri

“La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri piani”, scriveva John Lennon nel celebre brano “Beautiful Boy (Darling Boy)”. Una frase diventata famosa perché racconta una sensazione comune a molte persone: quella di scoprire che, a volte, il percorso che immaginiamo per il nostro futuro può cambiare improvvisamente direzione.

Non sappiamo se la vita segua davvero una sequenza infinita di sliding doors, quei momenti in cui una scelta o un evento possono aprire strade completamente diverse. Ma sappiamo che alcuni episodi possono riscrivere tutto in pochi istanti.

È quello che è successo ad Andrea Pusateri, oggi Capitano del Team Rovagnati nel Giro-E, che nel corso della sua vita ha dovuto affrontare una sfida che nessuno dovrebbe mai trovarsi davanti.

A soli 3 anni e mezzo, un incidente alla stazione di Monza gli ha cambiato per sempre la vita: è finito sotto un treno e ha perso entrambe le gambe. La madre, nel tentativo di salvarlo, ha perso la vita. Un evento che avrebbe potuto definire il suo futuro, ma che negli anni è diventato il punto di partenza di una storia completamente diversa. 

Protagonista del nuovo episodio del format TikTok Like a Pro(f), Pusateri ha spiegato che, da quel momento, la sua storia non è stata definita soltanto da quello che era successo, ma soprattutto da quello che avrebbe scelto di fare dopo.

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Come si riparte quando la vita decide di stravolgerti le carte in tavola all'improvviso? Andrea Pusateri lo sa fin troppo bene, ma quel trauma infantile non l'ha fermato, anzi, gli ha dato quella marcia in più per arrivare dove pochissimi riescono. Il suo segreto? Una "fame" inesauribile, quella voglia bruciante di dimostrare che con una visione chiara e tanto focus si può arrivare ovunque, persino a realizzare sogni che sembrano impossibili. I problemi non spariscono mai del tutto, ma affrontarli è la conferma definitiva che stai andando nella direzione giusta. Ascolta questa storia di pura determinazione e resilienza condivisa dal nostro Pro(f) di oggi: @pusateriandrea, Capitano del Team @rovagnati_italia nel Giro-E. Tu come reagisci quando i tuoi piani vengono stravolti? Ti butti giù o cerchi un piano B? Raccontacelo qui sotto! hashtaglikeaprof hashtagresilienza hashtagispirazione hashtagcrescitapersonale hashtagandreapusateri

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Indice

  1. Dall’incidente al ciclismo paralimpico: quando una difficoltà diventa una nuova strada
  2. Un obiettivo impossibile? Entrare nella Polizia di Dubai
  3. La “fame” che ti spinge a non fermarti

Dall’incidente al ciclismo paralimpico: quando una difficoltà diventa una nuova strada

Cresciuto con i nonni, Andrea ha trovato nello sport uno strumento per costruire la propria autonomia e affrontare nuove sfide.

“Grazie ai miei nonni con cui sono cresciuto, ho iniziato a fare sport fino a che sono arrivato alla bici”, spiega.

Il ciclismo è diventato presto qualcosa di più di una semplice passione. Nel 2014 arriva la prima gara nel ciclismo paralimpico e proprio lì Andrea capisce di avere trovato una strada da seguire: “Mi sono reso conto che è una qualità che sono riuscito a coltivare”, racconta.

Una consapevolezza che nasce anche dalla capacità di guardare avanti e fissare obiettivi precisi. Andrea non si definisce un campione nel senso tradizionale del termine:

“Non sono stato un grande campione, una grande leggenda, perché quelli sono altri”.

Ma c’è un elemento che, secondo lui, ha fatto la differenza: la capacità di avere una direzione chiara: “Io avevo la lungimiranza, sapevo dove volevo arrivare, sapevo già a 14 anni cosa volevo fare”.

Un obiettivo impossibile? Entrare nella Polizia di Dubai

Tra i sogni che Andrea è riuscito a realizzare ce n’è uno che sembrava quasi impossibile: entrare nel corpo sportivo della Polizia di Dubai.

Un traguardo particolare non solo per il risultato sportivo, ma anche per il contesto: “Se ci pensi un atleta italiano è riuscito a entrare in un corpo di Polizia di un altro continente, totalmente di un altro posto, di un'altra lingua”, racconta.

La risposta al perché sia riuscito a farcela, per Andrea, è legata soprattutto alla convinzione personale:

“Perché io ci credevo veramente, sapevo cosa volevo fare, e sapevo dove volevo arrivare”. Un percorso che non è stato privo di ostacoli. Anzi, le difficoltà sono state una presenza costante: “Nella mia carriera ho avuto tantissime difficoltà, ma ancora oggi ce le ho le difficoltà”. La differenza, però, secondo lui, sta nel modo in cui si affrontano.

La “fame” che ti spinge a non fermarti

Se c’è una parola che Andrea utilizza per descrivere ciò che lo ha accompagnato durante il suo percorso è “fame”.

Non intesa come semplice ambizione, ma come voglia continua di migliorarsi e di non accontentarsi: “Forse la mia grande fortuna è stata la fame, io lo dico sempre, io ho avuto tanta fame, quello mi ha portato a essere chi sono ora e dove sono ora”.

Una mentalità che, secondo Andrea, vale anche fuori dallo sport. Perché ogni percorso presenta momenti complicati, periodi in cui sembra esserci più fatica che risultati.

“Ci sono sempre più problemi delle cose che vanno bene, però quello ti fa capire che è la strada giusta”. E proprio qui arriva il messaggio cardine che riassume la sua storia: “La strada giusta è quella in salita, non quella in discesa”.

Una frase che racconta un percorso fatto di ostacoli, ma anche della capacità di trasformare un imprevisto in una nuova possibilità!

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