
Il sagrestano sta al parroco come, troppo spesso, l'infermiere sta ancora al medico. È il paragone scelto dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, per raccontare una gerarchia culturale che, a suo dire, andrebbe superata una volta per tutte.
Rocca ne ha parlato in un'intervista rilasciata a Skuola.net, nel format "Sapevatelo", dedicato a spiegare agli studenti che cosa fanno davvero le Regioni nella vita quotidiana dei cittadini.
Nel corso della chiacchierata il presidente è tornato più volte sul tema delle professioni sanitarie, tra orientamento universitario, stipendi e responsabilità della Regione sulla sanità pubblica.
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Gli infermieri non sono i sagrestani dei medici
Il presidente della Regione Lazio non usa mezzi termini quando si parla di orientamento verso le professioni sanitarie. Continua a consigliare a chi sta scegliendo l'università di puntare su medicina o infermieristica, definendole strade ancora valide.
"Fare il medico, fare l'infermiere o scegliere una professione sanitaria è una cosa meravigliosa", ha detto Rocca a Skuola.net.
Il percorso di studi dell'infermiere prevede oggi una laurea triennale, con possibilità di proseguire fino alla magistrale quinquennale per chi vuole specializzarsi.
Su questo punto Rocca è stato netto: "Oggi gli infermieri, insomma, soffrono perché fanno un corso di laurea triennale e chi sceglie poi fa la magistrale, quindi addirittura quinquennale, e però molto spesso vengono ancora trattati, in alcuni casi stiamo superando fortunatamente la i modelli culturali stanno cambiando, però un po' come il sagrestano sta al parroco, no?".
Gli stipendi restano inadeguati
Il nodo delle retribuzioni per tutto il comparto sanitario (quindi non solo per gli infermieri, ma anche per i medici) resta aperto, e Rocca non lo nasconde. "Gli stipendi, è vero, hai ragione, non sono non sono adeguati, non dipendono dalle regioni", ha ammesso il presidente.
Sul tema economico Rocca chiarisce di che competenza si tratta: "Su questa è una di quelle competenze che non noi stiamo chiedendo al governo di metter mano". Le buste paga del personale sanitario, in altre parole, dipendono dallo Stato e non dalle Regioni.
Qualcosa si sarebbe già mosso, secondo Rocca, ma non abbastanza. "Credo che negli ultimi anni ci siano stati degli aumenti significativi, ancora non basta, proprio per fare in modo che comunque torni pienamente attrattiva", ha aggiunto, per poi chiudere il ragionamento: "È ovvio che noi dobbiamo fare in modo da un lato di remunerarli, remunerarli e riconoscerli nella loro professionalità".
Il rapporto umano con il paziente fa la differenza
Al di là della busta paga, Rocca insiste su un punto: il valore del lavoro infermieristico non si misura solo in competenze cliniche. "La professione dell'infermiere, ad esempio, è una professione stupenda, perché comunque non solo porta competenze, ma è il caregiver per eccellenza", ha spiegato.
La differenza rispetto al medico, secondo il presidente, sta nella natura del rapporto con chi si cura. "Il medico, lo specialista ovviamente inquadra il paziente, lo opera o comunque imposta la terapia e poi c'è invece un rapporto personale che l'infermiere crea con il paziente che è qualcosa non soltanto clinico, ma è anche una sotto il profilo umano qualcosa di di di molto bello", ha detto Rocca.